bfangeailescompletementblinkiescom.gifGrazie. Di cuore: i sorrisi, le battute, le stronzate, le risate… Tutta la preparazione a mia insaputa! Ma come avete fatto a non farmi accorgere di nulla!?

Ieri era il mio compleanno. Ho saltato il lavoro e con la mia dolce e inseparabile metà sono andata a fare una gitarella a Roma: mostra di “Chagall” al Vittoriano, “Trash people” a piazza del Popolo, risate e chiacchiere con una amica che non vedevo da tanto.

Ritorno a casa. Apro la porta e davanti a me, il solito mobile con i vetri, ma… pieno di candele… luce soffusa.

Faccio un passo in più… tappeti e veli colorati ovunque, sembrava dibfdinocompletementblinkiescom.gif stare nei racconti de “Le mille e una notte” e poi…

Fuori in balcone, nelle stanze, nella doccia del bagno… ovunque spuntano amici e mamma e papà e una bimba e tantissimi occhi e denti bianchi che scintillano alla penombra!

Sorpresa! Ieri sera mi è stata fatta una festa a sorpresa per il mio 26° compleanno.

Grazie ancora di cuore.

Non pubblicherò la “famosa” lista bianca con i nomi di chi mi ha fatto gli auguri, perché ho ricevuto molto di più di quello che mi aspettavo.

Ora posso piangere, senza farmi vedere da voi…

Posso dedicarvi solo una canzone, che ci accomuna, ci unisce, ci racchiude in un unico abbraccio… Vi voglio bene, vi amo, vi stringo a me come un dolce asino che vola su nel ciel…

bfsingescompletementblinkiescom.gifGuardo gli asini
che volano nel ciel
ma le papere sulle nuvole
si divertono
a fare i cigni nel ruscel
bianco come inchiostro
vanno i treni
sopra il mare tutto blu
e le gondole bianche
sbocciano nel crepuscolo
sulle canne di bambu’
Du du du du du
Queste strane cose
vedo ed altro ancor
quando ticchete ticche
ticchete ticche
ticchete sento che e’
guarito il cuor
dall’estasi d’amor

Ed ora “all together”!!!

http://www.youtube.com/watch?v=Gb76Km2HSL0

converse.jpgDa un po’ di mesi sto preparando un libro. Si chiama “Favole frivole”. Non sarà mai pubblicato perché è un libro troppo intimo, che molti non capirebbero, o meglio, su cui molti riderebbero, perché spesso anche io faccio ridere, ma quando qualcuno ride su aneddoti celati dentro parole ironiche sento come un brivido viscido lungo il collo. E così mi dico che non scriverò più.

Si chiama “Favole frivole” proprio perché è composto da giocherelli sciocchi che un tempo sono serviti a tappare dei buchi di scena; sono appunto “favolette” nel senso che sono cose di poco conto su cui in pochi gettano lo sguardo per più di tre minuti, anche perché è la loro esatta durata!
Comunque mi piaceva l’aggettivo frivolo e così l’ho associato alla parola “favola” che dava al tutto un tono molto poco serioso.

Favole frivole. La mia vita. Le mie esperienze. I miei problemi. Questo titolo racchiude tutto. Favole frivole.

Tempo fa qualcuno mi ha detto che gli ricordavo “Alice”, quella che fugge nel paese delle meraviglie. Forse non aveva tutti i torti. Sono frivola anche io, come le mie favole, come la bambina che insegue un coniglio bianco, come il bisogno che sento ora di dedicare del tempo a me stessa.

Favole frivole: l’altro giorno ho visto in un negozio delle converse basse, bellissime. Le comprerò un giorno e “frivolamente” le indosserò sotto dei jeans nuovi. Non ho più un paio di jeans decenti. Quelli che preferivo mi hanno abbandonato qualche mese fa, strappandosi proprio sotto il sedere. Molti direbbero che si possono portare anche strappati. La moda. Ma io sono “frivola” non sono “esibizionista”.

Posted in Penna e matita, macchie scure at 2:18 pm | Comments (1)

Ho scoperto questo post pochi minuti fa ed ho le lacrime agli occhi, forse sarà il raffreddore, forse sarà l’immedesimazione, ma ho sentito il profondo bisogno di pubblicarlo.

Lavoro da un po’ in un’associazione culturale che “campa” solo grazie ai fondi di Comune, Regione e Provincia.

Addirittura organizza laboratori di teatro gratuiti chiedendo ai partecipanti solo un’esigua quota associativa annuale che non supera i 100,00 euro e che neanche tutti pagano…

Ed ogni volta per un lavoro ben fatto, ben pubblicizzato e soprattutto molto apprezzato da chi lo ha richiesto bisogna aspettare mesi (due, tre, sei, dieci!) ed a volte anche anni per avere quei pochi spiccioli.

Così sul sito “Uno per cento” ho trovato per caso questo post di A. Pizzola dal titolo Pagherò, vi prego di leggerlo molto attentamente…

Una volta esistevano le cambiali, quelle che si vedevano nei film di Totò e che hanno portato avanti, trascinando l’economia, il paese durante la ricostruzione. POi c’è stato un giro di vite e i Pagherò sono di fatto scomparsi dalla scena. Oggi se un disgraziato viene beccato con un assegno postdatato viene protestato (nonostante nella prassi di fatto le banche accettino postdatati e se li tengono in cassaforte fino alla naturale scadenza). L’amministrazione pubblica invece continua ad ignorare il problema. Se ricevi un contributo pubblico o, ancora meglio svolgi una consulenza o un servizio per un ente pubblico, difficilmente vedi i soldi prima di quattro mesi. Il pagamento a 90 - 120 gg. data fattura sta sugli incarichi e le delibere di mezz’Italia. Noi stiamo aspettando dal Comune di Sulmona, per dirne una, i soldi per la manifestazione “Ottobre piovono libri” svoltasi il 19 ottobre (vedi post). Il Comune a sua volta aspetta da ministero e regione i relativi contributi. Di fatto succede che un operatore culturale si ritrova a fare da banca alle amministrazioni pubbliche, anticipando somme presso i propri fornitori, pagandone i costi in termini di interessi e spese bancarie. Non è propriamente la soluzione migliore per favorire le iniziative culturali perchè la piccola associazione spesso, molto spesso, non ha la forza nè le garanzie necessarie per operare sul mercato in queste condizioni.

La soluzione? Semplice. Basterebbe che l’amministrazione pubblica, che in casi come questi di fatto fa impresa accettandone i rischi, si esponga con le banche, con la garanzia dello Stato o di chi per esso, per saldare in tempi idonei il dovuto. Altrimenti si ritorni alla prassi del Pagherò e tutti come Totò fardasè ci adegueremo all’evidenza.

A.Pizzola

Qui trovate il link del post

Grazie, non siamo soli…

Posted in Penna e matita at 10:34 am | Comments (2)

Capita a volte che voglio scrivere tanto, tantissimo ma lo spazio è minimo. Le emozioni sono tante e a chi la devo dare la colpa? Al mio stomaco ed ai miei pensieri brontoloni? Perché no, sarebbe tutto più facile. Oggi mi ritrovo a scrivere su un foglio digitale che non so quanto potrà ancora sopportarmi. Ma finché il programma su cui scrivo continuerà ad aprirsi, io continuerò a scrivere.
Sappiate o voi di questo mondo che il mio orecchio acerbo arriva dove gli altri non si immaginerebbero mai e sappiate che mi costa tanta fatica guardarvi negli occhi.
Sono alla ricerca di una voglia perduta e di un desiderio ardente che mi accorgo solo ora che è quasi assopito.
Ma risorgerò. Non preoccupatevi. La smetterò di essere alla continua ricerca di gratitudine. Perché credo di aver capito per la seconda volta che non c’è niente da fare. Se vuoi picchiare qualcuno devi farlo il prima possibile perché poi sarà tardi, lui continuerà con la sua vita e tu vorrai ancora picchiarlo ma quello, ahimè, sarà già lontano.

Ho una voglia matta di usare parole di cui nessuno capisca il significato, ma è quasi impossibile perchè tutti coloro che mi leggono sanno con chi hanno a che fare e così mi sento in trappola anche qui.

Tornerò ai diari segreti un giorno. Basta con i guardoni. Mi piace essere spiata quando ho qualcosa da raccontare, ma quando bramo dalla voglia di fuggire non dovete infastidirmi e pormi domande.

Voglio fare di più, voglio fare cose manuali, tangibili; non le so usare le parole, non mi piace tirarle fuori davanti a tutti. E’ così, voglio costruire ponti, case, macchine, voglio far crescere alberi ma non voglio discutere, spiegare, convincere. Non me ne importa niente. Voglio che tutti riconoscano il mio talento per i miei prodotti, non per la mia ombra immobile che ogni tanto si riflette su qualche specchio.

Potrei fare la cuoca. So cucinare in particolare due piatti: lo sformato di patate e la pasta all’amatriciana. Potrei costruire una carriera su queste due prelibatezze: “Da inchiostro un solo bis”. Così si potrebbe chiamare il mio ristorante.

Oppure potrei comporre mostri di plastilina da inserire in programmi per bambini.

Oppure potrei scrivere e non parlare mai più, perché solo nella scrittura sono me stessa. Solo con la scrittura riesco a spiegare cosa provo e chi non riesce a capirmi è perché non mi ha mai letto.