- No veramente non… non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento al bar con gli altri. Senti, ma che tipo di festa è? Non è che alle dieci state tutti a ballare i girotondi ed io sto buttato in un angolo… no. Ah no, se si balla non vengo. No, allora non vengo. Che dici vengo?. Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate “Michele vieni di là con noi, dai” ed io “andate, andate, vi raggiungo dopo”. Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo.

Ecce inchiostro.

Nano - Ill. di MattSto ridacchiando sotto i baffi, che al momento spero di non avere, visto che da poco ho fatto una ceretta che mi ha lasciato il segno rosso delle strisce depilatorie per ben tre giorni, insomma sto ridacchiando per questo straordinario titolo.

Sul mio computer c’è un programma che ha come icona un pesce che si chiama Wanda. Ogni qualvolta ci si clicca su, il pescietto scrive una frase qualunque che pesca dal web.

Oggi mi è uscita questa: NANOSECONDO - Omino che non primeggia nelle gare di corsa.

Perdonate la stupidità che mi assale, ma dopo un periodo un po’ “pesante” conclusosi bellamente con questo fine settimana in cui mi è tornata la febbre arricchita da vomito e “scacazza”, non mi resta che ridere.

Oggi mi ero ripromessa di andare al famoso “carnevalone liberato” di Poggio Mirteto, ma ahimè il mio precario stato di salute non me lo ha permesso. Bè sarà per il prossimo anno…

Comunque posso tirare un profondo sospiro di sollievo perché oggi finalmente c’è il sole, accanto a me Ale sta ascoltando bella musica (e non i soliti urlatori - tedeschi - punk - incavolati) e forse il prossimo fine settimana riuscirò a fare qualcosa che mi piace… mmm per esempio uscire? Andare al ristorante cinese? Fare una passeggiata?

Chi lo sa.

Sono ottimista. Questo è quello che conta.

L’illustrazione è di Matt, cliccando sull’immagine visiterete il suo blog.

Spesso provo in tutti, ma proprio in tutti i modi, a rendere felice chi è triste. Sorrido, faccio battute sceme, voci strane, facce buffe… eppure sempre alla fine, mi accorgo che basta anche meno.
Questo delizioso video, ne è la prova.
Happy — Vancouver Film School (VFS) creato dallo studente Michael Lewicki
Buona visione

Si annida quatta, quatta nei bui meandri di antri polverosi, chiude gli occhi e se ne sta lì in attesa. Molti giurano di averne sentito solo parlare, altri raccontano strane leggende sul suo conto, dicono che si aggiri solo di notte, quando la stanchezza fa parlare bocche stanche di una lunga giornata appena passata.

E’ paziente, non va affatto di fretta. Non ha orari prestabiliti, né appuntamenti a cui arrivare, né corse da vincere. E’ lì. Buona, buona guarda in silenzio tutte quelle pazze, vertiginose, spericolanti, pesanti e insensate azioni.

Se la cerchi non la troverai mai. Sbuca dal suo nido quando non ci pensi, perché ama le sorprese, vivrebbe di continue docce gelate, di scherzetti fatti dietro le porte, di risatine malefiche.

Odia chi non la prende sul serio e per i pochi malcapitati che non le credono ha in serbo scottanti verità.

Se la chiami ad alta voce, arriva un sussurro che ti dice di star zitto. E’ un alito freddo, uno sguardo, un’occhiata sfuggente, una stanza buia ricoperta di alte sterpaglie.

Si cerca in punta di piedi.

Cos’è?

E’ una lunga, scombinata, assurda, sottile, silenziosa, strisciante, attesa, melanconica, lucida, accaldata, piccola, piccola, piccolissima… rivoluzione… ssshhhhh….

Sono già più di tre ore che sono sveglia, ma non mi sento stanca ed assonnata, anzi sono pronta per affrontare una nuova giornata. Bé dire che sono pronta, forse, è un po’ esagerato.  Oggi è giorno di bambini, chiacchiere e laboratori.  Come tutti i giorni. Bé non proprio tutti perché  il lunedì ed il venerdì spesso posso restare zitta e circondata da persone maggiorenni, anzi dal mio maggiorenne preferito…

Oggi è il giorno in cui devo leggere per la quarantesima volta un testo di teatro che ormai so a memoria e che dei bambini di 7 anni ancora non conoscono… per cui oggi è il giorno in cui dovrò correggere le virgole, gli accenti sulle sillabe, dovrò spiegare il significato di parole sconosciute.

Sono questi i miei doveri di operatore culturale nei confronti di bambini che devono fare uno spettacolo?

Forse sì, ma anche io ho il diritto di pretendere che questo lavoro lo faccia la loro maestra, o no?

Ho il dovere di essere una specie di loro maestra quando la loro vera maestra è assente? Forse sì, ma ho anche il diritto di chiedere alla supplente di turno di fare questo al posto mio quando non è orario di laboratorio.

Ma se quella supplente c’è solo per pochi giorni, ho il dovere di fare una lettera di reclamo alla scuola che mi sta impedendo di svolgere il mio lavoro fino in fondo?

Diritti e doveri… che grande stupidaggine! Alla fine c’è sempre qualcuno che si deve accontentare di quello che passa il convento, perché l’importante è andare avanti e far vedere che tutto funzioni. Tutto deve andare liscio come l’olio.

Mi chiedo se dovrò sbattere la testa sempre sui miei doveri o un giorno potrò urlare in faccia a qualche malcapitato anche i miei diritti.

Sicuramente quel giorno qualcuno mi prenderà per pazza e così mi pentirò di ciò che avrò fatto e me ne andrò via con la coda tra le gambe.

Però così vado avanti per inerzia. Il mio agire si sta fondando su un moto perpetuo!

Io chiedo i miei diritti, anche se dovrei esigerli, ma comunque sono una persona educata e mi hanno insegnato che le cose si chiedono, e l’umanità (che parola immensa) mi risponde “Doveri! Giovane ragazza, prima di tutto doveri!”.

Tra poco compirò 26 anni. Ho deciso di segnare su un elenco i nomi di tutti coloro che mi faranno gli auguri.

Ho il diritto di ricevere gli auguri da tutti coloro che mi frequentano.

Comincio dalle cose semplici. E non svelerò neanche il giorno preciso del mio compleanno.

Voglio proprio vedere…

Posted in Mi diverto con poco at 6:37 pm | (Nessun Commento)

Quest’anno il mio spirito Natalizio è ai massimi livelli, non ho fatto regali, non ho appeso troppi addobbi in casa, ho fatto solamente l’albero, però ora che si avvicina il Natale, sento come un formicolìo, un pizzicorìo che…che… mi invade: perciò sfogherò tutta la mia “natalità” su questa pagina!

Dove sono i bambini che non hanno
L’albero di Natale
Con la neve d’argento, i lumini
E i frutti di cioccolata?
Presto, presto, adunata, si va
Nel Pianeta degli alberi di Natale,
io so dove sta… (G. Rodari)

AlberoBabbo Natale1Babbo Natale2

Babbo Natale3Babbo Natale4Buone festesnow09.giftreno.gifstarnuto.gif

QuadriLa mia vita di coppia. in questo momento Ale sta facendo i piatti e si lamenta che sono troppi, riporto la frase che mi ha appena detto:”Tesoro, ma erano due giorni che non FACEVi i piatti!”.

Ho voluto sottolineare apposta il verbo “fare” coniugato alla seconda persona singolare (TU) scrivendolo in stampatello, proprio per sottolineare il valore “maschilista” (o maschilistico?) di suddetta frase… Esaminiamola:

TESORO: tenero vezzeggiativo che le coppie si dedicano prima di ogni ordine perentorio e/o “tirata d’orecchie” rivolti al compagno. Si comincia una frase sempre con una parolina dolce per cogliere il diretto interessato alla sprovvista, in modo da fargli pensare:“Oh, che dolce, mi ha chiamato tesoro, quindi mi starà per dire una cosa molto romantica…”, illusi…
MA ERANO DUE GIORNI: ho voluto mettere insieme queste parole, proprio per far risaltare l’alto valore temporale che si dà ai discorsi, più giorni sono passati dall’ultima azione presa in esame, più grande è la gravità del fatto.

CHE (Tu) NON FACEVI: ora si capisce più o meno dove il compagno vuole andare a parare, al “NON FACEVI”. Negazione che ti coglie di sorpresa, oddio, ora cos’è che non ho fatto? La lavatrice? No, impossibile, non c’è l’ho ancora. Passare l’aspirapolvere? Accidenti, forse è quello…

I PIATTI: definizione e circoscrizione del problema, i piatti.

Ale ha finito di lavare i piatti. E’ stanchissimo, si siede esausto alla sedia della sua scrivania e dice con un filo di voce: “Ohhh che stanchezza, ho fatto duecento chili di piatti, tesoro”.

Tranquilli, non c’è nessun problema. Il rimedio è un bel bacio, dato con passione al vostro eroe - lavapiatti e tutto si sistema, per ricompensarlo dalla faticaccia appena svolta: una montagna di piatti.

Intanto la nuova casa cresce e si riempie: oggi abbiamo attaccato una mensola (provocando un buco grosso quanto la breccia di Porta Pia, subito ridimensionato con del gesso) e quattro quadri di dimensionie una diversa dall’altra come le cornici.

Però la soddisfazione è tangibile. Volevo fare una foto all’opera, ma le batterie della macchina fotografica sono scariche.

Che altro dire? Sto benissimo. E vivo con una persona meravigliosa che sicuramente mi farà una grossa pernacchia non appena leggerà queste considerazione, ma ormai mi conosce e capirà che è tutto uno scherzo…

Alla prossima.