Questa è la stagione delle lettere, quando ho voglia di scrivere, la prima forma di comunicazione che mi esce fuori è quella “epistolare”. Per cui comincio…

Cari amici,
dovete sapere che vi voglio bene, proprio perché spesso non vi capisco e quindi mi fate arrabbiare. Quando penso a voi, ho prima un grosso brontolio di pancia, poi un leggero capogiro e per finire una sudarella piacevole, che mi fa sentire più viva che mai.
In questo periodo, vi penso spesso, amici miei. Penso alle vostre chiassose risa, penso a quando parlate concitatamente e alzate la voce come per urlare e poi la riabbassate di colpo.
Non vi capisco sempre, non condivido quasi mai i vostri concetti e le vostre idee, ma mi piace ascoltarle in silenzio, magari accompagnarle con un sorriso sornione.
Non preoccupatevi, vi ascolto con piacere e continuerò sempre a farlo, mi piace sentire cosa pensate del mondo, adoro la vostra visione della realtà spesso così diversa dalla mia, mai uguale a quella degli altri.
Mi piacciono le vostre battute che mi fanno scoppiare all’improvviso dal ridere, come una pioggia scrosciante in un caldo pomeriggio estivo. Vi adoro. Sto bene con voi e sto facendo di tutto per dimostrarvelo. Vi difenderei in qualsiasi situazione, anche negli istanti di vostra pura follia, sappiate che avrete sempre un fedele avvocato al vostro fianco.

Perché faccio tutto questo? Perché spesso alzo la voce per voi? Perché mi arrovello il cervello per farvi essere onesti e sinceri?

Be’ se dovete porvi simili domande, allora è meglio finirla qua. Diamine! Faccio tutto questo perché sono affezionata a voi! Ma volete capirlo? A tutti voi!

Adoro E. per la sua solenne e battagliere fiducia in se stessa e perché sa accettare le critiche, i rimproveri dagli altri… anche se nessuno non ha mai il coraggio di dirle la verità! Fifoni! Adoro anche le sue foto e questo lei lo sa.

Adoro F. perché spesso non dobbiamo neanche parlare per capirci, ci sentiamo poco ma se abbiamo bisogno di aiuto sappiamo a chi rivolgerci. E sono sicura, che appena le cose si saranno sistemate, tornerà a disegnare per me.

Adoro C. perché lui c’è, sempre! A volte pure troppo!

Adoro G. che viene subito dopo C., ma non per importanza ma perché sono abituata a chiamarli insieme in ordine alfabetico. Insomma adoro G. perché è un po’ bugiardo e racconta-balle, ma sempre generoso e pronto a mettersi in gioco.

Adoro A. perché siamo cresciute insieme e da due bambine stupidelle siamo diventate due donne fiere di ciò che stanno costruendo e anche se non ci sentiamo mai, ci pensiamo e prima o poi andremo a cena insieme. E siccome adoro A., adoro anche A., sua dolce metà dalla parlata sincera e dal sagace gusto per i nomignoli.

Adoro C. perché mi fa danzare, o almeno mi ci fa credere così bene che con lei mi sento la nipote della Fracci!

Adoro R. perché è un omaccione che spaventa gli antipatici. Dorme poco, si dimentica di certi appuntamenti, è disordinato, ha la sindrome del capo-gruppo, odia le feste, ma è unico e generoso.

Adoro A. perché ancora deve capire chi è veramente, ma quando lo scoprirà si amerà per davvero e troverà realmente la donna della sua vita.

Adoro L. perché una volta camminava lento, lento e nei suoi confronti ho provato sempre protezione ed ora che comincia a “corricchiare” sono fiera di inciampare al suo fianco. Ora è lui che può sorreggermi.

Adoro E. perché è misteriosa, dicono che suoni meravigliosamente il piano, ma non l’ho mai sentita suonare, per questo mi affascina e la amo.

Adoro G.& A. perché spero un giorno di saper costruire un rapporto come il loro con la persona che amo.

Adoro S. mia unica salvezza contro la mastodontica università. Senza di lei sarei rimasta a fissare le bacheche dei professori. Grazie, perché ricordo l’università con piacere assoluto: le pattinate sui corridoi, le cotte per i ragazzi della segreteria, le corse per arrivare puntuali alle lezioni, gli esami in coppia… E siccome adoro S., adoro anche C. sua dolce metà e ragazzo perfetto per S.

E poi ancora adoro M., M., A., A., C…

Forse le nostre vite si divideranno, forse ci allontaneremo l’uno dall’altro, forse prima o poi ci odieremo veramente, ma comunque vada, rimarranno queste parole e lì… cadrà l’asino!

Vostra inchiostro

Posted in Incantevole at 8:05 pm | (Nessun Commento)

- Festeggiare su un bel praticello assolato, mentre in una palestra di una scuola elementare proprio accanto al giardino, venti bambini raccontano con passione la storia di un bimbo che tutto solo ha intrapreso un viaggio alla ricerca dell’amicizia.

- Guardare un bambino che all’entrata di una mostra, chiede a tutti i visitatori (ma proprio tutti) un piccolo contributo. I soldi raccolti (grazie a lui) serviranno a donare a due villaggi africani due pompe per l’acqua.

- Ballare la pizzica dalla camera al salone con Nina che osserva seriosa i miei piedi zompettanti

- Mangiare arancini davanti al computer mentre scrivo questo post

- Puzzare come uno scaricatore di porto senza la preoccupazione di lavarmi

- Ridere, ridere, ridere senza un motivo preciso

- Pensare al passato con la certezza di non commettere più gli stessi errori

- Ascoltare Wim Mertens ad occhi chiusi, mentre Ale mi parla di computer…

- Sorseggiare acqua fresca a garganella…

- Ascoltare l’inno di Mameli costretta a stare in piedi, nascondendo l’unica associazione di idee che può legare questa canzone a me: i mondiali…

- Ammettere che i pensieri bislacchi esistano anche il 25 aprile:
Un distinguo arriva da Gianfranco Fini. Per il leader di An: “Il 25 aprile deve essere una festa all’insegna della verità storica e non della faziosità ideologica”. Mentre il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa propone un parallelismo tra comunismo e fascismo: “Il primo ha provocato lutti e disastri peggiori del secondo”. (La Repubblica 25 aprile 2007)

- Aspettare con ansia il ritorno a casa per riabbracciare il mio amato

- Costruire un futuro su sogni infiniti

- Fare buoni propositi per i prossimi mesi

- Citare Gianni Rodari
Abbiamo parole per vendere
parole per comprare
parole per fare parole
ma ci servono parole per pensare.
Abbiamo parole per uccidere
Parole per dormire
Parole per fare solletico
Ma ci servono parole per
amare.
Abbiamo le macchine
per scrivere le parole
dittafoni magnetofoni
microfoni telefoni.
Abbiamo parole
per fare rumore,
parole per parlare
non ne abbiamo più.

Buon 25 aprile…

StregaCara Fatina Dai Capelli Turchini,
spero proprio che scrivendo a te risolverò tutti i miei problemi. Ascolta qua: ho da chiederti un favore, che non so se proprio tu, dall’alto della tua magia, potrai farmi.
So che sei una maga potentissima, che ti fai chiamare fata per non spaventare i bambini che ti chiedono aiuto, che mangi gli spaghetti con le mani sporcandoti tutta la faccia, che quando sei in auto e vedi dei pedoni che non attraversano sulle strisce acceleri per mettergli paura, che quando c’è una vecchina che deve attraversare la strada tu decidi di cambiare tragitto.
Oh dolce Fatina Dai Capelli Turchini, da tutte queste cose che so di te, direi proprio che sei un’infame, naturalmente l’aggettivo “infame” è usato con rispetto parlando; sei proprio quello che fa per me!

Dunque, ti stavo dicendo che spero proprio che tu possa farmi questo favore, o meglio, spero proprio che tu possa aiutarmi ad esaudire un desiderio.
Vedi, cara Fatina Dai Capelli Turchini, il mio problema è che io sbraito, mi arrabbio, sembro cattivissima ma poi alla fine sono una “bonacciona” che non riesce quasi mai a mettere in pratica i suoi malefici propositi.

E per questo motivo, tutti se ne approfittano. Prendono decisioni che a me potrebbero causare qualche problema senza consultarmi; spacciano le mie idee per le loro; mi raccontano un sacco di frottole; mi danno la colpa di cose che io non ho fatto; mi guardano con aria stupida e imbambolata senza temermi o meglio senza temermi abbastanza…
Insomma, alla fine vincono sempre loro! Quelli che si spacciano per buoni, ma che invece, sono più malefici di me!

Come posso fare per essere cattiva come te?
Sto cercando di fare azioni cattive, cattivissime. Ma non mi sembra mai abbastanza.

Stamattina per esempio appena scesa da casa c’era una vecchina che tentava di riprendere un vecchio secchio sudicio che le era caduto nel cassonetto. Mi guardava, voleva il mio aiuto. Eh, ma io ero già in ritardo e poi ero appena uscita dalla doccia, ero tutta pulita, profumata… Non mi andava di infilare metà corpo nel cassonetto per riprenderle il secchio. Così le ho sorriso, ho fatto finta di niente, sono salita in macchina e sono andata.

Che te ne pare? E’ ancora poco, vero?

Aspetto tuoi consigli…

Tua fedele allieva, inchiostro.

Fly like a beagleBuona domenica, signore e signori,
benvenuti da inchiostro, storie e storielle allegre ma snelle…
Come va? Tutto bene grazie.
Novità? Sì, qualcuna. Prima di tutto inchiostro si è tagliata i capelli. Poi tra poco comincerà il suo secondo lavoro. Che consiste esattamente in… non lo so bene, precisamente… come si può dire… be’ ve ne parlerò quando la cosa si sarà avviata.

Sento che questa è la primavera del cambiamento, da un po’ di tempo avevo una vita un po’ piatta, fatta di cose che si ripetevano all’infinito, sempre uguali, sempre le stesse. E la mia faccia aveva preso un’aria alquanto grigiastra.

Anche le piccole novità, non erano in realtà tali, perché si mascheravano perfettamente dietro azioni monotone che inchiostro doveva fare perché non aveva nient’altro di meglio a cui pensare.

Ora inchiostro ha trovato qualcosa di suo, di solo suo, nel senso che ha cominciato a muoversi da sola e tutta sola ha trovato un’alternativa al piattume della vita quotidiana. Forse tutto questo si rivelerà ben presto una faticaccia, ma chi lo sa, che non apra nuove strade.

Intanto inchiostro continuerà a divertirsi con il teatro insieme ai bambini del suo laboratorio, continuerà ostinatamente a ballare anche se non ha studiato danza, continuerà a cantare anche se non ha preso lezioni di canto, continuerà a litigare con la sua gatta, continuerà ad amare il suo amore dinoccolato e stralunato ma tanto, tanto tenero e affettuoso e soprattutto speciale.

Continuerà a fare la solita vita ma con aria diversa, perché ha capito che anche se si muove da sola, qualcosa riesce a conquistarselo. Anche per lei c’è un pezzetto di mondo che aspetta solo il suo sguardo, la sua vitalità, la sua voglia di rischiare.

Ora basta con la terza persona perché questa mi sembra una pagina scritta da Dr. Jekyll e Mr Hyde.

Vi saluto cari lettori, curiosi, amici, spioni! A presto.