Lucy e l’amoreAmore, tanto amore. Per sempre.

Quando parlo della mia vita privata arrossisco. Sia che ne parli a voce, che attraverso un computer. E’ più forte di me. Divento paonazza perché è un argomento delicato.

Mi imbarazza, forse perché la mia vita è sempre stata piena di “pecche” e questa parte invece è sempre stata “perfetta”. L’amore mi rilassa, mi rende tranquilla. Mi piace vivere insieme, mi piace andare a dormire stretti, stretti per il freddo e per la gioia di sentirsi vicini.

Mi piace avere un gatto in comune. Mi piace cucinare e mi piace cucinare insieme, apparecchiare la tavola, fare l’albero di Natale, fare la spesa.

Insieme.

Tutto qua.

E’ un breve epilogo, ma spesso troppe parole rischiano di sporcare.

Buon anno.

In un noioso pomeriggio di fine dicembre, mentre metà Italia è in vacanza e l’altra metà a casa a mangiare torroni, io sono qui a lavoro. Mi annoio, non c’è molto da fare, il telefono squilla poco, le e-mail non arrivano, ogni tanto mi prendo un caffè. Navigo su internet e… Mi colpisce una foto, così comincio a scriverci su…

La bambina si guarda intorno. La stanza è sporca, il cuscino su cui è seduta emana un cattivo odore di polvere e muffa. Davanti c’è sua mamma, completamente immobile, ha lo sguardo fisso verso di lei. Da un lato suo padre. Sta parlando con altri uomini. E’ felice. Forse è l’unico ad esserlo in quella stanza. La bambina vorrebbe alzarsi e correre fuori, non per scappare, solo per giocare, per scalciare la terra con i piedi, per tirare pietre all’unico albero rinsecchito che è vicino a casa sua. Quell’albero l’ha fatta sempre ridere tantissimo, perché così secco e spigoloso le ricorda la fisionomia di suo nonno, un vecchietto che cammina a malapena, tenendosi in equilibrio solo grazie ad un bastone più disastrato di lui.
Ha una gran sete, deglutisce a fatica e la poca saliva che ingoia non la soddisfa. Ripensa a quando aveva tre anni e si chiede come farà a ricordarsi di quando aveva tre anni. Eppure ogni volta che ripensa ai suoi tre anni, si ricorda di una festa fatta nel suo villaggio, si ricorda delle lucine che gli uomini avevano appeso alle finestre delle case, si ricorda che alcune donne piangevano per la gioia. Era la festa per un matrimonio. Sua sorella si sposava. Aveva detto addio a tutte le sue bambola e si era sposata. La bambina viene allontanata dai suoi pensieri. Qualcuno ha cominciato a battere le mani e lei è tornata in quella stanza sopra al cuscino sporco che puzza di polvere e muffa.

Auguri e figlie femmine…

Questo testo mi è stato ispirato dalla foto qui sotto, vincitrice del premio
“UNICEF Photo of the Year 2007″.

USA - ©Stephanie Sinclair

Vi consiglio di visitare l’intera galleria: impressionante, commovente, delicata.

In più l’Unicef permette a tutti i visitatori di scaricare le tre foto vincitrici (1°, 2° e 3° posto) ad una risoluzione molto alta… Non da tutti.

Snoopy a NataleLavoro, tanto lavoro. Fatiche faticose. Soddisfazione.

Ripensando a questo strano anno, non mi ritrovo nessun fardello da trascinare ne’ scheletri da nascondere. Eppure pensavo di trovarmene qualcuno nascosto, magari nelle tasche della mia giacca o dentro le mie profonde borse.

Macché, niente di niente. Nessun rimpianto.

Sono stanca, come accade in ogni finale d’anno e come accade quando sai che ti mancano pochi giorni e poi potrai un po’ dormire, un po’ restare in pigiama, un po’ fare quello che vuoi.

Mi piacerebbe continuare così, con questo coraggio e questa forza che pensavo di non avere e che invece avevo nascosto, per la costante paura di sbagliare qualcosa.

Che cosa mi ha fatto cambiare? Una frase, stupidissima che dicono tutti senza pensarci troppo.

A tutto c’è rimedio. Quindi osa, sbaglia, fai le tue scelte, buttati a capofitto perché solo così si impara, si conosce, si evolve.

Io l’ho fatto e questo anno è stato segnato solo da profondi burroni in cui mi sono lanciata con tutta la caparbietà che mi contraddistingue e che mi piace.

Mi ci sono buttata dentro con gli occhi chiusi. Alla fine del salto ho trovato qualcosa che mi piaceva, qualcosa di nuovo. Ho trovato risposte alle mie domande ed ho trovato orecchie che mi ascoltavano, ed ho trovato una fiducia smodata nei miei confronti.

Ecco, questo è stato l’anno della FIDUCIA.

Gente sconosciuta mi ha dato una fiducia incondizionata.

A loro dico grazie, perché mi è servito sentirmi apprezzata e mi è servito anche sentirmi sulle spalle, a volte, un fardello pesante che non credevo di poter sorreggere da sola… e invece.