Il seguente testo è stato creato per un concorso letterario dal nome “Lama e Trama”, scopo era di scrivere un racconto che avesse come punto cardine qualsiasi oggetto composto da una… lama (appunto!). Il testo non è mai stato spedito, guasti tecnici. Ora è tutto vostro, buona lettura.

La porta si chiuse di colpo. Delle grida miste a terrore e rabbia si affievolirono lungo il corridoio poco alluminato. Di quella lunga ed estenuante nottata rimanevano solo dei fiori gettati violentemente a terra, libri stracciati, una sedia con una gamba rotta e bisturi, siringhe, aghi sparsi ovunque per tutto il pavimento. La stanza era distrutta. C’erano tende strappate, pezzi di vetro a terra e dalla parete, proprio di fronte al letto, scolava un liquido rossastro. Forse aranciata, forse qualcos’altro…

Ora sembrava tornata la calma. Lei era seduta su l’unica sedia rimasta intatta e le poggiava delicatamente una mano sul viso. E la guardava. Osservava attentamente quella ragazza, senza perderla mai d’occhio, come fa una leonessa con la sua preda. Quella ragazza era sdraiata sul letto, il corpo era nudo e stava a contatto con il ruvido e vecchio materasso che le arrossava terribilmente la schiena.

Aveva una pelle così delicata, perfetta e pura che, forse, si meritava tutta questa crudeltà. Lei sentiva e toccava i capelli lunghi, morbidi e setosi della ragazza. Aveva brama di tagliarglieli ciocca per ciocca, con un coltellaccio che aveva trovato la sera prima in cucina.

La lama così tagliente e sottile le ricordava quella del rasoio di suo nonno. Su e giù con quel suo rasoio sempre ben affilato, su e giù sulle barbe di quei vecchi clienti che ormai si fidavano della mano ferma e sicura del loro barbiere. Anche lei voleva essere come suo nonno. Così ferma e senza nessuna paura di sbagliare. Le vennero in mente le parole di una canzone, ascoltata qualche anno prima a teatro…

Quanti denti ha il pescecane
e a ciascun li fa veder,
e Macheath, lui ci ha un coltello
ma chi mai lo può saper?

Continuò a guardare la ragazza, era sempre distesa sul letto. Aveva gli occhi socchiusi, forse i farmaci stavano facendo effetto. Quella ragazza aveva avuto una forza terribile nel rompere tutto ciò che si trovava in quella stanza. A vederla ora, così esile e fragile non si sarebbe creduto che tutto quel disordine lo aveva provocato lei. In una sola notte. Lunga e interminabile. La ragazza voleva fuggire, gridava, implorava le persone attorno a lei di lasciala libera, non voleva e poteva rimanere lì.

Una notte di sevizie, per chi la tratteneva e per lei che le provocava a se stessa ed agli altri. Questi pensieri passavano per la sua testa, mentre con gli occhi fermi spiava la ragazza. La mente le ritornò al coltello, a quel coltellaccio che per caso aveva trovato nella sua cucina, con quello avrebbe riportato la calma ed il rispetto in quella stanza ormai disonorata dalla pazzia. Con un solo coltello e la mano ferma e sicura avrebbe avuto il totale controllo della situazione.

Amava le lame affilate, da bambina teneva sempre un coltellino nascosto nella tasca dei pantaloni e lo usava per qualsiasi evenienza: per tagliare pezzi di carta, per tagliarsi le unghie, per aprire contenitori e barattoli, per intagliare pezzetti di legno trovati in giardino, per mozzare di netto la coda alle lucertole… Sua mamma un giorno le aveva scoperto quel coltellino e non glielo aveva più ridato. Poi l’altra sera aveva trovato quel coltellaccio. E stavolta nessuno poteva toglierlo dalle sue mani ferme e sicure. Era suo. E avrebbe mostrato a quella ragazza tutta la sua bravura nell’usarlo. Le ritornarono alla mente le parole di quella canzone…

Quanti denti ha il pescecane
e a ciascun li fa veder,
e Macheath, lui ci ha un coltello
ma chi mai lo può saper?

I suo occhi si mossero per un attimo verso la finestra. Dove lo aveva messo? Gli occhi le tornarono fermi e immobili sulla ragazza. Lo aveva messo nel cassetto accanto al letto su cui era sdraiata la ragazza. Le era subito piaciuto quel posto. Era ideale per nascondere un coltello. Il cassetto era stato foderato con una vecchia carta rossa. Prima o poi lo avrebbe usato. E tutti, finalmente avrebbero pensato, che lei li aveva avvertiti. Udì dei passi provenire dalla stanza accanto. Lei trattenne il respiro, la ragazza si mosse e fece un sospiro. I passi si fermarono.

Forse le avevano sentite dalla stanza accanto. Forse tutto stava per finire, forse non avrebbe avuto la possibilità di usare quel coltello. Le dispiaceva, lei voleva dimostrare a tutto il mondo che la sua mano era ferma e calma come quella di suo nonno. Nessuno, questa volta, le avrebbe tolto quel coltello. Nessuno. Cominciò a canticchiare sottovoce quella canzone, per distrarsi…

Quanti denti ha il pescecane
e a ciascun li fa veder,
e Macheath, lui ci ha un coltello
ma chi mai lo può saper?

I passi si allontanarono, erano salve. Si alzò rapidamente dalla sedia, corse alla finestra. Ripensò a questa strana giornata. Pensò alla vecchia carta rossa, al cassetto, al coltello nascosto nella borsa per tutto il viaggio sull’autobus. Aveva minacciato una vecchia signora che la guardava con insistenza facendole vedere per un attimo la lama del suo coltello. La signora si era voltata dall’altra parte indispettita e forse un po’ impaurita. Lo aveva lavato con cura. Gli aveva spolverato e lustrato il manico di legno. Lo aveva anche baciato. Gli aveva voluto bene. Lo aveva protetto come un figlio.

Le sue mani cominciarono a tremare. Le sue dita si mossero freneticamente. La sua pelle diventò rossa e rugosa come una corteccia di un albero secolare. Le sue mani si agitavano in piccoli e quasi impercettibili scatti. Quello era il suo coltello, il suo! Lei con quel coltello doveva dimostrare che le sue mani erano ferme e calme come quelle di suo nonno! Nessuno poteva possederlo tranne lei. Guardò la ragazza sdraiata sul letto. Stava dormendo. Ma osservandola attentamente, percepì un movimento debolissimo delle sue labbra, come se la ragazza stesse canticchiando sommessamente una canzone…

…e Macheath, lui ci ha un coltello
ma chi mai lo può saper?

Voleva fargliela pagare, come fa una leonessa con una preda che tenta di scappare. Quella ragazza era troppo insolente. Presto avrebbe chiuso tutti i conti, grazie al suo coltello. Improvvisamente si spalancò la porta, entrò una donna esile, quasi scheletrica, abbastanza alta. A lei ricordava sua madre, quella madre che anni prima le aveva tolto il suo coltellino. Quindi odiava quella donna dall’aspetto malaticcio e dagli occhi di ghiaccio.

Era la capo reparto: “Finalmente si è addormentata questa stupida!”. Ma si sbagliava. Con un impeto di violenza animalesca, la ragazza saltò sul letto e poi sulla scheletrica donna che era proprio di fronte. Le mise le mani attorno al collo. Voleva vendicarsi di tutto quell’odio. Urlava di volerla uccidere, le sputò in faccia. Gli occhi di ghiaccio della donna si fecero vitrei. La ragazza continuava a stringere. Lei non si mosse, in tutto questo marasma rimase ferma a chiedersi se questo era il momento giusto per usare il suo coltello.

Non le piaceva l’idea di salvare la sua capo reparto, una donna odiosa, fredda, calcolatrice, una donna che non le avrebbe mai permesso di usare il suo amato, desiderato coltello. Ma poi pensò che questa forse era l’unica occasione per far vedere a tutti che le sue mani erano ferme come quelle di suo nonno, si avvicinò al cassetto, fece per aprirlo…

La ragazza improvvisamente si accasciò sulla donna, le sue mani allentarono la presa, cadde sul pavimento. I capelli le si tinsero di sangue. La capo reparto guardò per un attimo quella pozza rossa, ricambiò lo sputò ricevuto prima in faccia e disse: “Stanotte, quando ti sei assentata per andare in bagno, ho trovato questo coltello nel cassetto! Ti rendi conto? Un coltellaccio, di quelli da cucina! Guarda! Questa scema! Vammi a prendere il detergente per i pavimenti…bisogna pulire questo schifo!”.

L’infermiera guardò il cassetto, il suo cassetto, dove un tempo c’era stato il suo coltello. Si stirò il vestito con le mani e si avvicinò alla porta. Pensò solo ad una cosa, prima di uscire da quella stanza.

e Macheath, lui ci ha un coltello
ma chi mai lo può saper?

Guardò le sue mani, erano ferme e calme. Ottime per usare un coltello.

FINE