PEYNET…e qualche volta molto peggio. — Cervantes, “Don Chisciotte”

Questa volta lo avrei seguito in capo al mondo, con la mia musica nelle orecchie e nella testa, con il mio sorriso sincero sulla faccia, con la mia mano nella sua.
Non volevo dirglielo fino all’ultimo, perché le sorprese vanno lasciate fino all’ultimo nello stomaco, per poi essere sparate così quando meno te lo aspetti.

Ogni momento era buono per dirglielo, ma poi contavo fino a dieci e mi trattenevo.

Sono stata brava fino all’ultimo. Ma non è bastato.
Sono qui, a scrivere sul mio computer che questa volta lo avrei seguito in capo al mondo. Ma eccomi qua. Ho il segno del cuscino ancora sulla faccia. Ho sonno e per non essere poi troppo triste smangiucchio dei cioccolatini avanzati dalla mia festa di compleanno….

…con in testa la certezza che da lunedì inizierò ad andare in palestra!

Comunque, stavolta, lo avrei veramente seguito in capo al mondo.

Ma non mi ha aspettato…

Da booksblog.it

E così il mistero si è risolto. La morte di Il deserto - Ill. di Antoine de Saint-ExuperyAntoine de Saint-Exupery è stata qualcosa di molto reale: un pilota della Lutwaffe ha infatti ammesso, dopo oltre 60 anni di mistero, che fu proprio lui a colpire il velivolo dove viaggiava lo scrittore-pilota di guerra.

Era così bello che nessuno ne avesse ritrovato i resti (anche se era stato rinvenuto, in mare, un suo braccialetto, e pezzi del suo aereo): lui era sparito nel nulla, come il piccolo Principe, in un viaggi intergalattico verso il suo minuscolo pianeta.

Vi interessa sapere il nome dell’uomo che lo uccise? Per la cronaca, si chiama Horst Rippert, e oggi ha 88 anni. “Seppi più tardi che si trattava di Saint-Exupery. E avrei voluto che non fosse lui, perché da piccoli tutti abbiamo letto i suoi libri e lo adoriamo”. Una piccola metafora dell’assurdità della guerra.

Ho imparato a camminare girando intorno ad un vecchio tavolo della cucina, aggrappandomi alle sedie ed alle gambe delle persone che c’erano sedute intorno, assaggiando pezzetti di mortadella.

Forse è iniziato da quel momento il mio amore per il cibo. Ma non era di questo che volevo parlare.

Intorno a quel tavolo c’erano mamma, papà, un po’ di zii, mia nonna. I miei genitori mi lasciavano spesso con mia nonna, l’estate. Ogni tanto mi venivano a trovare e mi portavano qualche gioco.

Io dormivo nel lettone grande con lei. Lei un po’ russava, ma io dopo essermi girata un po’ di volte riuscivo a dormire lo stesso. La mattina mi svegliava, mi faceva fare colazione con i biscotti del forno ed il latte caldo e mi lavava.

Io stavo in piedi dentro una bacinella. Lei mi passava la spugna ed il sapone, poi mi asciugava e mi riempiva di borotalco.

Quando me lo meritavo, mi sgridava. Ma poi facevamo subito pace. E faceva le fettuccine fatte in casa.

Quando veniva a stare con noi anche mia zia, io piangevo sempre, perchè mia zia non mi faceva tenere mai una piccola lucetta accesa accanto al letto.

Mia nonna invece prima di rimboccarmi le coperte me l’accendeva sempre, perché capiva che io pur dormendo dovevo vedere.

Io e mia nonna andavamo spesso a sentire i concerti in piazza. Ci portavamo le sedie da casa, un maglione contro il freddo e si partiva. Oppure andavamo alla fiera con la corriera e qualche regalino ci usciva sempre.

A Natale mia nonna regalava a tutti i nipoti i soldi, messi dentro delle bustine. Scriveva sempre un bigliettino di auguri e quando noi nipoti aprivamo la bustina e trovavamo i soldi andavamo subito a ringraziarla e lei un po’ scorbutica ci diceva:”Eh godeteveli questi perché sono gli ultimi”.

***

Ce l’ho fatta.
Voglio tenerli qui questi ricordi. Perché un giorno potrei dimenticarmene.

Dopo la pioggia - Foto di Giorgio PaceUna goccia scivolava tutta dritta fino a giù,
Ma alla fine del suo viaggio riprovò a tornare su.
Guardò bene in alto, alto ma nessuna idea trovò.
Guardò bene giù, giù in basso e un pensiero la sfiorò.
Alzò solo un po’ lo sguardo e ne vide milletre!
“Siamo tutte tue sorelle, arrivate qui per te!”

Calda, avvolgente, rilassante e tanto agognata.

Dopo cinque giorni di influenza, che mi ha lasciata come uno straccietto da spolvero abbandonato tutto sporco e sudicioso su una seggiola, eccomi qui profumata e quasi guarita.

Be’ posso dire che la febbre non ce l’ho più e posso dire anche che questa settimana a letto a sudare, sfebbrare, tossire, tremare, inveire contro chi mi faceva i famosi “bagnoli” (cioè pezze fredde di stoffe) per farmi abbassare la febbre mi è stata molto utile per riflettere.

Ombrello gattoCosa che a dir la verità faccio fin troppo, mi ci voleva pure l’influenza per farmi riflettere un altro po’, ma comunque non si riflette mai abbastanza!

E quindi ho pensato che pur lavorando per tante case farmaceutiche nessuno al momento del bisogno ti regala mai una medicina utile!
Ho pensato anche a cosa mi piacerebbe acquistare in queste giornate diStivali da pioggia saldi e pioggia….
Ho pensato anche a quanti telefilm trasmette Italia 1 la mattina! Troppi!

Non ho pensato a cosa troppe impegnative a dir la verità… Vabbè in fondo avevo la febbre a 39°!

Alla prossima e buona influenza a tutti!

(La foto in alto è di Giorgio Pace)

Lucy e l’amoreAmore, tanto amore. Per sempre.

Quando parlo della mia vita privata arrossisco. Sia che ne parli a voce, che attraverso un computer. E’ più forte di me. Divento paonazza perché è un argomento delicato.

Mi imbarazza, forse perché la mia vita è sempre stata piena di “pecche” e questa parte invece è sempre stata “perfetta”. L’amore mi rilassa, mi rende tranquilla. Mi piace vivere insieme, mi piace andare a dormire stretti, stretti per il freddo e per la gioia di sentirsi vicini.

Mi piace avere un gatto in comune. Mi piace cucinare e mi piace cucinare insieme, apparecchiare la tavola, fare l’albero di Natale, fare la spesa.

Insieme.

Tutto qua.

E’ un breve epilogo, ma spesso troppe parole rischiano di sporcare.

Buon anno.

Ho compiuto 26 anni. Ho raggiunto questa età già da un paio di mesi; mi ci è voluto un po’ di tempo per riflettere su cosa fosse cambiato nella mia vita realmente.
Dunque, quando avevo ancora 20, 21, 22, 23, 24, 25 anni ho potuto prendere ben poche decisioni perchè ascoltando attentamente i consigli delle persone più grandi di me giungevo alla conclusione che era meglio aspettare.
A 20 anni, ho imparato che non bisogna mai addentrarsi in un bosco folto, buio e poco raccomandabile quando non si ha la dovuta esperienza.
A 21 anni, mi hanno detto che non bisogna mai essere sicuri di aver preso tutte le dovute precauzioni, perché tanto, alla fine, te ne dimenticherai sempre qualcuna. E io c’ho creduto.
Perciò a 22 anni mi sono accodata a chi sapeva più di me, a chi aveva il coraggio necessario per affrontare situazioni di cui io ancora non conoscevo neanche l’esistenza, e via dicendo.
La svolta si è affacciata a 23 anni, ma io ero troppo indaffarata a prendere appunti su come doveva essere la mia vita, per poter cogliere al volo una minima possibilità.
A 24 anni, mi hanno cominciato a fare dei complimenti. Mi comportavo bene, ero una persona seria, ero responsabile, avevo buona memoria, ma… dovevo comunque continuare a seguire l’esempio, altrimenti mi sarei montata la testa.
Finalmente compio un quarto di secolo. E penso: e adesso tutta vita, posso fare tutto quello che mi passa per la testa, tutti mi ascolteranno, tutti mi daranno ragione, tutti… di quei famosi appunti presi a 23 anni, avevo saltato una pagina fondamentale, così sono dovuta tornare indietro, rileggere rigo dopo rigo per trovare l’errore, ascoltare attentamente le lezioni passate per vedere se i miei appunti erano completi, compiacere gli altri per il loro sforzo minimo di cooperare con il genere umano. Sinceramente, ho provato ad un certo punto, ad alzare la testa, per dire timidamente la mia opinione, ma… un gelido, freddo, freddissimo, gelato, ghiacciato, agghiacciato, polare, artico, glaciale, siberiano, distaccato, indifferente, insensibile, impassibile, arido, frigido, scostante, altezzoso, altero “Fidati, io so come vanno le cose” mi ha letteralmente tramortito e staccato di netto quella poca sicurezza acquisita.
Ora ho 26 anni. Lo giuro. Ma non è cambiato assolutamente nulla.
Comunque non voglio piangermi addosso, perché sono troppo indaffarata a pensare a grandi bolle rosse e viola che si alzano in cielo mentre i miei mentori sproloquiano e combinano origami a perle di saggezza, esclusive esperienze a fantasiosi racconti di vita. E sì, ho imparato a isolarmi.
Appena qualcuno pronuncia più di sei parole inutili e inconsistenti per la mia vita, io chiudo. Le orecchie si tappano. La lingua si addormenta. Le braccia cadono giù a penzoloni.
Non ho trovato un rimedio alla fatidica frase “Fidati, io so come vanno le cose”, ma ho capito che è possibile NON ascoltare chi te lo dice e chi con aria bonaria ti dice di stare lontano da queste persone perché lui sa come vanno le cose…
E questo è già un bel traguardo.

P.S. Da qualche mese, a intervalli di tempo non troppo regolari, mi sto togliendo qualche macigno dalla scarpa. Mi sento meglio e più leggera.

StregaCara Fatina Dai Capelli Turchini,
spero proprio che scrivendo a te risolverò tutti i miei problemi. Ascolta qua: ho da chiederti un favore, che non so se proprio tu, dall’alto della tua magia, potrai farmi.
So che sei una maga potentissima, che ti fai chiamare fata per non spaventare i bambini che ti chiedono aiuto, che mangi gli spaghetti con le mani sporcandoti tutta la faccia, che quando sei in auto e vedi dei pedoni che non attraversano sulle strisce acceleri per mettergli paura, che quando c’è una vecchina che deve attraversare la strada tu decidi di cambiare tragitto.
Oh dolce Fatina Dai Capelli Turchini, da tutte queste cose che so di te, direi proprio che sei un’infame, naturalmente l’aggettivo “infame” è usato con rispetto parlando; sei proprio quello che fa per me!

Dunque, ti stavo dicendo che spero proprio che tu possa farmi questo favore, o meglio, spero proprio che tu possa aiutarmi ad esaudire un desiderio.
Vedi, cara Fatina Dai Capelli Turchini, il mio problema è che io sbraito, mi arrabbio, sembro cattivissima ma poi alla fine sono una “bonacciona” che non riesce quasi mai a mettere in pratica i suoi malefici propositi.

E per questo motivo, tutti se ne approfittano. Prendono decisioni che a me potrebbero causare qualche problema senza consultarmi; spacciano le mie idee per le loro; mi raccontano un sacco di frottole; mi danno la colpa di cose che io non ho fatto; mi guardano con aria stupida e imbambolata senza temermi o meglio senza temermi abbastanza…
Insomma, alla fine vincono sempre loro! Quelli che si spacciano per buoni, ma che invece, sono più malefici di me!

Come posso fare per essere cattiva come te?
Sto cercando di fare azioni cattive, cattivissime. Ma non mi sembra mai abbastanza.

Stamattina per esempio appena scesa da casa c’era una vecchina che tentava di riprendere un vecchio secchio sudicio che le era caduto nel cassonetto. Mi guardava, voleva il mio aiuto. Eh, ma io ero già in ritardo e poi ero appena uscita dalla doccia, ero tutta pulita, profumata… Non mi andava di infilare metà corpo nel cassonetto per riprenderle il secchio. Così le ho sorriso, ho fatto finta di niente, sono salita in macchina e sono andata.

Che te ne pare? E’ ancora poco, vero?

Aspetto tuoi consigli…

Tua fedele allieva, inchiostro.

bfangeailescompletementblinkiescom.gifGrazie. Di cuore: i sorrisi, le battute, le stronzate, le risate… Tutta la preparazione a mia insaputa! Ma come avete fatto a non farmi accorgere di nulla!?

Ieri era il mio compleanno. Ho saltato il lavoro e con la mia dolce e inseparabile metà sono andata a fare una gitarella a Roma: mostra di “Chagall” al Vittoriano, “Trash people” a piazza del Popolo, risate e chiacchiere con una amica che non vedevo da tanto.

Ritorno a casa. Apro la porta e davanti a me, il solito mobile con i vetri, ma… pieno di candele… luce soffusa.

Faccio un passo in più… tappeti e veli colorati ovunque, sembrava dibfdinocompletementblinkiescom.gif stare nei racconti de “Le mille e una notte” e poi…

Fuori in balcone, nelle stanze, nella doccia del bagno… ovunque spuntano amici e mamma e papà e una bimba e tantissimi occhi e denti bianchi che scintillano alla penombra!

Sorpresa! Ieri sera mi è stata fatta una festa a sorpresa per il mio 26° compleanno.

Grazie ancora di cuore.

Non pubblicherò la “famosa” lista bianca con i nomi di chi mi ha fatto gli auguri, perché ho ricevuto molto di più di quello che mi aspettavo.

Ora posso piangere, senza farmi vedere da voi…

Posso dedicarvi solo una canzone, che ci accomuna, ci unisce, ci racchiude in un unico abbraccio… Vi voglio bene, vi amo, vi stringo a me come un dolce asino che vola su nel ciel…

bfsingescompletementblinkiescom.gifGuardo gli asini
che volano nel ciel
ma le papere sulle nuvole
si divertono
a fare i cigni nel ruscel
bianco come inchiostro
vanno i treni
sopra il mare tutto blu
e le gondole bianche
sbocciano nel crepuscolo
sulle canne di bambu’
Du du du du du
Queste strane cose
vedo ed altro ancor
quando ticchete ticche
ticchete ticche
ticchete sento che e’
guarito il cuor
dall’estasi d’amor

Ed ora “all together”!!!

http://www.youtube.com/watch?v=Gb76Km2HSL0

converse.jpgDa un po’ di mesi sto preparando un libro. Si chiama “Favole frivole”. Non sarà mai pubblicato perché è un libro troppo intimo, che molti non capirebbero, o meglio, su cui molti riderebbero, perché spesso anche io faccio ridere, ma quando qualcuno ride su aneddoti celati dentro parole ironiche sento come un brivido viscido lungo il collo. E così mi dico che non scriverò più.

Si chiama “Favole frivole” proprio perché è composto da giocherelli sciocchi che un tempo sono serviti a tappare dei buchi di scena; sono appunto “favolette” nel senso che sono cose di poco conto su cui in pochi gettano lo sguardo per più di tre minuti, anche perché è la loro esatta durata!
Comunque mi piaceva l’aggettivo frivolo e così l’ho associato alla parola “favola” che dava al tutto un tono molto poco serioso.

Favole frivole. La mia vita. Le mie esperienze. I miei problemi. Questo titolo racchiude tutto. Favole frivole.

Tempo fa qualcuno mi ha detto che gli ricordavo “Alice”, quella che fugge nel paese delle meraviglie. Forse non aveva tutti i torti. Sono frivola anche io, come le mie favole, come la bambina che insegue un coniglio bianco, come il bisogno che sento ora di dedicare del tempo a me stessa.

Favole frivole: l’altro giorno ho visto in un negozio delle converse basse, bellissime. Le comprerò un giorno e “frivolamente” le indosserò sotto dei jeans nuovi. Non ho più un paio di jeans decenti. Quelli che preferivo mi hanno abbandonato qualche mese fa, strappandosi proprio sotto il sedere. Molti direbbero che si possono portare anche strappati. La moda. Ma io sono “frivola” non sono “esibizionista”.

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Posso dire che non era quel parlare a vanvera in modo concitato con cui ho dovuto combattere per circa mezz’ora in un desolato pomeriggio romano in una scuola ancora più desolata che di grigio non ha solo le pareti dei corridoi ma anche i visi dei suoi ragazzi che ancora non si accorgono che i buoni ed i cattivi non si scovano così facilmente.

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Non era neanche lo sguardo rassegnato delle maestre impaurite dal tuo entrare nella loro classe così giovane ed inesperta.

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Posso escludere anche l’insoddisfazione di non riuscire a fare uno spettacolo.
And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Voglio togliere dalla lista anche la caduta del governo… ho solo una domanda… é solo un caso la visita di Prodi in Vaticano qualche giorno fa? Mistero della fede…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

E non voglio dimenticarmi di tutte quelle volte che…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Di quando mi si è strappato il neo con la spugna da bagno, di quando divento tutta rossa e non riesco a parlare, di quando so essere così poco convincente da non convincere neanche me stessa, di quando passo tutta la notte abbracciata ad una tazza del cesso a vomitare o meglio “rimettere”…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Escludiamo tutto…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Tutto…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Ed ora spero che sia tutto finito

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Grazie Janis…