Posted in Penna e matita, macchie scure at 2:18 pm

Ho scoperto questo post pochi minuti fa ed ho le lacrime agli occhi, forse sarà il raffreddore, forse sarà l’immedesimazione, ma ho sentito il profondo bisogno di pubblicarlo.

Lavoro da un po’ in un’associazione culturale che “campa” solo grazie ai fondi di Comune, Regione e Provincia.

Addirittura organizza laboratori di teatro gratuiti chiedendo ai partecipanti solo un’esigua quota associativa annuale che non supera i 100,00 euro e che neanche tutti pagano…

Ed ogni volta per un lavoro ben fatto, ben pubblicizzato e soprattutto molto apprezzato da chi lo ha richiesto bisogna aspettare mesi (due, tre, sei, dieci!) ed a volte anche anni per avere quei pochi spiccioli.

Così sul sito “Uno per cento” ho trovato per caso questo post di A. Pizzola dal titolo Pagherò, vi prego di leggerlo molto attentamente…

Una volta esistevano le cambiali, quelle che si vedevano nei film di Totò e che hanno portato avanti, trascinando l’economia, il paese durante la ricostruzione. POi c’è stato un giro di vite e i Pagherò sono di fatto scomparsi dalla scena. Oggi se un disgraziato viene beccato con un assegno postdatato viene protestato (nonostante nella prassi di fatto le banche accettino postdatati e se li tengono in cassaforte fino alla naturale scadenza). L’amministrazione pubblica invece continua ad ignorare il problema. Se ricevi un contributo pubblico o, ancora meglio svolgi una consulenza o un servizio per un ente pubblico, difficilmente vedi i soldi prima di quattro mesi. Il pagamento a 90 - 120 gg. data fattura sta sugli incarichi e le delibere di mezz’Italia. Noi stiamo aspettando dal Comune di Sulmona, per dirne una, i soldi per la manifestazione “Ottobre piovono libri” svoltasi il 19 ottobre (vedi post). Il Comune a sua volta aspetta da ministero e regione i relativi contributi. Di fatto succede che un operatore culturale si ritrova a fare da banca alle amministrazioni pubbliche, anticipando somme presso i propri fornitori, pagandone i costi in termini di interessi e spese bancarie. Non è propriamente la soluzione migliore per favorire le iniziative culturali perchè la piccola associazione spesso, molto spesso, non ha la forza nè le garanzie necessarie per operare sul mercato in queste condizioni.

La soluzione? Semplice. Basterebbe che l’amministrazione pubblica, che in casi come questi di fatto fa impresa accettandone i rischi, si esponga con le banche, con la garanzia dello Stato o di chi per esso, per saldare in tempi idonei il dovuto. Altrimenti si ritorni alla prassi del Pagherò e tutti come Totò fardasè ci adegueremo all’evidenza.

A.Pizzola

Qui trovate il link del post

Grazie, non siamo soli…

1 commento


    Non ci si sveglia un giorno adulti nel mondo degli adulti, bisogna arrivarci e farsi il mazzo. Ma questo è normale, è sempre stato così nella storia. Ai miei coetanei 40enni e soprattutto ai più giovani rimprovero le palle di non aver saputo, ognuno per proprio conto e insieme in gruppi, associazoini, movimenti, partiti e quant’altro, strappato dalle poltrone chi, ormai settantenne e oltre, quelle poltrone continua a mantenere. Pretendendo quello che è giusto, non quello che ci deve essere regalato. perchè se è vero che siamo irresponsabilmente cresciuti in uno stato di eterna pretesa (come se ci fosse dovuto per il fatto di esserci) è anche vero che la classe al potere (politica, scuola, economia) ha evitato di creare il ricambio. Come? Impedendo di fatto la nostra partecipazione. Con leggi, leggine, trucchetti, vincoli economici, precariato, in modo che isolati e deboli fossimo ricattabili e impotenti. Così è andata. Ma la Natura, che è sempre dalla parte dei più giovani (me escluso tardo 40enne) ci insegna che prima o poi, tocca venrici a patti. E’ l’ora della riscossa fratelli, compagni, amici o come cazzo volete che vi si chiami.

    « a.pizzola »
    Mar 12, 2007 at 19:26
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