Sono giorni ormai, anzi mesi, meglio definirli anni…che guardo lì, in quel preciso punto, proprio dove, lei, signore o signora…Dico così perchè io, i monologhi, me li preparo prima sa? Non sono mica come quelli che improvvisano lì per lì! E no, mi dispiace! Io mi segno tutto, tutto! Segno le virgole, i punti, i due punti, il punto e virgola, l’apostrofo, l’ellisse…non l’eclisse, quella sta in cielo ogni tanto quando fa buio, io intendo la…la…mi ha capito, no?
Segno il punto esclamativo e quello interrogativo, a volte li segno pure insieme, quando voglio marcare il mio pensiero con due belle stanghette storte!Per Diana! Stavolta ne ho segnato solo uno.
Ma non perdiamo il filo del discorso. Prima di raccontarvi che io mi segno tutto, vi parlavo della mia “vista”. Ma non “vista” in quanto, o come, “visuale”, ma “vista” intesa come qualcosa che sto cercando, da qualche mese, ma che proprio ora mi sfugge!
Avete mai fissato un punto a caso davanti a voi? Ecco, io guardo lì, guardo proprio lì, ci sto guardando proprio ora. Lo vedete?
Ora mi ronza sul naso…eccolo…scende un po’ più giù…non riuscite a vederlo?
Bè sarà il punto di vista di qualcun altro!
Anch’io, mica posso seguire sempre il vostro, abbiate pazienza!?
Oggi è il mio compleanno. Oggi nasce inchiostro…
Il giorno in cui nacqui, sulla finestra c’era un alone di alito caldo, bianco, quasi trasparente che se ne stava lì, tutto solo ed incurante del grande avvenimento che stava per accadere. Cavolo, è il giorno della mia nascita e tu rimani là fermo a lottare contro il freddo per non sparire! Eppure nessuno riuscì a scuoterlo da quel suo stato di torpore. Eppure, lui era più forte. Eppure, io appena uscita fuori da quel grembo volevo avere la sua stessa forza, la sua audacia. Il coraggio di un alito, la forza di un sospiro che si aggrappa ai vetri. Il giorno in cui nacqui, non faceva freddo, ma quella mattina i vetri erano di un colore bianco candido. Ed io ancora li ricordo. Li ricordo come il colore accesso di mollette colorate che ravvivano una giornata. Ed eccomi qui, quasi grande ad agitarmi ed a mordicchiarmi il labbro inferiore come facevo da bambina.
***********
La ragazza ha voglia di amarsi un tanto più del suo solito, ma ora non può perché deve stringere. Odia il peperoncino, lo ritiene inutile alla sua vita già così speziata. Mangerebbe in continuazione perché così vedrebbe il mondo più nitido, ma non può e così si accontenta.
La ragazza non capisce tutti e non sempre è capita, anzi a volte le sembra di parlare arabo ed è felice, visto che non lo ha mai studiato. Ci vuole poco per produrre affetto e per cambiare una giornata, la ragazza questo lo sa e ne fa tesoro.
La ragazza non si arrende, vorrebbe tutto il mondo per se’, ma non crede di poterlo sorreggere tutto intero. La ragazza si scusa perché non parla bene, non cammina elegantemente, non profuma di rosa selvatica, non si pettina a dovere, non rischia nel vestirsi, non si cura delle sue noie e le lascia andare libere fino a quando non le passano.
La ragazza si adatta e guarda, osserva tutti i suoi interlocutori, uno per uno. E si domanda, un po’ corrucciata, se qualcuno la capirà. La ragazza non si trova bella, ma si reputa onesta. Ed è questo quello che conta… alla fine, è sempre lei.
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