Ho imparato a camminare girando intorno ad un vecchio tavolo della cucina, aggrappandomi alle sedie ed alle gambe delle persone che c’erano sedute intorno, assaggiando pezzetti di mortadella.
Forse è iniziato da quel momento il mio amore per il cibo. Ma non era di questo che volevo parlare.
Intorno a quel tavolo c’erano mamma, papà, un po’ di zii, mia nonna. I miei genitori mi lasciavano spesso con mia nonna, l’estate. Ogni tanto mi venivano a trovare e mi portavano qualche gioco.
Io dormivo nel lettone grande con lei. Lei un po’ russava, ma io dopo essermi girata un po’ di volte riuscivo a dormire lo stesso. La mattina mi svegliava, mi faceva fare colazione con i biscotti del forno ed il latte caldo e mi lavava.
Io stavo in piedi dentro una bacinella. Lei mi passava la spugna ed il sapone, poi mi asciugava e mi riempiva di borotalco.
Quando me lo meritavo, mi sgridava. Ma poi facevamo subito pace. E faceva le fettuccine fatte in casa.
Quando veniva a stare con noi anche mia zia, io piangevo sempre, perchè mia zia non mi faceva tenere mai una piccola lucetta accesa accanto al letto.
Mia nonna invece prima di rimboccarmi le coperte me l’accendeva sempre, perché capiva che io pur dormendo dovevo vedere.
Io e mia nonna andavamo spesso a sentire i concerti in piazza. Ci portavamo le sedie da casa, un maglione contro il freddo e si partiva. Oppure andavamo alla fiera con la corriera e qualche regalino ci usciva sempre.
A Natale mia nonna regalava a tutti i nipoti i soldi, messi dentro delle bustine. Scriveva sempre un bigliettino di auguri e quando noi nipoti aprivamo la bustina e trovavamo i soldi andavamo subito a ringraziarla e lei un po’ scorbutica ci diceva:”Eh godeteveli questi perché sono gli ultimi”.
***
Ce l’ho fatta.
Voglio tenerli qui questi ricordi. Perché un giorno potrei dimenticarmene.


Spero che un giorno anche a me un nipote scriva ricordi così belli.
Grazie Vale.
Papà.
Ma anche tre…