PEYNET…e qualche volta molto peggio. — Cervantes, “Don Chisciotte”

Questa volta lo avrei seguito in capo al mondo, con la mia musica nelle orecchie e nella testa, con il mio sorriso sincero sulla faccia, con la mia mano nella sua.
Non volevo dirglielo fino all’ultimo, perché le sorprese vanno lasciate fino all’ultimo nello stomaco, per poi essere sparate così quando meno te lo aspetti.

Ogni momento era buono per dirglielo, ma poi contavo fino a dieci e mi trattenevo.

Sono stata brava fino all’ultimo. Ma non è bastato.
Sono qui, a scrivere sul mio computer che questa volta lo avrei seguito in capo al mondo. Ma eccomi qua. Ho il segno del cuscino ancora sulla faccia. Ho sonno e per non essere poi troppo triste smangiucchio dei cioccolatini avanzati dalla mia festa di compleanno….

…con in testa la certezza che da lunedì inizierò ad andare in palestra!

Comunque, stavolta, lo avrei veramente seguito in capo al mondo.

Ma non mi ha aspettato…

Da booksblog.it

E così il mistero si è risolto. La morte di Il deserto - Ill. di Antoine de Saint-ExuperyAntoine de Saint-Exupery è stata qualcosa di molto reale: un pilota della Lutwaffe ha infatti ammesso, dopo oltre 60 anni di mistero, che fu proprio lui a colpire il velivolo dove viaggiava lo scrittore-pilota di guerra.

Era così bello che nessuno ne avesse ritrovato i resti (anche se era stato rinvenuto, in mare, un suo braccialetto, e pezzi del suo aereo): lui era sparito nel nulla, come il piccolo Principe, in un viaggi intergalattico verso il suo minuscolo pianeta.

Vi interessa sapere il nome dell’uomo che lo uccise? Per la cronaca, si chiama Horst Rippert, e oggi ha 88 anni. “Seppi più tardi che si trattava di Saint-Exupery. E avrei voluto che non fosse lui, perché da piccoli tutti abbiamo letto i suoi libri e lo adoriamo”. Una piccola metafora dell’assurdità della guerra.

Posted in macchie scure at 8:47 pm | (Nessun Commento)

Pensieri chiusi 
Un foglio piegato e piegato e piegato più volte può contenere al suo interno segreti che non si vogliono rivelare. Un foglio spiegazzato e accartocciato potrebbe apparire affascinante agli occhi dei più curiosi. Chi lo sa.

Io mi sento un foglio accartocciato che qualcuno poi si è dimenticato di stirare di nuovo con cura. Ho al mio interno pesi e preoccupazioni che molti ritengono giuste e sensate, per il periodo. Forse non mi sono svuotata del tutto. Forse ho ancora un groppo in gola che io scambio per vomito, ma che in realtà è semplice pianto.

Per citare una battuta di un celebre film di Verdone: “E’ una sensazione strana… Che te fa sentì proprio strano…”

Che qualcuno mi stiracchi e al più presto.

Pensieri aperti 
Martedì è morta mia nonna. Dopo dolori e spasmi terribili. Sono incazzata nera, perchè non possediamo neanche il diritto di morire con dignità.

Vaffanculo.

Ecco.

In un noioso pomeriggio di fine dicembre, mentre metà Italia è in vacanza e l’altra metà a casa a mangiare torroni, io sono qui a lavoro. Mi annoio, non c’è molto da fare, il telefono squilla poco, le e-mail non arrivano, ogni tanto mi prendo un caffè. Navigo su internet e… Mi colpisce una foto, così comincio a scriverci su…

La bambina si guarda intorno. La stanza è sporca, il cuscino su cui è seduta emana un cattivo odore di polvere e muffa. Davanti c’è sua mamma, completamente immobile, ha lo sguardo fisso verso di lei. Da un lato suo padre. Sta parlando con altri uomini. E’ felice. Forse è l’unico ad esserlo in quella stanza. La bambina vorrebbe alzarsi e correre fuori, non per scappare, solo per giocare, per scalciare la terra con i piedi, per tirare pietre all’unico albero rinsecchito che è vicino a casa sua. Quell’albero l’ha fatta sempre ridere tantissimo, perché così secco e spigoloso le ricorda la fisionomia di suo nonno, un vecchietto che cammina a malapena, tenendosi in equilibrio solo grazie ad un bastone più disastrato di lui.
Ha una gran sete, deglutisce a fatica e la poca saliva che ingoia non la soddisfa. Ripensa a quando aveva tre anni e si chiede come farà a ricordarsi di quando aveva tre anni. Eppure ogni volta che ripensa ai suoi tre anni, si ricorda di una festa fatta nel suo villaggio, si ricorda delle lucine che gli uomini avevano appeso alle finestre delle case, si ricorda che alcune donne piangevano per la gioia. Era la festa per un matrimonio. Sua sorella si sposava. Aveva detto addio a tutte le sue bambola e si era sposata. La bambina viene allontanata dai suoi pensieri. Qualcuno ha cominciato a battere le mani e lei è tornata in quella stanza sopra al cuscino sporco che puzza di polvere e muffa.

Auguri e figlie femmine…

Questo testo mi è stato ispirato dalla foto qui sotto, vincitrice del premio
“UNICEF Photo of the Year 2007″.

USA - ©Stephanie Sinclair

Vi consiglio di visitare l’intera galleria: impressionante, commovente, delicata.

In più l’Unicef permette a tutti i visitatori di scaricare le tre foto vincitrici (1°, 2° e 3° posto) ad una risoluzione molto alta… Non da tutti.

Posted in macchie scure at 11:19 am | Comments (2)

Percorrendo la via che dalla fontana arriva fino alla piazza, c’era un solo negozio veramente magico. Era quello della signora dei bottoni. Tutte le mattine la si poteva incontrare al bar di fronte alla sua merceria. Si prendeva un bel cornetto caldo ed un cappuccino, spesso seduta al tavolino insieme alla signora delle case, sua cara amica e compagna di scherzi teatrali.

Il negozio della signora dei bottoni era pieno, carico, stracolmo di stoffe arrotolate attorno a grandi tubi di cartone. C’erano stoffe a fiori, a quadri, a pois, a tinte unite, a tinte forti, a tinte chiare.

Ma la vera magia del negozio scaturiva non tanto da quella enorme e meravigliosa collezione di stoffe, fili e bottoni, quanto dalla festosa vitalità che aveva la sua padrona.

***

Una volta si arrabbiò perché le scrissi: “Grazie a Licia, che dall’alto dei suoi settant’anni realizza con la stoffa ogni nostro desiderio.”

Non si rivela mai l’età di una signora.

Oggi è il giorno del suo funerale. E io non ci sarò. Spero che dovunque si trovi ora, non prenda questo mio gesto come una mancanza di rispetto nei suo confronti. Spero che capisca che, per me, Lei, la signora dei bottoni, era la vitalità, la gioia di vivere, la caparbietà dell’esistenza. Lei era la Vita.

Ti abbraccio per un’ultima volta, con in mente la rabbia di un messaggio che ho cancellato subito. Ti stringo forte a me, mia signora dei bottoni chiedendoti scusa per aver rivelato a tutti la tua età.

Quando ti penserò non sarà il giorno del tuo funerale, ma quel pomeriggio d’estate mentre eri su una spiaggia in reggiseno a prendere il sole vicino a noi.

Per sempre con me, con noi.

Ti abbraccio.

Valeria

Posted in macchie scure at 3:55 pm | Comments (2)

Piano, piano! Ho detto piano! Ma dove correranno, poi, tutti. Dunque, marzo è pazzerello; aprile dolce dormire e maggio… vai adagio! E invece, questo è il mese più faticoso, perché si sta per chiudere tutto, siamo agli sgoccioli di tutto, capita di tutto!

Per esempio, io contemporaneamente sto:
Terminando tutti i laboratori di teatro (11, per la precisione) e questo significa che per ogni laboratorio c’è 1 prova generale; 1 spettacolo; una media di 25 costumi da scegliere e preparare; una ventina di oggetti da sistemare; 1 scena da allestire.

Allestendo e disallestendo un paio di mostre itineranti per bambini (che occupano circa 4 ore di montaggio e 4 di smontaggio ognuna)

Facendo le visite guidate ad una media di 70 bambini al giorno per 3 giorni la settimana

Seguendo deliranti riunioni organizzative (da 3 ore l’una) sulle attività che partiranno questa estate

Provare uno spettacolo da 20 minuti, da fare domenica prossima, che prevede una preparazione di 3 prove da 3 ore

Mandare differenti mail in cui comunicare 2/3 eventi diversi a più di 100 persone
In più:
Mi sono persa il bancoposta, ma comunque dentro c’erano si e no 20 euro, chissà da quanto tempo l’ho perso, me ne sono accorta solo oggi perché volevo vedere se il mio conto era andato in rosso…

Devo fare la spesa

Devo andare dal medico

Devo gestire vari ed eventuali siti

Devo pagare le bollette

Devo controllare la macchina

Devo ricordarmi di dar da mangiare al gatto

Devo pensare al mio futuro prossimo

….

E basta! Ma quando finisce questo mese di m***a!

Inchiostro… rilassati… pensa al mare… mare profumo di mare

O cacchio! Ma forse non riuscirò ad andare neanche al mare!

StregaCara Fatina Dai Capelli Turchini,
spero proprio che scrivendo a te risolverò tutti i miei problemi. Ascolta qua: ho da chiederti un favore, che non so se proprio tu, dall’alto della tua magia, potrai farmi.
So che sei una maga potentissima, che ti fai chiamare fata per non spaventare i bambini che ti chiedono aiuto, che mangi gli spaghetti con le mani sporcandoti tutta la faccia, che quando sei in auto e vedi dei pedoni che non attraversano sulle strisce acceleri per mettergli paura, che quando c’è una vecchina che deve attraversare la strada tu decidi di cambiare tragitto.
Oh dolce Fatina Dai Capelli Turchini, da tutte queste cose che so di te, direi proprio che sei un’infame, naturalmente l’aggettivo “infame” è usato con rispetto parlando; sei proprio quello che fa per me!

Dunque, ti stavo dicendo che spero proprio che tu possa farmi questo favore, o meglio, spero proprio che tu possa aiutarmi ad esaudire un desiderio.
Vedi, cara Fatina Dai Capelli Turchini, il mio problema è che io sbraito, mi arrabbio, sembro cattivissima ma poi alla fine sono una “bonacciona” che non riesce quasi mai a mettere in pratica i suoi malefici propositi.

E per questo motivo, tutti se ne approfittano. Prendono decisioni che a me potrebbero causare qualche problema senza consultarmi; spacciano le mie idee per le loro; mi raccontano un sacco di frottole; mi danno la colpa di cose che io non ho fatto; mi guardano con aria stupida e imbambolata senza temermi o meglio senza temermi abbastanza…
Insomma, alla fine vincono sempre loro! Quelli che si spacciano per buoni, ma che invece, sono più malefici di me!

Come posso fare per essere cattiva come te?
Sto cercando di fare azioni cattive, cattivissime. Ma non mi sembra mai abbastanza.

Stamattina per esempio appena scesa da casa c’era una vecchina che tentava di riprendere un vecchio secchio sudicio che le era caduto nel cassonetto. Mi guardava, voleva il mio aiuto. Eh, ma io ero già in ritardo e poi ero appena uscita dalla doccia, ero tutta pulita, profumata… Non mi andava di infilare metà corpo nel cassonetto per riprenderle il secchio. Così le ho sorriso, ho fatto finta di niente, sono salita in macchina e sono andata.

Che te ne pare? E’ ancora poco, vero?

Aspetto tuoi consigli…

Tua fedele allieva, inchiostro.

Posted in Penna e matita, macchie scure at 2:18 pm | Comments (1)

Ho scoperto questo post pochi minuti fa ed ho le lacrime agli occhi, forse sarà il raffreddore, forse sarà l’immedesimazione, ma ho sentito il profondo bisogno di pubblicarlo.

Lavoro da un po’ in un’associazione culturale che “campa” solo grazie ai fondi di Comune, Regione e Provincia.

Addirittura organizza laboratori di teatro gratuiti chiedendo ai partecipanti solo un’esigua quota associativa annuale che non supera i 100,00 euro e che neanche tutti pagano…

Ed ogni volta per un lavoro ben fatto, ben pubblicizzato e soprattutto molto apprezzato da chi lo ha richiesto bisogna aspettare mesi (due, tre, sei, dieci!) ed a volte anche anni per avere quei pochi spiccioli.

Così sul sito “Uno per cento” ho trovato per caso questo post di A. Pizzola dal titolo Pagherò, vi prego di leggerlo molto attentamente…

Una volta esistevano le cambiali, quelle che si vedevano nei film di Totò e che hanno portato avanti, trascinando l’economia, il paese durante la ricostruzione. POi c’è stato un giro di vite e i Pagherò sono di fatto scomparsi dalla scena. Oggi se un disgraziato viene beccato con un assegno postdatato viene protestato (nonostante nella prassi di fatto le banche accettino postdatati e se li tengono in cassaforte fino alla naturale scadenza). L’amministrazione pubblica invece continua ad ignorare il problema. Se ricevi un contributo pubblico o, ancora meglio svolgi una consulenza o un servizio per un ente pubblico, difficilmente vedi i soldi prima di quattro mesi. Il pagamento a 90 - 120 gg. data fattura sta sugli incarichi e le delibere di mezz’Italia. Noi stiamo aspettando dal Comune di Sulmona, per dirne una, i soldi per la manifestazione “Ottobre piovono libri” svoltasi il 19 ottobre (vedi post). Il Comune a sua volta aspetta da ministero e regione i relativi contributi. Di fatto succede che un operatore culturale si ritrova a fare da banca alle amministrazioni pubbliche, anticipando somme presso i propri fornitori, pagandone i costi in termini di interessi e spese bancarie. Non è propriamente la soluzione migliore per favorire le iniziative culturali perchè la piccola associazione spesso, molto spesso, non ha la forza nè le garanzie necessarie per operare sul mercato in queste condizioni.

La soluzione? Semplice. Basterebbe che l’amministrazione pubblica, che in casi come questi di fatto fa impresa accettandone i rischi, si esponga con le banche, con la garanzia dello Stato o di chi per esso, per saldare in tempi idonei il dovuto. Altrimenti si ritorni alla prassi del Pagherò e tutti come Totò fardasè ci adegueremo all’evidenza.

A.Pizzola

Qui trovate il link del post

Grazie, non siamo soli…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Posso dire che non era quel parlare a vanvera in modo concitato con cui ho dovuto combattere per circa mezz’ora in un desolato pomeriggio romano in una scuola ancora più desolata che di grigio non ha solo le pareti dei corridoi ma anche i visi dei suoi ragazzi che ancora non si accorgono che i buoni ed i cattivi non si scovano così facilmente.

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Non era neanche lo sguardo rassegnato delle maestre impaurite dal tuo entrare nella loro classe così giovane ed inesperta.

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Posso escludere anche l’insoddisfazione di non riuscire a fare uno spettacolo.
And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Voglio togliere dalla lista anche la caduta del governo… ho solo una domanda… é solo un caso la visita di Prodi in Vaticano qualche giorno fa? Mistero della fede…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

E non voglio dimenticarmi di tutte quelle volte che…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Di quando mi si è strappato il neo con la spugna da bagno, di quando divento tutta rossa e non riesco a parlare, di quando so essere così poco convincente da non convincere neanche me stessa, di quando passo tutta la notte abbracciata ad una tazza del cesso a vomitare o meglio “rimettere”…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Escludiamo tutto…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Tutto…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Ed ora spero che sia tutto finito

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Grazie Janis…