Dichiarazione d’amore per brevi biglietti…
Quella volta che ho giocato a “indovina cosa penso” ho dovuto camminare e camminare, macinare chilometri su chilometri e non ho mica trovato l’amore! Non è che fosse sparito nel nulla, forse non era neanche colpa sua, ma quello stronzo non si è proprio presentato. Per fortuna dopo qualche anno è stato lui a trovarmi, altrimenti sarei impazzita, meno male!
Dichiarazione d’amore per il teatro: LA BAMBOLA
Entra in scena una bambola in perfetto stile “Holly Hobbie”, canticchia una canzoncina (forse “A zonzo” la canzone di Stanlio e Ollio… Guardo gli asini che volano nel ciel…etc…), ogni tanto rimane senza fiato ed aspira le parole; saltella per tutto il palco, si guarda intorno, guarda a destra e poi a sinistra, si ferma proprio al centro della scena, si spolvera la gonna, si aggiusta un po’ i capelli. Si mette sulla sedia al centro del palco, accanto a lei c’é un cestino di paglia con dei fiori dentro, ne prende uno, lo annusa, tira un sospiro.
Comincia a parlare… mentre parla stacca un petalo alla volta al fiore.
Ahhh (Sospira romantica)… quella volta che ho giocato a “indovina cosa penso”… (Risatina maliziosa) …M’AMA… (Arrabbiata, si alza di scatto dalla sedia) Ho dovuto camminare e camminare, macinare chilometri su chilometri… NON M’AMA… e non ho mica trovato l’amore (Si risiede, sospiro romatico) …l’amore! M’AMA… Non è che fosse sparito nel nulla… M’AMA… forse… (Comincia a singhiozzare) non era neanche colpa sua… (Piange disperata, si soffia il naso sul suo grembiulino, rumorosamente, poi si asciuga le lacrime) …Ma quello stronzo… M’AMA… (E’ soddisfatta) non si è proprio presentato!
Per fortuna dopo qualche anno è stato lui a trovarmi… oH NON M’AMA? Altrimenti sarei impazzita… (Toglie l’ultimo petalo, “M’AMA”)
Si alza dalla sedia, saltella e canticchia la canzoncina, ogni tanto rimane senza fiato ed aspira le parole; saltella per tutto il palco, si guarda intorno, guarda a destra e poi a sinistra, si ferma proprio al centro della scena, si spolvera la gonna, si aggiusta un po’ i capelli, prende il cestino e se ne va.
Per sempre con il naso all’insù a cercare quello che mi piace senza chiedere se è giusto o sbagliato perché alla fine mi merito anche io qualcosa e se proprio non sarà possibile esaudire tutti i miei desideri spero almeno di avvicinarmi a quelli più lontani e allungando le braccia vorrei toccare con la punta delle dita il naso della luna che sorniona sorride tutte le notti di fronte a tali impeti di rabbia senza far accorgere a nessuno che la strada che si sta percorrendo è quella più articolata e arzigogolata che non prevede soste ma solo una molletta per tapparsi il naso per non aspirare i cattivi odori porca miseria e quanti se ne sentono puzzano come la lettiera di un gatto grasso che si gratta e si lecca a tutte le ore ed ora basta però si può fare altro della propria vita perché ogni volta ci si deve mangiare così il fegato a pezzi come fosse un piatto di chissà quale paese lontano e no quello è il mio fegato che si agita e non mi fa dormire la notte e mi dice con voce di donna esile di continuare a tenere duro di lasciare a casa i grattacapi perché anche io sono un fazzoletto malconcio e strappato ma che merita rispetto per tutto ciò che pensa e che ha il coraggio di dire senza più peli sulla lingua perchè sono le cose non dette che ti spezzano le gambe e te le fanno tremare insieme alle mani che accarezzano i capelli ecco di nuovo voglio usare questa espressione tutto qua o là che importanza fa poi dove si è l’importante è sapere perché ci si è arrivati.
La mia vita di coppia. in questo momento Ale sta facendo i piatti e si lamenta che sono troppi, riporto la frase che mi ha appena detto:”Tesoro, ma erano due giorni che non FACEVi i piatti!”.
Sto scrivendo con una gatta nera seduta sulle mie gambe, coperte da calze a strisce colorate. Nina mi guarda, ogni tanto mi annusa e spia le mie dita che scorrono sulla tastiera. Accanto a me c’è Ale, che tamburella con le dita sul tavolo, mentre visita siti che parlano di tecnologie nuove ed avanzate, che solo lui ed altri pochi eletti capiscono.
Sono nella mia camera. Per la precisione mi trovo rannicchiata nel mio letto accogliente. Sono sedici anni che questa stanza, al secondo piano di una villetta a schiera, é la mia camera. E forse tra poco, la lascerò.
Mi piacciono molto le illustrazioni per bambini sui libri di favole e racconti. Ritengo quei disegni pura arte, un po’ perché mi riportano indietro di qualche anno, quando “tagliuzzavo” e collezionavo su una vecchia agenda tutte le immagini che più mi colpivano e un po’ perché in quelle colorate, semplici e sintetiche illustrazione si ritrova espressa la parte migliore di un uomo.
La foto è stata realizzata nel 1993 da Piero Migliorisi, che si è divertito a fare indossare a Fedriani i panni del personaggio che incontriamo nei suoi quadri: l’omino svagato, col cappello e l’immancabile sciarpa, che spesso
attraversa le divagazioni oniriche del pittore. E Fedriani è davvero un po’ così.[...]
Se i sogni degli sciocchi potessero parlare, avessero una loro bocca, una loro lingua, delle loro orecchie, un loro corpo sarebbero guai per tutti. Il mondo forse sarebbe più sincero, ma la gente non si guarderebbe più in faccia. Scoppierebbero guerre, ci sarebbero litigi ovunque, nessuno sarebbe più sposato o amato…che non è poi la stessa cosa. Nei sogni gli sciocchi sono amanti perfetti e fedeli, sono amici sinceri e pieni di buoni consigli, sono volpi astute che sanno rispondere con la più cinica delle battute. Nel sogno anche gli sciocchi assumono sembianze perfette. Se i sogni degli sciocchi potessero parlare racconterebbero di storie banali, forse un po’ scabrose, forse bianche e candide, da bambini cresciuti.
Bolla: Signora lavandaiaaaaa! Signora lavandaiaaaaaa! Signora lavandaiaaaaa! Sono qua su, che fa? Fa finta di non vedermi? Tanto lo so che mi senteeeeeeee…..Che c’è l’hanno sgridata un’altra volta? “Se non la smetti di correre dietro a quelle bolle di sapone, mi arrabbio!”, le hanno detto così non è vero?



