Mio padre mi ha spiegato il modo di contare i giorni lavorativi della settimana in modo che passino più in fretta e arrivi subito il fine settimana, breve traguardo ambito e agognato da ogni lavoratore.

…Chi vive in baracca, chi suda il salario
chi ama l’amore e i sogni di gloria…

Dunque, il conteggio dovrebbe essere questo (sue testuali parole):
Lunedì: “..vabbé è lunedì, passerà anche questa…”
Martedì: Non è proprio lunedì, ma poco ci manca…
Mercoledì: (Come dice precisamente mio padre: Mercoledì se scavarca [si scavalca]) E’ lo scalino che ci divide dai giorni di lunedì e martedì e quelli più vicini al fine settimana, superato questo si è già a metà dell’opera.
Giovedì: “Ormai ti sei svegliato, meglio far passare subito questa giornata”
Venerdì: finalmente! Si lavora principalmente di mattina, perché dopo la pausa pranzo si lavora molto meno e si passa il pomeriggio a navigare su internet.

Devo devo dire che questo conteggio funziona abbastanza.

E oggi è proprio sabato.

…fiorivi sfiorivano le viole
e il sole batteva su di me
e tu prendevi la mia mano
mentre io aspettavo…

Lo schermo del computer vibra sul tavolo della scrivania per l’alto volume della musica.

E sono qui.

…Io che ho bisogno di raccontare
la necessità di vivere / rimane in me
e sono ormai convinto da molte lune
dell’inutilità irreversibile del tempo…

Sono tornata, dopo una lunga pausa, non di riflessione, bensì di attività lavorativa che ancora non è finita. Ma come tutti i grandi uomini, guardo avanti e cerco di non inciampare sui miei stessi piedi.

Quando senti il bisogno di aprire la tua vita ad altre conoscenze, devi nel bene e nel male, fare delle scelte. Non è sensato decidere che da grande si può fare tutto: l’astronauta, il veterinario, il giornalista, l’acrobata…

Si deve arrivare ad un punto. Per fissare questo punto, però, si devono prima conoscere bene tutte le carte che si hanno a disposizione.

…E Berta filava, e Berta filava e filava la lana,
filava l’amianto del vestito del santo che andava sul rogo
e mentre bruciava urlava e piangeva e la gente diceva: “Anvedi che santo
vestito d’amianto”…

Se ne hai solo una davanti a te, la scelta sarà più facile, ma forse non sarà quella vera.

E’ bene avere più carte possibili, pescarne una alla volta e… consultarle, assaggiarle…

Prima o poi capiterà la carta amara, quella matura, quella vecchia, quella scontata, quella fortunata…

…Visto che posseggo un panino un’aranciata
ed ho una donna in testa
sia beninteso che per pochi intimi
stasera io darò una festa…

E da grande si diventerà un unico, solo uomo convinto di ciò che ha scelto.

******

Che carta ha scelto inchiostro?

Io scriverò se vuoi perché cerco un mondo diverso
con stelle al neon e un poco d’universo
mi sento un eroe a tempo perso
io scriverò se vuoi perché non ho incontrato mai
veri mattatori e veri ombrellai
ma gente capace di chiederti solo come stai
io scriverò se vuoi perché ho amato tutti i sessi
ma posso garantirvi che io
non ho mai dato troppo peso al sessso mio
ma con chiunque sappia divertirsi mi salverò
che viva la vita senza troppo arrichirsi mi salverò
che sappia amare che conosca Dio come le sue tasche
io scriverò perché ho vissuto anche di espedienti
perché a volte ho mostrato anche i denti
perché non potevo vivere altrimenti
io scriverò sul mondo e sulle sue brutture
sulla mia immagine pubblica e sulle camere oscure
sul mio passato e sulle mie paure

Resta Vile Maschio Dove Vai (1979) - Io Scriverò

Mi perdonerà, Rino, se ho usato le sue canzoni in questo post, ma per ora è la colonna sonora di questo confusionario, gioioso, ansioso, indecente, ingiusto, felice, sorridente, sognante, bonario, speranzoso, unico periodo.

Grazie Rino.

Si annida quatta, quatta nei bui meandri di antri polverosi, chiude gli occhi e se ne sta lì in attesa. Molti giurano di averne sentito solo parlare, altri raccontano strane leggende sul suo conto, dicono che si aggiri solo di notte, quando la stanchezza fa parlare bocche stanche di una lunga giornata appena passata.

E’ paziente, non va affatto di fretta. Non ha orari prestabiliti, né appuntamenti a cui arrivare, né corse da vincere. E’ lì. Buona, buona guarda in silenzio tutte quelle pazze, vertiginose, spericolanti, pesanti e insensate azioni.

Se la cerchi non la troverai mai. Sbuca dal suo nido quando non ci pensi, perché ama le sorprese, vivrebbe di continue docce gelate, di scherzetti fatti dietro le porte, di risatine malefiche.

Odia chi non la prende sul serio e per i pochi malcapitati che non le credono ha in serbo scottanti verità.

Se la chiami ad alta voce, arriva un sussurro che ti dice di star zitto. E’ un alito freddo, uno sguardo, un’occhiata sfuggente, una stanza buia ricoperta di alte sterpaglie.

Si cerca in punta di piedi.

Cos’è?

E’ una lunga, scombinata, assurda, sottile, silenziosa, strisciante, attesa, melanconica, lucida, accaldata, piccola, piccola, piccolissima… rivoluzione… ssshhhhh….

Ho compiuto 26 anni. Ho raggiunto questa età già da un paio di mesi; mi ci è voluto un po’ di tempo per riflettere su cosa fosse cambiato nella mia vita realmente.
Dunque, quando avevo ancora 20, 21, 22, 23, 24, 25 anni ho potuto prendere ben poche decisioni perchè ascoltando attentamente i consigli delle persone più grandi di me giungevo alla conclusione che era meglio aspettare.
A 20 anni, ho imparato che non bisogna mai addentrarsi in un bosco folto, buio e poco raccomandabile quando non si ha la dovuta esperienza.
A 21 anni, mi hanno detto che non bisogna mai essere sicuri di aver preso tutte le dovute precauzioni, perché tanto, alla fine, te ne dimenticherai sempre qualcuna. E io c’ho creduto.
Perciò a 22 anni mi sono accodata a chi sapeva più di me, a chi aveva il coraggio necessario per affrontare situazioni di cui io ancora non conoscevo neanche l’esistenza, e via dicendo.
La svolta si è affacciata a 23 anni, ma io ero troppo indaffarata a prendere appunti su come doveva essere la mia vita, per poter cogliere al volo una minima possibilità.
A 24 anni, mi hanno cominciato a fare dei complimenti. Mi comportavo bene, ero una persona seria, ero responsabile, avevo buona memoria, ma… dovevo comunque continuare a seguire l’esempio, altrimenti mi sarei montata la testa.
Finalmente compio un quarto di secolo. E penso: e adesso tutta vita, posso fare tutto quello che mi passa per la testa, tutti mi ascolteranno, tutti mi daranno ragione, tutti… di quei famosi appunti presi a 23 anni, avevo saltato una pagina fondamentale, così sono dovuta tornare indietro, rileggere rigo dopo rigo per trovare l’errore, ascoltare attentamente le lezioni passate per vedere se i miei appunti erano completi, compiacere gli altri per il loro sforzo minimo di cooperare con il genere umano. Sinceramente, ho provato ad un certo punto, ad alzare la testa, per dire timidamente la mia opinione, ma… un gelido, freddo, freddissimo, gelato, ghiacciato, agghiacciato, polare, artico, glaciale, siberiano, distaccato, indifferente, insensibile, impassibile, arido, frigido, scostante, altezzoso, altero “Fidati, io so come vanno le cose” mi ha letteralmente tramortito e staccato di netto quella poca sicurezza acquisita.
Ora ho 26 anni. Lo giuro. Ma non è cambiato assolutamente nulla.
Comunque non voglio piangermi addosso, perché sono troppo indaffarata a pensare a grandi bolle rosse e viola che si alzano in cielo mentre i miei mentori sproloquiano e combinano origami a perle di saggezza, esclusive esperienze a fantasiosi racconti di vita. E sì, ho imparato a isolarmi.
Appena qualcuno pronuncia più di sei parole inutili e inconsistenti per la mia vita, io chiudo. Le orecchie si tappano. La lingua si addormenta. Le braccia cadono giù a penzoloni.
Non ho trovato un rimedio alla fatidica frase “Fidati, io so come vanno le cose”, ma ho capito che è possibile NON ascoltare chi te lo dice e chi con aria bonaria ti dice di stare lontano da queste persone perché lui sa come vanno le cose…
E questo è già un bel traguardo.

P.S. Da qualche mese, a intervalli di tempo non troppo regolari, mi sto togliendo qualche macigno dalla scarpa. Mi sento meglio e più leggera.

Questa è la stagione delle lettere, quando ho voglia di scrivere, la prima forma di comunicazione che mi esce fuori è quella “epistolare”. Per cui comincio…

Cari amici,
dovete sapere che vi voglio bene, proprio perché spesso non vi capisco e quindi mi fate arrabbiare. Quando penso a voi, ho prima un grosso brontolio di pancia, poi un leggero capogiro e per finire una sudarella piacevole, che mi fa sentire più viva che mai.
In questo periodo, vi penso spesso, amici miei. Penso alle vostre chiassose risa, penso a quando parlate concitatamente e alzate la voce come per urlare e poi la riabbassate di colpo.
Non vi capisco sempre, non condivido quasi mai i vostri concetti e le vostre idee, ma mi piace ascoltarle in silenzio, magari accompagnarle con un sorriso sornione.
Non preoccupatevi, vi ascolto con piacere e continuerò sempre a farlo, mi piace sentire cosa pensate del mondo, adoro la vostra visione della realtà spesso così diversa dalla mia, mai uguale a quella degli altri.
Mi piacciono le vostre battute che mi fanno scoppiare all’improvviso dal ridere, come una pioggia scrosciante in un caldo pomeriggio estivo. Vi adoro. Sto bene con voi e sto facendo di tutto per dimostrarvelo. Vi difenderei in qualsiasi situazione, anche negli istanti di vostra pura follia, sappiate che avrete sempre un fedele avvocato al vostro fianco.

Perché faccio tutto questo? Perché spesso alzo la voce per voi? Perché mi arrovello il cervello per farvi essere onesti e sinceri?

Be’ se dovete porvi simili domande, allora è meglio finirla qua. Diamine! Faccio tutto questo perché sono affezionata a voi! Ma volete capirlo? A tutti voi!

Adoro E. per la sua solenne e battagliere fiducia in se stessa e perché sa accettare le critiche, i rimproveri dagli altri… anche se nessuno non ha mai il coraggio di dirle la verità! Fifoni! Adoro anche le sue foto e questo lei lo sa.

Adoro F. perché spesso non dobbiamo neanche parlare per capirci, ci sentiamo poco ma se abbiamo bisogno di aiuto sappiamo a chi rivolgerci. E sono sicura, che appena le cose si saranno sistemate, tornerà a disegnare per me.

Adoro C. perché lui c’è, sempre! A volte pure troppo!

Adoro G. che viene subito dopo C., ma non per importanza ma perché sono abituata a chiamarli insieme in ordine alfabetico. Insomma adoro G. perché è un po’ bugiardo e racconta-balle, ma sempre generoso e pronto a mettersi in gioco.

Adoro A. perché siamo cresciute insieme e da due bambine stupidelle siamo diventate due donne fiere di ciò che stanno costruendo e anche se non ci sentiamo mai, ci pensiamo e prima o poi andremo a cena insieme. E siccome adoro A., adoro anche A., sua dolce metà dalla parlata sincera e dal sagace gusto per i nomignoli.

Adoro C. perché mi fa danzare, o almeno mi ci fa credere così bene che con lei mi sento la nipote della Fracci!

Adoro R. perché è un omaccione che spaventa gli antipatici. Dorme poco, si dimentica di certi appuntamenti, è disordinato, ha la sindrome del capo-gruppo, odia le feste, ma è unico e generoso.

Adoro A. perché ancora deve capire chi è veramente, ma quando lo scoprirà si amerà per davvero e troverà realmente la donna della sua vita.

Adoro L. perché una volta camminava lento, lento e nei suoi confronti ho provato sempre protezione ed ora che comincia a “corricchiare” sono fiera di inciampare al suo fianco. Ora è lui che può sorreggermi.

Adoro E. perché è misteriosa, dicono che suoni meravigliosamente il piano, ma non l’ho mai sentita suonare, per questo mi affascina e la amo.

Adoro G.& A. perché spero un giorno di saper costruire un rapporto come il loro con la persona che amo.

Adoro S. mia unica salvezza contro la mastodontica università. Senza di lei sarei rimasta a fissare le bacheche dei professori. Grazie, perché ricordo l’università con piacere assoluto: le pattinate sui corridoi, le cotte per i ragazzi della segreteria, le corse per arrivare puntuali alle lezioni, gli esami in coppia… E siccome adoro S., adoro anche C. sua dolce metà e ragazzo perfetto per S.

E poi ancora adoro M., M., A., A., C…

Forse le nostre vite si divideranno, forse ci allontaneremo l’uno dall’altro, forse prima o poi ci odieremo veramente, ma comunque vada, rimarranno queste parole e lì… cadrà l’asino!

Vostra inchiostro

Fly like a beagleBuona domenica, signore e signori,
benvenuti da inchiostro, storie e storielle allegre ma snelle…
Come va? Tutto bene grazie.
Novità? Sì, qualcuna. Prima di tutto inchiostro si è tagliata i capelli. Poi tra poco comincerà il suo secondo lavoro. Che consiste esattamente in… non lo so bene, precisamente… come si può dire… be’ ve ne parlerò quando la cosa si sarà avviata.

Sento che questa è la primavera del cambiamento, da un po’ di tempo avevo una vita un po’ piatta, fatta di cose che si ripetevano all’infinito, sempre uguali, sempre le stesse. E la mia faccia aveva preso un’aria alquanto grigiastra.

Anche le piccole novità, non erano in realtà tali, perché si mascheravano perfettamente dietro azioni monotone che inchiostro doveva fare perché non aveva nient’altro di meglio a cui pensare.

Ora inchiostro ha trovato qualcosa di suo, di solo suo, nel senso che ha cominciato a muoversi da sola e tutta sola ha trovato un’alternativa al piattume della vita quotidiana. Forse tutto questo si rivelerà ben presto una faticaccia, ma chi lo sa, che non apra nuove strade.

Intanto inchiostro continuerà a divertirsi con il teatro insieme ai bambini del suo laboratorio, continuerà ostinatamente a ballare anche se non ha studiato danza, continuerà a cantare anche se non ha preso lezioni di canto, continuerà a litigare con la sua gatta, continuerà ad amare il suo amore dinoccolato e stralunato ma tanto, tanto tenero e affettuoso e soprattutto speciale.

Continuerà a fare la solita vita ma con aria diversa, perché ha capito che anche se si muove da sola, qualcosa riesce a conquistarselo. Anche per lei c’è un pezzetto di mondo che aspetta solo il suo sguardo, la sua vitalità, la sua voglia di rischiare.

Ora basta con la terza persona perché questa mi sembra una pagina scritta da Dr. Jekyll e Mr Hyde.

Vi saluto cari lettori, curiosi, amici, spioni! A presto.

Posted in Penna e matita, macchie scure at 2:18 pm | Comments (1)

Ho scoperto questo post pochi minuti fa ed ho le lacrime agli occhi, forse sarà il raffreddore, forse sarà l’immedesimazione, ma ho sentito il profondo bisogno di pubblicarlo.

Lavoro da un po’ in un’associazione culturale che “campa” solo grazie ai fondi di Comune, Regione e Provincia.

Addirittura organizza laboratori di teatro gratuiti chiedendo ai partecipanti solo un’esigua quota associativa annuale che non supera i 100,00 euro e che neanche tutti pagano…

Ed ogni volta per un lavoro ben fatto, ben pubblicizzato e soprattutto molto apprezzato da chi lo ha richiesto bisogna aspettare mesi (due, tre, sei, dieci!) ed a volte anche anni per avere quei pochi spiccioli.

Così sul sito “Uno per cento” ho trovato per caso questo post di A. Pizzola dal titolo Pagherò, vi prego di leggerlo molto attentamente…

Una volta esistevano le cambiali, quelle che si vedevano nei film di Totò e che hanno portato avanti, trascinando l’economia, il paese durante la ricostruzione. POi c’è stato un giro di vite e i Pagherò sono di fatto scomparsi dalla scena. Oggi se un disgraziato viene beccato con un assegno postdatato viene protestato (nonostante nella prassi di fatto le banche accettino postdatati e se li tengono in cassaforte fino alla naturale scadenza). L’amministrazione pubblica invece continua ad ignorare il problema. Se ricevi un contributo pubblico o, ancora meglio svolgi una consulenza o un servizio per un ente pubblico, difficilmente vedi i soldi prima di quattro mesi. Il pagamento a 90 - 120 gg. data fattura sta sugli incarichi e le delibere di mezz’Italia. Noi stiamo aspettando dal Comune di Sulmona, per dirne una, i soldi per la manifestazione “Ottobre piovono libri” svoltasi il 19 ottobre (vedi post). Il Comune a sua volta aspetta da ministero e regione i relativi contributi. Di fatto succede che un operatore culturale si ritrova a fare da banca alle amministrazioni pubbliche, anticipando somme presso i propri fornitori, pagandone i costi in termini di interessi e spese bancarie. Non è propriamente la soluzione migliore per favorire le iniziative culturali perchè la piccola associazione spesso, molto spesso, non ha la forza nè le garanzie necessarie per operare sul mercato in queste condizioni.

La soluzione? Semplice. Basterebbe che l’amministrazione pubblica, che in casi come questi di fatto fa impresa accettandone i rischi, si esponga con le banche, con la garanzia dello Stato o di chi per esso, per saldare in tempi idonei il dovuto. Altrimenti si ritorni alla prassi del Pagherò e tutti come Totò fardasè ci adegueremo all’evidenza.

A.Pizzola

Qui trovate il link del post

Grazie, non siamo soli…

Posted in Penna e matita at 10:34 am | Comments (2)

Capita a volte che voglio scrivere tanto, tantissimo ma lo spazio è minimo. Le emozioni sono tante e a chi la devo dare la colpa? Al mio stomaco ed ai miei pensieri brontoloni? Perché no, sarebbe tutto più facile. Oggi mi ritrovo a scrivere su un foglio digitale che non so quanto potrà ancora sopportarmi. Ma finché il programma su cui scrivo continuerà ad aprirsi, io continuerò a scrivere.
Sappiate o voi di questo mondo che il mio orecchio acerbo arriva dove gli altri non si immaginerebbero mai e sappiate che mi costa tanta fatica guardarvi negli occhi.
Sono alla ricerca di una voglia perduta e di un desiderio ardente che mi accorgo solo ora che è quasi assopito.
Ma risorgerò. Non preoccupatevi. La smetterò di essere alla continua ricerca di gratitudine. Perché credo di aver capito per la seconda volta che non c’è niente da fare. Se vuoi picchiare qualcuno devi farlo il prima possibile perché poi sarà tardi, lui continuerà con la sua vita e tu vorrai ancora picchiarlo ma quello, ahimè, sarà già lontano.

Ho una voglia matta di usare parole di cui nessuno capisca il significato, ma è quasi impossibile perchè tutti coloro che mi leggono sanno con chi hanno a che fare e così mi sento in trappola anche qui.

Tornerò ai diari segreti un giorno. Basta con i guardoni. Mi piace essere spiata quando ho qualcosa da raccontare, ma quando bramo dalla voglia di fuggire non dovete infastidirmi e pormi domande.

Voglio fare di più, voglio fare cose manuali, tangibili; non le so usare le parole, non mi piace tirarle fuori davanti a tutti. E’ così, voglio costruire ponti, case, macchine, voglio far crescere alberi ma non voglio discutere, spiegare, convincere. Non me ne importa niente. Voglio che tutti riconoscano il mio talento per i miei prodotti, non per la mia ombra immobile che ogni tanto si riflette su qualche specchio.

Potrei fare la cuoca. So cucinare in particolare due piatti: lo sformato di patate e la pasta all’amatriciana. Potrei costruire una carriera su queste due prelibatezze: “Da inchiostro un solo bis”. Così si potrebbe chiamare il mio ristorante.

Oppure potrei comporre mostri di plastilina da inserire in programmi per bambini.

Oppure potrei scrivere e non parlare mai più, perché solo nella scrittura sono me stessa. Solo con la scrittura riesco a spiegare cosa provo e chi non riesce a capirmi è perché non mi ha mai letto.

Sono già più di tre ore che sono sveglia, ma non mi sento stanca ed assonnata, anzi sono pronta per affrontare una nuova giornata. Bé dire che sono pronta, forse, è un po’ esagerato.  Oggi è giorno di bambini, chiacchiere e laboratori.  Come tutti i giorni. Bé non proprio tutti perché  il lunedì ed il venerdì spesso posso restare zitta e circondata da persone maggiorenni, anzi dal mio maggiorenne preferito…

Oggi è il giorno in cui devo leggere per la quarantesima volta un testo di teatro che ormai so a memoria e che dei bambini di 7 anni ancora non conoscono… per cui oggi è il giorno in cui dovrò correggere le virgole, gli accenti sulle sillabe, dovrò spiegare il significato di parole sconosciute.

Sono questi i miei doveri di operatore culturale nei confronti di bambini che devono fare uno spettacolo?

Forse sì, ma anche io ho il diritto di pretendere che questo lavoro lo faccia la loro maestra, o no?

Ho il dovere di essere una specie di loro maestra quando la loro vera maestra è assente? Forse sì, ma ho anche il diritto di chiedere alla supplente di turno di fare questo al posto mio quando non è orario di laboratorio.

Ma se quella supplente c’è solo per pochi giorni, ho il dovere di fare una lettera di reclamo alla scuola che mi sta impedendo di svolgere il mio lavoro fino in fondo?

Diritti e doveri… che grande stupidaggine! Alla fine c’è sempre qualcuno che si deve accontentare di quello che passa il convento, perché l’importante è andare avanti e far vedere che tutto funzioni. Tutto deve andare liscio come l’olio.

Mi chiedo se dovrò sbattere la testa sempre sui miei doveri o un giorno potrò urlare in faccia a qualche malcapitato anche i miei diritti.

Sicuramente quel giorno qualcuno mi prenderà per pazza e così mi pentirò di ciò che avrò fatto e me ne andrò via con la coda tra le gambe.

Però così vado avanti per inerzia. Il mio agire si sta fondando su un moto perpetuo!

Io chiedo i miei diritti, anche se dovrei esigerli, ma comunque sono una persona educata e mi hanno insegnato che le cose si chiedono, e l’umanità (che parola immensa) mi risponde “Doveri! Giovane ragazza, prima di tutto doveri!”.

Tra poco compirò 26 anni. Ho deciso di segnare su un elenco i nomi di tutti coloro che mi faranno gli auguri.

Ho il diritto di ricevere gli auguri da tutti coloro che mi frequentano.

Comincio dalle cose semplici. E non svelerò neanche il giorno preciso del mio compleanno.

Voglio proprio vedere…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Posso dire che non era quel parlare a vanvera in modo concitato con cui ho dovuto combattere per circa mezz’ora in un desolato pomeriggio romano in una scuola ancora più desolata che di grigio non ha solo le pareti dei corridoi ma anche i visi dei suoi ragazzi che ancora non si accorgono che i buoni ed i cattivi non si scovano così facilmente.

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Non era neanche lo sguardo rassegnato delle maestre impaurite dal tuo entrare nella loro classe così giovane ed inesperta.

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Posso escludere anche l’insoddisfazione di non riuscire a fare uno spettacolo.
And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Voglio togliere dalla lista anche la caduta del governo… ho solo una domanda… é solo un caso la visita di Prodi in Vaticano qualche giorno fa? Mistero della fede…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

E non voglio dimenticarmi di tutte quelle volte che…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Di quando mi si è strappato il neo con la spugna da bagno, di quando divento tutta rossa e non riesco a parlare, di quando so essere così poco convincente da non convincere neanche me stessa, di quando passo tutta la notte abbracciata ad una tazza del cesso a vomitare o meglio “rimettere”…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Escludiamo tutto…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Tutto…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Ed ora spero che sia tutto finito

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Grazie Janis…

holly-hobbie.jpgDichiarazione d’amore per brevi biglietti…
Quella volta che ho giocato a “indovina cosa penso” ho dovuto camminare e camminare, macinare chilometri su chilometri e non ho mica trovato l’amore! Non è che fosse sparito nel nulla, forse non era neanche colpa sua, ma quello stronzo non si è proprio presentato. Per fortuna dopo qualche anno è stato lui a trovarmi, altrimenti sarei impazzita, meno male!

Dichiarazione d’amore per il teatro: LA BAMBOLA

Entra in scena una bambola in perfetto stile “Holly Hobbie”, canticchia una canzoncina (forse “A zonzo” la canzone di Stanlio e Ollio… Guardo gli asini che volano nel ciel…etc…), ogni tanto rimane senza fiato ed aspira le parole; saltella per tutto il palco, si guarda intorno, guarda a destra e poi a sinistra, si ferma proprio al centro della scena, si spolvera la gonna, si aggiusta un po’ i capelli. Si mette sulla sedia al centro del palco, accanto a lei c’é un cestino di paglia con dei fiori dentro, ne prende uno, lo annusa, tira un sospiro.
Comincia a parlare… mentre parla stacca un petalo alla volta al fiore.

Ahhh (Sospira romantica)… quella volta che ho giocato a “indovina cosa penso”… (Risatina maliziosa) …M’AMA… (Arrabbiata, si alza di scatto dalla sedia) Ho dovuto camminare e camminare, macinare chilometri su chilometri… NON M’AMA… e non ho mica trovato l’amore (Si risiede, sospiro romatico) …l’amore! M’AMA… Non è che fosse sparito nel nulla… M’AMA… forse… (Comincia a singhiozzare) non era neanche colpa sua… (Piange disperata, si soffia il naso sul suo grembiulino, rumorosamente, poi si asciuga le lacrime) …Ma quello stronzo… M’AMA… (E’ soddisfatta) non si è proprio presentato!
Per fortuna dopo qualche anno è stato lui a trovarmi… oH NON M’AMA? Altrimenti sarei impazzita… (Toglie l’ultimo petalo, “M’AMA”)

Si alza dalla sedia, saltella e canticchia la canzoncina, ogni tanto rimane senza fiato ed aspira le parole; saltella per tutto il palco, si guarda intorno, guarda a destra e poi a sinistra, si ferma proprio al centro della scena, si spolvera la gonna, si aggiusta un po’ i capelli, prende il cestino e se ne va.