Ho compiuto 26 anni. Ho raggiunto questa età già da un paio di mesi; mi ci è voluto un po’ di tempo per riflettere su cosa fosse cambiato nella mia vita realmente.
Dunque, quando avevo ancora 20, 21, 22, 23, 24, 25 anni ho potuto prendere ben poche decisioni perchè ascoltando attentamente i consigli delle persone più grandi di me giungevo alla conclusione che era meglio aspettare.
A 20 anni, ho imparato che non bisogna mai addentrarsi in un bosco folto, buio e poco raccomandabile quando non si ha la dovuta esperienza.
A 21 anni, mi hanno detto che non bisogna mai essere sicuri di aver preso tutte le dovute precauzioni, perché tanto, alla fine, te ne dimenticherai sempre qualcuna. E io c’ho creduto.
Perciò a 22 anni mi sono accodata a chi sapeva più di me, a chi aveva il coraggio necessario per affrontare situazioni di cui io ancora non conoscevo neanche l’esistenza, e via dicendo.
La svolta si è affacciata a 23 anni, ma io ero troppo indaffarata a prendere appunti su come doveva essere la mia vita, per poter cogliere al volo una minima possibilità.
A 24 anni, mi hanno cominciato a fare dei complimenti. Mi comportavo bene, ero una persona seria, ero responsabile, avevo buona memoria, ma… dovevo comunque continuare a seguire l’esempio, altrimenti mi sarei montata la testa.
Finalmente compio un quarto di secolo. E penso: e adesso tutta vita, posso fare tutto quello che mi passa per la testa, tutti mi ascolteranno, tutti mi daranno ragione, tutti… di quei famosi appunti presi a 23 anni, avevo saltato una pagina fondamentale, così sono dovuta tornare indietro, rileggere rigo dopo rigo per trovare l’errore, ascoltare attentamente le lezioni passate per vedere se i miei appunti erano completi, compiacere gli altri per il loro sforzo minimo di cooperare con il genere umano. Sinceramente, ho provato ad un certo punto, ad alzare la testa, per dire timidamente la mia opinione, ma… un gelido, freddo, freddissimo, gelato, ghiacciato, agghiacciato, polare, artico, glaciale, siberiano, distaccato, indifferente, insensibile, impassibile, arido, frigido, scostante, altezzoso, altero “Fidati, io so come vanno le cose” mi ha letteralmente tramortito e staccato di netto quella poca sicurezza acquisita.
Ora ho 26 anni. Lo giuro. Ma non è cambiato assolutamente nulla.
Comunque non voglio piangermi addosso, perché sono troppo indaffarata a pensare a grandi bolle rosse e viola che si alzano in cielo mentre i miei mentori sproloquiano e combinano origami a perle di saggezza, esclusive esperienze a fantasiosi racconti di vita. E sì, ho imparato a isolarmi.
Appena qualcuno pronuncia più di sei parole inutili e inconsistenti per la mia vita, io chiudo. Le orecchie si tappano. La lingua si addormenta. Le braccia cadono giù a penzoloni.
Non ho trovato un rimedio alla fatidica frase “Fidati, io so come vanno le cose”, ma ho capito che è possibile NON ascoltare chi te lo dice e chi con aria bonaria ti dice di stare lontano da queste persone perché lui sa come vanno le cose…
E questo è già un bel traguardo.

P.S. Da qualche mese, a intervalli di tempo non troppo regolari, mi sto togliendo qualche macigno dalla scarpa. Mi sento meglio e più leggera.

Questa è la stagione delle lettere, quando ho voglia di scrivere, la prima forma di comunicazione che mi esce fuori è quella “epistolare”. Per cui comincio…

Cari amici,
dovete sapere che vi voglio bene, proprio perché spesso non vi capisco e quindi mi fate arrabbiare. Quando penso a voi, ho prima un grosso brontolio di pancia, poi un leggero capogiro e per finire una sudarella piacevole, che mi fa sentire più viva che mai.
In questo periodo, vi penso spesso, amici miei. Penso alle vostre chiassose risa, penso a quando parlate concitatamente e alzate la voce come per urlare e poi la riabbassate di colpo.
Non vi capisco sempre, non condivido quasi mai i vostri concetti e le vostre idee, ma mi piace ascoltarle in silenzio, magari accompagnarle con un sorriso sornione.
Non preoccupatevi, vi ascolto con piacere e continuerò sempre a farlo, mi piace sentire cosa pensate del mondo, adoro la vostra visione della realtà spesso così diversa dalla mia, mai uguale a quella degli altri.
Mi piacciono le vostre battute che mi fanno scoppiare all’improvviso dal ridere, come una pioggia scrosciante in un caldo pomeriggio estivo. Vi adoro. Sto bene con voi e sto facendo di tutto per dimostrarvelo. Vi difenderei in qualsiasi situazione, anche negli istanti di vostra pura follia, sappiate che avrete sempre un fedele avvocato al vostro fianco.

Perché faccio tutto questo? Perché spesso alzo la voce per voi? Perché mi arrovello il cervello per farvi essere onesti e sinceri?

Be’ se dovete porvi simili domande, allora è meglio finirla qua. Diamine! Faccio tutto questo perché sono affezionata a voi! Ma volete capirlo? A tutti voi!

Adoro E. per la sua solenne e battagliere fiducia in se stessa e perché sa accettare le critiche, i rimproveri dagli altri… anche se nessuno non ha mai il coraggio di dirle la verità! Fifoni! Adoro anche le sue foto e questo lei lo sa.

Adoro F. perché spesso non dobbiamo neanche parlare per capirci, ci sentiamo poco ma se abbiamo bisogno di aiuto sappiamo a chi rivolgerci. E sono sicura, che appena le cose si saranno sistemate, tornerà a disegnare per me.

Adoro C. perché lui c’è, sempre! A volte pure troppo!

Adoro G. che viene subito dopo C., ma non per importanza ma perché sono abituata a chiamarli insieme in ordine alfabetico. Insomma adoro G. perché è un po’ bugiardo e racconta-balle, ma sempre generoso e pronto a mettersi in gioco.

Adoro A. perché siamo cresciute insieme e da due bambine stupidelle siamo diventate due donne fiere di ciò che stanno costruendo e anche se non ci sentiamo mai, ci pensiamo e prima o poi andremo a cena insieme. E siccome adoro A., adoro anche A., sua dolce metà dalla parlata sincera e dal sagace gusto per i nomignoli.

Adoro C. perché mi fa danzare, o almeno mi ci fa credere così bene che con lei mi sento la nipote della Fracci!

Adoro R. perché è un omaccione che spaventa gli antipatici. Dorme poco, si dimentica di certi appuntamenti, è disordinato, ha la sindrome del capo-gruppo, odia le feste, ma è unico e generoso.

Adoro A. perché ancora deve capire chi è veramente, ma quando lo scoprirà si amerà per davvero e troverà realmente la donna della sua vita.

Adoro L. perché una volta camminava lento, lento e nei suoi confronti ho provato sempre protezione ed ora che comincia a “corricchiare” sono fiera di inciampare al suo fianco. Ora è lui che può sorreggermi.

Adoro E. perché è misteriosa, dicono che suoni meravigliosamente il piano, ma non l’ho mai sentita suonare, per questo mi affascina e la amo.

Adoro G.& A. perché spero un giorno di saper costruire un rapporto come il loro con la persona che amo.

Adoro S. mia unica salvezza contro la mastodontica università. Senza di lei sarei rimasta a fissare le bacheche dei professori. Grazie, perché ricordo l’università con piacere assoluto: le pattinate sui corridoi, le cotte per i ragazzi della segreteria, le corse per arrivare puntuali alle lezioni, gli esami in coppia… E siccome adoro S., adoro anche C. sua dolce metà e ragazzo perfetto per S.

E poi ancora adoro M., M., A., A., C…

Forse le nostre vite si divideranno, forse ci allontaneremo l’uno dall’altro, forse prima o poi ci odieremo veramente, ma comunque vada, rimarranno queste parole e lì… cadrà l’asino!

Vostra inchiostro

Posted in Incantevole at 8:05 pm | (Nessun Commento)

- Festeggiare su un bel praticello assolato, mentre in una palestra di una scuola elementare proprio accanto al giardino, venti bambini raccontano con passione la storia di un bimbo che tutto solo ha intrapreso un viaggio alla ricerca dell’amicizia.

- Guardare un bambino che all’entrata di una mostra, chiede a tutti i visitatori (ma proprio tutti) un piccolo contributo. I soldi raccolti (grazie a lui) serviranno a donare a due villaggi africani due pompe per l’acqua.

- Ballare la pizzica dalla camera al salone con Nina che osserva seriosa i miei piedi zompettanti

- Mangiare arancini davanti al computer mentre scrivo questo post

- Puzzare come uno scaricatore di porto senza la preoccupazione di lavarmi

- Ridere, ridere, ridere senza un motivo preciso

- Pensare al passato con la certezza di non commettere più gli stessi errori

- Ascoltare Wim Mertens ad occhi chiusi, mentre Ale mi parla di computer…

- Sorseggiare acqua fresca a garganella…

- Ascoltare l’inno di Mameli costretta a stare in piedi, nascondendo l’unica associazione di idee che può legare questa canzone a me: i mondiali…

- Ammettere che i pensieri bislacchi esistano anche il 25 aprile:
Un distinguo arriva da Gianfranco Fini. Per il leader di An: “Il 25 aprile deve essere una festa all’insegna della verità storica e non della faziosità ideologica”. Mentre il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa propone un parallelismo tra comunismo e fascismo: “Il primo ha provocato lutti e disastri peggiori del secondo”. (La Repubblica 25 aprile 2007)

- Aspettare con ansia il ritorno a casa per riabbracciare il mio amato

- Costruire un futuro su sogni infiniti

- Fare buoni propositi per i prossimi mesi

- Citare Gianni Rodari
Abbiamo parole per vendere
parole per comprare
parole per fare parole
ma ci servono parole per pensare.
Abbiamo parole per uccidere
Parole per dormire
Parole per fare solletico
Ma ci servono parole per
amare.
Abbiamo le macchine
per scrivere le parole
dittafoni magnetofoni
microfoni telefoni.
Abbiamo parole
per fare rumore,
parole per parlare
non ne abbiamo più.

Buon 25 aprile…

StregaCara Fatina Dai Capelli Turchini,
spero proprio che scrivendo a te risolverò tutti i miei problemi. Ascolta qua: ho da chiederti un favore, che non so se proprio tu, dall’alto della tua magia, potrai farmi.
So che sei una maga potentissima, che ti fai chiamare fata per non spaventare i bambini che ti chiedono aiuto, che mangi gli spaghetti con le mani sporcandoti tutta la faccia, che quando sei in auto e vedi dei pedoni che non attraversano sulle strisce acceleri per mettergli paura, che quando c’è una vecchina che deve attraversare la strada tu decidi di cambiare tragitto.
Oh dolce Fatina Dai Capelli Turchini, da tutte queste cose che so di te, direi proprio che sei un’infame, naturalmente l’aggettivo “infame” è usato con rispetto parlando; sei proprio quello che fa per me!

Dunque, ti stavo dicendo che spero proprio che tu possa farmi questo favore, o meglio, spero proprio che tu possa aiutarmi ad esaudire un desiderio.
Vedi, cara Fatina Dai Capelli Turchini, il mio problema è che io sbraito, mi arrabbio, sembro cattivissima ma poi alla fine sono una “bonacciona” che non riesce quasi mai a mettere in pratica i suoi malefici propositi.

E per questo motivo, tutti se ne approfittano. Prendono decisioni che a me potrebbero causare qualche problema senza consultarmi; spacciano le mie idee per le loro; mi raccontano un sacco di frottole; mi danno la colpa di cose che io non ho fatto; mi guardano con aria stupida e imbambolata senza temermi o meglio senza temermi abbastanza…
Insomma, alla fine vincono sempre loro! Quelli che si spacciano per buoni, ma che invece, sono più malefici di me!

Come posso fare per essere cattiva come te?
Sto cercando di fare azioni cattive, cattivissime. Ma non mi sembra mai abbastanza.

Stamattina per esempio appena scesa da casa c’era una vecchina che tentava di riprendere un vecchio secchio sudicio che le era caduto nel cassonetto. Mi guardava, voleva il mio aiuto. Eh, ma io ero già in ritardo e poi ero appena uscita dalla doccia, ero tutta pulita, profumata… Non mi andava di infilare metà corpo nel cassonetto per riprenderle il secchio. Così le ho sorriso, ho fatto finta di niente, sono salita in macchina e sono andata.

Che te ne pare? E’ ancora poco, vero?

Aspetto tuoi consigli…

Tua fedele allieva, inchiostro.

Fly like a beagleBuona domenica, signore e signori,
benvenuti da inchiostro, storie e storielle allegre ma snelle…
Come va? Tutto bene grazie.
Novità? Sì, qualcuna. Prima di tutto inchiostro si è tagliata i capelli. Poi tra poco comincerà il suo secondo lavoro. Che consiste esattamente in… non lo so bene, precisamente… come si può dire… be’ ve ne parlerò quando la cosa si sarà avviata.

Sento che questa è la primavera del cambiamento, da un po’ di tempo avevo una vita un po’ piatta, fatta di cose che si ripetevano all’infinito, sempre uguali, sempre le stesse. E la mia faccia aveva preso un’aria alquanto grigiastra.

Anche le piccole novità, non erano in realtà tali, perché si mascheravano perfettamente dietro azioni monotone che inchiostro doveva fare perché non aveva nient’altro di meglio a cui pensare.

Ora inchiostro ha trovato qualcosa di suo, di solo suo, nel senso che ha cominciato a muoversi da sola e tutta sola ha trovato un’alternativa al piattume della vita quotidiana. Forse tutto questo si rivelerà ben presto una faticaccia, ma chi lo sa, che non apra nuove strade.

Intanto inchiostro continuerà a divertirsi con il teatro insieme ai bambini del suo laboratorio, continuerà ostinatamente a ballare anche se non ha studiato danza, continuerà a cantare anche se non ha preso lezioni di canto, continuerà a litigare con la sua gatta, continuerà ad amare il suo amore dinoccolato e stralunato ma tanto, tanto tenero e affettuoso e soprattutto speciale.

Continuerà a fare la solita vita ma con aria diversa, perché ha capito che anche se si muove da sola, qualcosa riesce a conquistarselo. Anche per lei c’è un pezzetto di mondo che aspetta solo il suo sguardo, la sua vitalità, la sua voglia di rischiare.

Ora basta con la terza persona perché questa mi sembra una pagina scritta da Dr. Jekyll e Mr Hyde.

Vi saluto cari lettori, curiosi, amici, spioni! A presto.

bfangeailescompletementblinkiescom.gifGrazie. Di cuore: i sorrisi, le battute, le stronzate, le risate… Tutta la preparazione a mia insaputa! Ma come avete fatto a non farmi accorgere di nulla!?

Ieri era il mio compleanno. Ho saltato il lavoro e con la mia dolce e inseparabile metà sono andata a fare una gitarella a Roma: mostra di “Chagall” al Vittoriano, “Trash people” a piazza del Popolo, risate e chiacchiere con una amica che non vedevo da tanto.

Ritorno a casa. Apro la porta e davanti a me, il solito mobile con i vetri, ma… pieno di candele… luce soffusa.

Faccio un passo in più… tappeti e veli colorati ovunque, sembrava dibfdinocompletementblinkiescom.gif stare nei racconti de “Le mille e una notte” e poi…

Fuori in balcone, nelle stanze, nella doccia del bagno… ovunque spuntano amici e mamma e papà e una bimba e tantissimi occhi e denti bianchi che scintillano alla penombra!

Sorpresa! Ieri sera mi è stata fatta una festa a sorpresa per il mio 26° compleanno.

Grazie ancora di cuore.

Non pubblicherò la “famosa” lista bianca con i nomi di chi mi ha fatto gli auguri, perché ho ricevuto molto di più di quello che mi aspettavo.

Ora posso piangere, senza farmi vedere da voi…

Posso dedicarvi solo una canzone, che ci accomuna, ci unisce, ci racchiude in un unico abbraccio… Vi voglio bene, vi amo, vi stringo a me come un dolce asino che vola su nel ciel…

bfsingescompletementblinkiescom.gifGuardo gli asini
che volano nel ciel
ma le papere sulle nuvole
si divertono
a fare i cigni nel ruscel
bianco come inchiostro
vanno i treni
sopra il mare tutto blu
e le gondole bianche
sbocciano nel crepuscolo
sulle canne di bambu’
Du du du du du
Queste strane cose
vedo ed altro ancor
quando ticchete ticche
ticchete ticche
ticchete sento che e’
guarito il cuor
dall’estasi d’amor

Ed ora “all together”!!!

http://www.youtube.com/watch?v=Gb76Km2HSL0

converse.jpgDa un po’ di mesi sto preparando un libro. Si chiama “Favole frivole”. Non sarà mai pubblicato perché è un libro troppo intimo, che molti non capirebbero, o meglio, su cui molti riderebbero, perché spesso anche io faccio ridere, ma quando qualcuno ride su aneddoti celati dentro parole ironiche sento come un brivido viscido lungo il collo. E così mi dico che non scriverò più.

Si chiama “Favole frivole” proprio perché è composto da giocherelli sciocchi che un tempo sono serviti a tappare dei buchi di scena; sono appunto “favolette” nel senso che sono cose di poco conto su cui in pochi gettano lo sguardo per più di tre minuti, anche perché è la loro esatta durata!
Comunque mi piaceva l’aggettivo frivolo e così l’ho associato alla parola “favola” che dava al tutto un tono molto poco serioso.

Favole frivole. La mia vita. Le mie esperienze. I miei problemi. Questo titolo racchiude tutto. Favole frivole.

Tempo fa qualcuno mi ha detto che gli ricordavo “Alice”, quella che fugge nel paese delle meraviglie. Forse non aveva tutti i torti. Sono frivola anche io, come le mie favole, come la bambina che insegue un coniglio bianco, come il bisogno che sento ora di dedicare del tempo a me stessa.

Favole frivole: l’altro giorno ho visto in un negozio delle converse basse, bellissime. Le comprerò un giorno e “frivolamente” le indosserò sotto dei jeans nuovi. Non ho più un paio di jeans decenti. Quelli che preferivo mi hanno abbandonato qualche mese fa, strappandosi proprio sotto il sedere. Molti direbbero che si possono portare anche strappati. La moda. Ma io sono “frivola” non sono “esibizionista”.

Posted in Penna e matita, macchie scure at 2:18 pm | Comments (1)

Ho scoperto questo post pochi minuti fa ed ho le lacrime agli occhi, forse sarà il raffreddore, forse sarà l’immedesimazione, ma ho sentito il profondo bisogno di pubblicarlo.

Lavoro da un po’ in un’associazione culturale che “campa” solo grazie ai fondi di Comune, Regione e Provincia.

Addirittura organizza laboratori di teatro gratuiti chiedendo ai partecipanti solo un’esigua quota associativa annuale che non supera i 100,00 euro e che neanche tutti pagano…

Ed ogni volta per un lavoro ben fatto, ben pubblicizzato e soprattutto molto apprezzato da chi lo ha richiesto bisogna aspettare mesi (due, tre, sei, dieci!) ed a volte anche anni per avere quei pochi spiccioli.

Così sul sito “Uno per cento” ho trovato per caso questo post di A. Pizzola dal titolo Pagherò, vi prego di leggerlo molto attentamente…

Una volta esistevano le cambiali, quelle che si vedevano nei film di Totò e che hanno portato avanti, trascinando l’economia, il paese durante la ricostruzione. POi c’è stato un giro di vite e i Pagherò sono di fatto scomparsi dalla scena. Oggi se un disgraziato viene beccato con un assegno postdatato viene protestato (nonostante nella prassi di fatto le banche accettino postdatati e se li tengono in cassaforte fino alla naturale scadenza). L’amministrazione pubblica invece continua ad ignorare il problema. Se ricevi un contributo pubblico o, ancora meglio svolgi una consulenza o un servizio per un ente pubblico, difficilmente vedi i soldi prima di quattro mesi. Il pagamento a 90 - 120 gg. data fattura sta sugli incarichi e le delibere di mezz’Italia. Noi stiamo aspettando dal Comune di Sulmona, per dirne una, i soldi per la manifestazione “Ottobre piovono libri” svoltasi il 19 ottobre (vedi post). Il Comune a sua volta aspetta da ministero e regione i relativi contributi. Di fatto succede che un operatore culturale si ritrova a fare da banca alle amministrazioni pubbliche, anticipando somme presso i propri fornitori, pagandone i costi in termini di interessi e spese bancarie. Non è propriamente la soluzione migliore per favorire le iniziative culturali perchè la piccola associazione spesso, molto spesso, non ha la forza nè le garanzie necessarie per operare sul mercato in queste condizioni.

La soluzione? Semplice. Basterebbe che l’amministrazione pubblica, che in casi come questi di fatto fa impresa accettandone i rischi, si esponga con le banche, con la garanzia dello Stato o di chi per esso, per saldare in tempi idonei il dovuto. Altrimenti si ritorni alla prassi del Pagherò e tutti come Totò fardasè ci adegueremo all’evidenza.

A.Pizzola

Qui trovate il link del post

Grazie, non siamo soli…

Posted in Penna e matita at 10:34 am | Comments (2)

Capita a volte che voglio scrivere tanto, tantissimo ma lo spazio è minimo. Le emozioni sono tante e a chi la devo dare la colpa? Al mio stomaco ed ai miei pensieri brontoloni? Perché no, sarebbe tutto più facile. Oggi mi ritrovo a scrivere su un foglio digitale che non so quanto potrà ancora sopportarmi. Ma finché il programma su cui scrivo continuerà ad aprirsi, io continuerò a scrivere.
Sappiate o voi di questo mondo che il mio orecchio acerbo arriva dove gli altri non si immaginerebbero mai e sappiate che mi costa tanta fatica guardarvi negli occhi.
Sono alla ricerca di una voglia perduta e di un desiderio ardente che mi accorgo solo ora che è quasi assopito.
Ma risorgerò. Non preoccupatevi. La smetterò di essere alla continua ricerca di gratitudine. Perché credo di aver capito per la seconda volta che non c’è niente da fare. Se vuoi picchiare qualcuno devi farlo il prima possibile perché poi sarà tardi, lui continuerà con la sua vita e tu vorrai ancora picchiarlo ma quello, ahimè, sarà già lontano.

Ho una voglia matta di usare parole di cui nessuno capisca il significato, ma è quasi impossibile perchè tutti coloro che mi leggono sanno con chi hanno a che fare e così mi sento in trappola anche qui.

Tornerò ai diari segreti un giorno. Basta con i guardoni. Mi piace essere spiata quando ho qualcosa da raccontare, ma quando bramo dalla voglia di fuggire non dovete infastidirmi e pormi domande.

Voglio fare di più, voglio fare cose manuali, tangibili; non le so usare le parole, non mi piace tirarle fuori davanti a tutti. E’ così, voglio costruire ponti, case, macchine, voglio far crescere alberi ma non voglio discutere, spiegare, convincere. Non me ne importa niente. Voglio che tutti riconoscano il mio talento per i miei prodotti, non per la mia ombra immobile che ogni tanto si riflette su qualche specchio.

Potrei fare la cuoca. So cucinare in particolare due piatti: lo sformato di patate e la pasta all’amatriciana. Potrei costruire una carriera su queste due prelibatezze: “Da inchiostro un solo bis”. Così si potrebbe chiamare il mio ristorante.

Oppure potrei comporre mostri di plastilina da inserire in programmi per bambini.

Oppure potrei scrivere e non parlare mai più, perché solo nella scrittura sono me stessa. Solo con la scrittura riesco a spiegare cosa provo e chi non riesce a capirmi è perché non mi ha mai letto.

Sono già più di tre ore che sono sveglia, ma non mi sento stanca ed assonnata, anzi sono pronta per affrontare una nuova giornata. Bé dire che sono pronta, forse, è un po’ esagerato.  Oggi è giorno di bambini, chiacchiere e laboratori.  Come tutti i giorni. Bé non proprio tutti perché  il lunedì ed il venerdì spesso posso restare zitta e circondata da persone maggiorenni, anzi dal mio maggiorenne preferito…

Oggi è il giorno in cui devo leggere per la quarantesima volta un testo di teatro che ormai so a memoria e che dei bambini di 7 anni ancora non conoscono… per cui oggi è il giorno in cui dovrò correggere le virgole, gli accenti sulle sillabe, dovrò spiegare il significato di parole sconosciute.

Sono questi i miei doveri di operatore culturale nei confronti di bambini che devono fare uno spettacolo?

Forse sì, ma anche io ho il diritto di pretendere che questo lavoro lo faccia la loro maestra, o no?

Ho il dovere di essere una specie di loro maestra quando la loro vera maestra è assente? Forse sì, ma ho anche il diritto di chiedere alla supplente di turno di fare questo al posto mio quando non è orario di laboratorio.

Ma se quella supplente c’è solo per pochi giorni, ho il dovere di fare una lettera di reclamo alla scuola che mi sta impedendo di svolgere il mio lavoro fino in fondo?

Diritti e doveri… che grande stupidaggine! Alla fine c’è sempre qualcuno che si deve accontentare di quello che passa il convento, perché l’importante è andare avanti e far vedere che tutto funzioni. Tutto deve andare liscio come l’olio.

Mi chiedo se dovrò sbattere la testa sempre sui miei doveri o un giorno potrò urlare in faccia a qualche malcapitato anche i miei diritti.

Sicuramente quel giorno qualcuno mi prenderà per pazza e così mi pentirò di ciò che avrò fatto e me ne andrò via con la coda tra le gambe.

Però così vado avanti per inerzia. Il mio agire si sta fondando su un moto perpetuo!

Io chiedo i miei diritti, anche se dovrei esigerli, ma comunque sono una persona educata e mi hanno insegnato che le cose si chiedono, e l’umanità (che parola immensa) mi risponde “Doveri! Giovane ragazza, prima di tutto doveri!”.

Tra poco compirò 26 anni. Ho deciso di segnare su un elenco i nomi di tutti coloro che mi faranno gli auguri.

Ho il diritto di ricevere gli auguri da tutti coloro che mi frequentano.

Comincio dalle cose semplici. E non svelerò neanche il giorno preciso del mio compleanno.

Voglio proprio vedere…