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Normalmente veloce

Tornerò normale, lo prometto. Questa volta ascolterò più attentamente. Basta con i castelli in aria, gli occhi persi nel vuoto e soprattutto basta con quelle melodie che mi entrano nelle orecchie prima di andare a dormire. E’ la verità. Questa volta non lo dico con la convinzione di non farcela. Stavolta sarà così e basta.

Mi sto incamminando a passi svelti verso il mondo che mi aspetta da tempo. Non si può pretendere di rimanere sempre calmi e asciutti e privi di sudore, quando si cammina verso una meta così importante si deve sudare e si deve camminare a passo svelto.

Sono quasi arrivata, stavolta tornerò luminosamente normale. La normalità brilla di solito? Cos’è questa luce che mi acceca? Ma, sì, è la normalità. E io che credevo fossero cieli stellati o albe estive al mare o tramonti osservati da finestre talmente grandi che non vedi i vetri. Che fatica andare incontro alla normalità. Quasi, quasi mi fermo un po’ a riposare.

Sta piovendo.

Vorrei tanto alzare gli occhi al cielo e bere tutta la pioggia che cade e poi trasformare la mia bocca in una piscina in cui poter sguazzare liberamente nuda. No! Stavolta si prende l’ombrello grigio, con le stecche rotte, si apre e ci si copre. Stavolta si fanno le cose normali. E si continua a camminare.

Faticoso.

Non sono abituata a camminare in linea dritta e perpendicolare all’asfalto. Aumento il passo perchè non voglio arrivare tardi. La normalità non attende per ore. E questa volta voglio essere puntuale. Io sono abbastanza puntuale, quindi non devo preoccuparmi di arrivare in ritardo. Corro? Corro.

Si sente una musica. E’ meno noioso camminare a tempo di musica. Ma quello cos’è? Sembra un quadro. Non importa, io devo correre verso la normalità.

E’ un bel quadro. Ma che fa? Si scioglie? Bello! Quasi, quasi vado a vedere, tanto sono quasi arrivata, la normalità è lì, dietro l’angolo, se faccio una breve sosta a chi può interessare?