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Non è poi tanto male

agosto 21st, 2010

Se il freddo ti congela il cervello, il caldo te lo scioglie e sciogliendolo ne forma una poltiglia diversa dal solito. In una stanza rumorosa è impossibile scrivere tanti pensieri e così se ne radunano solo pochi, pochi che quasi stanno dentro un palmo di una mano di un bambino piccolo, piccolo.

Rumori fuori di cani e voci, rumori dentro di viti e musica che mi circondano. Mentre il cervello in poltiglia mi dice che sarebbe meglio bere acqua fresca anziché perdere tempo a scrivere.

Ma io sono testarda soprattutto quando è la mano che scrive e il cervello sciolto, sciolto non ha poi tanta voce in capitolo.

Mi torna alla mente un sorriso e dopo anni a rincorrere qualcosa, finalmente lo supero con aria di sfida.

Mi rimane l’aria sognante, l’occhio miope e un neo sopra il labbro, per il resto è quasi tutto cambiato. Ma mi va bene così, appena il cervello mi si ricompatterà.

L’amore silenzioso dei…gatti.

giugno 7th, 2010

La guardavo di soppiatto perché la fiducia si deve conquistare e non può essere regalata così a tutti, indistintamente. Anche lei mi fissava guardinga, come se mi stesse studiando, come se mi stesse guardando dentro, così in profondità che riusciva a vedere perfino le mie budella.

“Io credo che l’amore è l’amore che ci salverà”

Nessuno mi credeva quando dicevo che lei mi fissava, non appena io distoglievo lo sguardo dai suoi occhi accesi, grandi; eccola là, che mi osservava.

Va bene io credo nell’amore l’amore che si muove dal cuore”

“Mi sta guardando!”, dicevo. “Smettila, non è vero!” mi veniva risposto. E invece sì che mi guardava. Ma non lo faceva con cattiveria, perché quello era il modo che aveva per fidarsi di qualcuno per capire se poteva lasciarsi andare. Era saggia e sapeva bene che distrarsi per un attimo, concedersi per qualche secondo, le sarebbe costato tanto.

Forse c’è qualcosa che ci cambierà
Io credo che il dolore è il dolore che ci cambierà”

Come quella volta che si fece proprio male e guai anche solo a toccarla! Per carità! Avrebbe ucciso per non essere toccata un’altra volta. Ma anche lì imparò a fidarsi perché rischiava grosso.

Noi eravamo uguali. Ecco perché all’inizio fu difficile entrare in confidenza. Lei come me non si fidava di nessuno, o almeno, si fidava di una al massimo due persone. Anche io ero così, e lo sono tutt’ora. Perché nella vita ricevi certe belle botte in testa non appena ti distrai che anche se ti sparisce il bernoccolo, ti rimane sempre un dolore dentro. Come quando ti amputano un braccio e tu continui comunque a sentire che ti fa male. Almeno credo.

Così sta a me che debbo parlare fidarmi di te”

Lo so. È pietoso piangere per un gatto, per giunta nero. E così la smetto e continuo a farlo quando nessuno mi vede, di nascosto, magari in un angolo buio, tra un filo di erba gatta, un cuscino morbido e sgualcito e un cassetto ancora pieno di croccantini.

Pietoso, veramente.

Va bene io credo nell’amore l’amore che si muove dal cuore /  Che ti esce dalle mani che cammina sotto i tuoi piedi / L’amore misterioso anche dei cani e degli altri fratelli / Animali delle piante che sembra che ti sorridono anche quando ti chini per portarle via / L’amore silenzioso dei pesci che ci aspettano nel mare / L’amore di chi ci ama e non ci vuol lasciare “

ciao Ninetta, bella mia.

Lucio Dalla \”Henna\”

Prima che sia tardi

maggio 26th, 2010

Oplà! Un bel salto ed eccomi qua!
Ma come? Non mi sono mossa? Eppure credevo di averlo fatto! Di essermi spostata almeno di qualche centimetro… almeno di qualche metro!
Non importa, forse non ho saltato con abbastanza forza. Ci riprovo.
Oplà! Un bel salto ed eccomi qua!
Niente. Ancora ferma sullo stesso punto. Punto e d’accapo. Come prima. Punto senza nemmeno una virgola! Proprio come prima! Eppure credevo di essermi mossa. Macché! Punto e d’accapo, ma questo già l’ho detto! Oh mio dio, comincio anche a ripetermi! Se prima non mi muovevo, ora per giunta mi ripeto!
Forse è la vecchiaia. No?
Ma forse il motivo è che sono presa da tante cose, tanti pensieri. O almeno io credo di essere presa da tante cose e tanti pensieri. In realtà non sono presa da niente, non penso a niente, non ho niente e nessuno mi sorride per niente! La mia testa è vuota, ecco perché non convinco mai nessuno. Io credo di dire cose sensate e in realtà dalla mia bocca escono fuori solo gorgoglii, strani singulti e pochi bla, bla, bla… Ma vi prego, se è così, che qualcuno me lo dica e al più presto!

Due risate due

maggio 5th, 2010

So di non aver dato molto nella mia vita…
So di non aver dato molto ai miei amici,
ai miei fiii,
a mi mooo,
r’cane…
So di non aver dato molto nella mia vita…
So di non aver dato molto
a chi invece mi ha dato molto,
a chi mi ha amato e sorretto e aiutato.
So di non aver dato molto nella vita.
Ma quel poco…
lo rivorrei indietro.

(“Dare e avere” tratta da “Il libro de Kipli” di Corrado Guzzanti)

Guarda il video: http://www.youtube.com/watch?v=REg8Gj4Nhes

E’ così

maggio 2nd, 2010

E’ così che mi piace pensare ai ricordi. Guardando un paesaggio assolato o sdraiata sul mio letto o affacciata alla finestra di casa mia. Loro riaffiorano senza dare alcun preavviso ed io rimango sorpresa a cercare delle risposte che so non verranno mai. Perché la vita non è come quei telefilm che dici ecco ora accade quello e accade. A volta rimani sorpresa da quello che ti riserva ma altre ne sei profondamente delusa.

Vorrei allungare ogni tanto le mie braccia per poter aggrapparmi a delle verità che mi sfuggono, che sono lontane da me, che so che mi stanno guardando ma che non si avvicineranno mai più.

Vieni qui mio desiderio prova a venire avanti. Vieni qui mio ricordo. Perché ti sei allontanato?

E’ lui che lo ha voluto. Il ricordo mi guarda distante e se mi incontra per strada quasi non mi saluta, forse perché sono un cane rabbioso e non lo so. Ma i cani rabbiosi mordono e ringhiano e digrignano i denti fino a farli sanguinare. A me non è mai successo. Eppure lui si è allontanato.

Gli uomini hanno poca stima degli altri, ma non ne hanno molta neanche di se stessi. — Trotskij, “La mia vita”

E ti sorge un bel sole dentro

aprile 21st, 2010

Se per me ridere è la fonte della vita, per qualcuno invece è la ruota di scorta, il salvagente, qualcosa a cui aggrapparsi quando non hai più nulla da offrire.

Soffrire. Nella vita si può anche essere tristi, perché no? Rappresentare la tristezzza non è mai stato più facile: prendi una faccia ovale (anche rotonda va bene); mettigli una bella parrucca nera, una bocca all’ingiù, due occhi cupi. Questa potrebbe essere la pantomima della tristezza.

E quella della felicità? Della gioia? Della risata vera? Quella è più difficile, perché ognuno ride, sorride, ridacchia, gioisce a modo suo. A me ci accendono gli occhi, si allargano ancora di più di quanto già non lo siano, la bocca mi arriva fino ai lobi delle orecchie e il mento mi va leggermente indietro. Questa più o meno è la mia maschera della felicità. Che, badate bene, non è una maschera sciocca, dai contorni poco definiti, senza anima.

Far ridere, io so fare questo. Non prenderlo come un limite, prova a vedere oltre.

Dove eravamo rimasti

aprile 18th, 2010

Una piccola casa dentro una piccola strada.

Un lavoro lasciato senza rimorsi.

Piccole gioie della vita che si contano sulle dita di mani e piedi.

Riprendo a scrivere ma è difficile. Sento le mie dita intorbidite, ha ragione chi dice che la scrittura è allenamento, perché io sento già l’affanno. I tasti duri non solo per colpa loro, ma anche per colpa mia. Riprendo lentamente a scrivere su queste pagine per alcuni mesi abbandonate.

Prometto che torno, presto.

La Regola di Whitehorn per la Felicità

aprile 20th, 2009

“Scopri quel che più ti piace fare e trova qualcuno che ti paghi per farlo

Cercherò di lavorare sodo su questo prossimo obiettivo. Diciamo che non ne sono poi così lontana. Ho avuto molta più difficoltà, da bambina, nell’ottenere un vestito rosa da ballerina o delle scarpe di vernice nera col fiocchetto di lato… forse è per questo motivo che non porterei altro che ballerine nere con il cinturino.

Ma la vita va ben oltre ad un paio di scarpe col cinturino o ad una borsa con le pallettes, almeno così mi dice sempre il mio ragazzo ogni volta che torno a casa con un accessorio simile.

Al momento credo di esserci vicino, spesso sfioro la felicità con le mie dita un po’ tozze, spesso mi sfugge, ma mi accorgo che scappa per colpa mia. Spesso la attraverso e non me ne accorgo, poi mi giro e vedo che lei è rimasta lì. Che mi aspetta.

Ho quasi trovato qualcuno che mi paghi per fare quello che mi piace. Quasi, Perché al momento ho trovato qualcuno che mi paga, e mi sembra che, in tempi simili, questo sia già più che sufficiente.

Ma forse il segreto sta proprio nell’apprezzare quello che si ha? Forse il nostro lavoro tanto criticato in realtà ci piace. Forse ci piace perché ce lo siamo pian, piano cuciti addosso. Non ci credo che giorno dopo giorno ci svegliamo la mattina presto, prendiamo il treno affollato e caldo e sudaticcio per andare in un posto che non ci piace per niente. Chi ce lo fa fare?

Forse appena ne abbiamo capito i meccanismi, le dinamiche ed i punti di vista, lo abbiamo apprezzato per quello che è. Forse trovare qualcuno che ci paghi per fare ciò che ci piace è solo il primo passo. Il difficile sta nel farlo nostro e una volta arrivati a questo obiettivo… ci piace veramente.

bah… ci rifletterò su…

Auguri di Buon Anno…

dicembre 30th, 2008

Auguri di buon anno, mi verrebbe da dire “…a tutti!”, ma questo mi sembrerebbe troppo riduttivo.
Auguri di buon anno è una “frase fatta”? Ogni tanto bisogna fidarsi e perciò, fidatevi, non sarà così.

Auguri di buon anno al mio amore che passa da una stanza all’altra a risistemare e mettere a posto il disordine che regna nella nostra casa, grazie per esserci sempre, soprattutto quando mi fai arrabbiare e soprattutto quando facciamo pace.

Auguri di buon anno ai miei amici lontani, lontani che quasi tutti non riesco a ricordarli, a quelli del liceo, a quelli della Piazza a quelli che riguardandoli mi fanno sentire un’adolescente leggera, leggera…

Auguri di buon anno ai miei colleghi dell’ufficio con cui ho imparato che “a tutto c’è rimedio!”, con cui rido e mi stresso con cui mi piace addirittura stare le ore su una calcolatrice a scorporare e togliere iva e commissioni!

Auguri di buon anno al mio presente, ai miei amici al momento più vicini, con cui litigo e al tempo stesso mi inondo di risate a squarciagola, con cui ogni scusa è buona per costruire qualcosa di bello e raro, con cui è difficile trovare un giorno per stare tutti insieme in uno stesso posto alla stessa ora e con cui non avrei mai pensato di far nascere una così bella Associazione…

Auguri di buon anno al mio passato, ai miei amici forse persi, ma speriamo di no, ai miei compagni di giochi per cui sono diventata un nemico da combattere anzichè un ricordo da salvaguardare e da tenere stretto, stretto in fondo al
cuore…

Auguri amici miei…

Valeria

L’unica cosa imperfetta in natura è la razza umana.

dicembre 6th, 2008

A chi mi chiede “sei di Roma?”, io rispondo fieramente di no. Diciamo che sono nata a Roma ed ho vissuto a Roma fino all’età di 9 anni, poi, i miei genitori, saggiamente si sono trasferiti in paese. E quindi non mi ritengo di Roma, visto che ancora vivo lì. E visto che ci ho trascinato anche il mio ragazzo con la lapidaria frase: “Se vuoi vivere con me vieni a Fiano oppure niente!”.

Io adoro la vita di paese, salutare gli amici ed i conoscenti (utlimamente alcuni di questi mi salutano a mezza bocca, so perchè, non ho ammazzato nessuno e so anche di chi è la colpa e prima o poi questa cosa la sistemerò…) per strada, andare lentamente, trovare sempre parcheggio, avere un ritmo della vita calmo e tranquillo.

Ma… da un po’ di tempo a questa parte, la vita è un po’ cambiata in quel di Fiano Romano, il paese in cui vivo.

Sono cominciate a nascere enormi, lunghissime interminabili file.

Dal Dottore, prima andavi entravi, gli dicevi cosa avevi, lui ti segnava la medicina adatta, uscivi e via. Ora devi prendere appuntamento.

Alla posta, prima per fila si intendevano tre al massimo quattro persone che aspettavano davanti a te pazientemente per pagare le loro bollette. Ora alla posta hanno messo una macchinetta infernale che ti assegna un numerino e tu alzando lo sguardo noti sul tabellone che hai altri 30 numerini prima di te…

Al supermercato, prima entravi, facevi la spesa, pagavi e uscivi, il tutto in mezz’ora se c’era tanta gente. Ora devi litigare per trovare parcheggio, litigare per trovare un carrello, entrare, recarti al bancone dei salumi dove hanno messo una macchinetta infernale che ti assegna un numerino e tu alzando lo sguardo noti sul tabellone che hai altri 30 numerini prima di te… (quelli che erano alla posta prima di te!).

Insomma, morale della favola, fra traffico, parcheggio selvaggio,  vita caotica e gente maleducata Fiano Romano si è trasformato in una borgata di Roma.

Ed io ho deciso di fuggire da tutto questo.

Io ed Ale, stiamo cercando casa lontano. Non proprio lontanissimo, ma in un posto dove ancora regna la calma, dove esci e alla posta non hai 30 persone davanti, dove la mattina ti affacci e vedi le colline della Sabina.

Un giorno tutto questo sarà mio!

Speriamo…