Percorrendo la via che dalla fontana arriva fino alla piazza, c’era un solo negozio veramente magico. Era quello della signora dei bottoni. Tutte le mattine la si poteva incontrare al bar di fronte alla sua merceria. Si prendeva un bel cornetto caldo ed un cappuccino, spesso seduta al tavolino insieme alla signora delle case, sua cara amica e compagna di scherzi teatrali.
Il negozio della signora dei bottoni era pieno, carico, stracolmo di stoffe arrotolate attorno a grandi tubi di cartone. C’erano stoffe a fiori, a quadri, a pois, a tinte unite, a tinte forti, a tinte chiare.
Ma la vera magia del negozio scaturiva non tanto da quella enorme e meravigliosa collezione di stoffe, fili e bottoni, quanto dalla festosa vitalità che aveva la sua padrona.
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Una volta si arrabbiò perché le scrissi: “Grazie a Licia, che dall’alto dei suoi settant’anni realizza con la stoffa ogni nostro desiderio.”
Non si rivela mai l’età di una signora.
Oggi è il giorno del suo funerale. E io non ci sarò. Spero che dovunque si trovi ora, non prenda questo mio gesto come una mancanza di rispetto nei suo confronti. Spero che capisca che, per me, Lei, la signora dei bottoni, era la vitalità, la gioia di vivere, la caparbietà dell’esistenza. Lei era la Vita.
Ti abbraccio per un’ultima volta, con in mente la rabbia di un messaggio che ho cancellato subito. Ti stringo forte a me, mia signora dei bottoni chiedendoti scusa per aver rivelato a tutti la tua età.
Quando ti penserò non sarà il giorno del tuo funerale, ma quel pomeriggio d’estate mentre eri su una spiaggia in reggiseno a prendere il sole vicino a noi.
Per sempre con me, con noi.
Ti abbraccio.
Valeria


Mi hai fatto piangere. Grazie.
Correre, giocare e divertirsi, abbiamo passato quattro giorni di vera follia e divertimento con lei la più
“anziana” di noi, ma la nostra Signora dei bottoni, oggi ci ha detto arrivederci. Avrei voglia di parlargli in questo momento di ascoltare il suo spigliato accento emiliano, e assaggiare di nuovo i manicaretti che riusciva a fare con le sue mani, o le cose che riusciva a fare con la stoffa. Arrivederci Licia, forse un giorno ti rivedrò chissà, nella morte come nella vita, non si sa mai. Ti sorrido come ti ho sentito parlare la prima volta e ti saluto come l’ultima volta che ci siamo visti. Luca