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“Bisogna avere un caos dentro di se’, per generare una stella danzante.”Nietzsche

E come una stella posso brillare fino ad accecare gli occhi che mi guardano in modo insistente e che poi ad un minimo cenno del mio sguardo si girano dall’altra parte.

Ieri sono andata a Frasso Sabino con Ale. Frasso è un paese in provincia di Rieti di poche anime, con un centro storico molto grazioso e ben curato, un osservatorio astronomico ricavato da un vecchio mulino ristrutturato ed una vitale attività culturale che farebbe gola ai più ferventi organizzatori di eventi del paese. Perché?

Perché con una idea tanto semplice quanto funzionale sono riusciti a far uscire la gente dalle loro case (obiettivo primario di ogni organizzatore di eventi che si rispetti), a farla divertire (che di questi tempi non è poco) ed a farla convivere pacificamente con tutti coloro che pur non essendo italiani, laziali, reatini, “frassinati” erano lì. Grazie a quale magia tutti i presenti hanno passato un pomeriggio all’insegna dell’intercultura, della pace fra i popoli e del rispetto reciproco?

Grazie al cibo. Sembra strano ma è così.

In tutta la piccola piazza di Frasso Sabino, si ergevano come le casette dei puffi, piccoli stand, in cui uomini e donne di diverse nazionalità facevano assaggiare ai golosi di passaggio i cibi più gustosi: dalle trecce di marmellata rumene, ai salamini sabini, dalle salsette di funghi porcini e tartufo del lazio ai piccanti piatti africani, dalla birra di Borgorose agli arancini Siciliani… Per non parlare poi delle pizze fritte farcite con la mortadella….

E la gente come rideva! Come era felice!

Sembra strano, ma era proprio così…

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