Posted in Penna e matita at 10:34 am | Comments (2)

Capita a volte che voglio scrivere tanto, tantissimo ma lo spazio è minimo. Le emozioni sono tante e a chi la devo dare la colpa? Al mio stomaco ed ai miei pensieri brontoloni? Perché no, sarebbe tutto più facile. Oggi mi ritrovo a scrivere su un foglio digitale che non so quanto potrà ancora sopportarmi. Ma finché il programma su cui scrivo continuerà ad aprirsi, io continuerò a scrivere.
Sappiate o voi di questo mondo che il mio orecchio acerbo arriva dove gli altri non si immaginerebbero mai e sappiate che mi costa tanta fatica guardarvi negli occhi.
Sono alla ricerca di una voglia perduta e di un desiderio ardente che mi accorgo solo ora che è quasi assopito.
Ma risorgerò. Non preoccupatevi. La smetterò di essere alla continua ricerca di gratitudine. Perché credo di aver capito per la seconda volta che non c’è niente da fare. Se vuoi picchiare qualcuno devi farlo il prima possibile perché poi sarà tardi, lui continuerà con la sua vita e tu vorrai ancora picchiarlo ma quello, ahimè, sarà già lontano.

Ho una voglia matta di usare parole di cui nessuno capisca il significato, ma è quasi impossibile perchè tutti coloro che mi leggono sanno con chi hanno a che fare e così mi sento in trappola anche qui.

Tornerò ai diari segreti un giorno. Basta con i guardoni. Mi piace essere spiata quando ho qualcosa da raccontare, ma quando bramo dalla voglia di fuggire non dovete infastidirmi e pormi domande.

Voglio fare di più, voglio fare cose manuali, tangibili; non le so usare le parole, non mi piace tirarle fuori davanti a tutti. E’ così, voglio costruire ponti, case, macchine, voglio far crescere alberi ma non voglio discutere, spiegare, convincere. Non me ne importa niente. Voglio che tutti riconoscano il mio talento per i miei prodotti, non per la mia ombra immobile che ogni tanto si riflette su qualche specchio.

Potrei fare la cuoca. So cucinare in particolare due piatti: lo sformato di patate e la pasta all’amatriciana. Potrei costruire una carriera su queste due prelibatezze: “Da inchiostro un solo bis”. Così si potrebbe chiamare il mio ristorante.

Oppure potrei comporre mostri di plastilina da inserire in programmi per bambini.

Oppure potrei scrivere e non parlare mai più, perché solo nella scrittura sono me stessa. Solo con la scrittura riesco a spiegare cosa provo e chi non riesce a capirmi è perché non mi ha mai letto.

Sono già più di tre ore che sono sveglia, ma non mi sento stanca ed assonnata, anzi sono pronta per affrontare una nuova giornata. Bé dire che sono pronta, forse, è un po’ esagerato.  Oggi è giorno di bambini, chiacchiere e laboratori.  Come tutti i giorni. Bé non proprio tutti perché  il lunedì ed il venerdì spesso posso restare zitta e circondata da persone maggiorenni, anzi dal mio maggiorenne preferito…

Oggi è il giorno in cui devo leggere per la quarantesima volta un testo di teatro che ormai so a memoria e che dei bambini di 7 anni ancora non conoscono… per cui oggi è il giorno in cui dovrò correggere le virgole, gli accenti sulle sillabe, dovrò spiegare il significato di parole sconosciute.

Sono questi i miei doveri di operatore culturale nei confronti di bambini che devono fare uno spettacolo?

Forse sì, ma anche io ho il diritto di pretendere che questo lavoro lo faccia la loro maestra, o no?

Ho il dovere di essere una specie di loro maestra quando la loro vera maestra è assente? Forse sì, ma ho anche il diritto di chiedere alla supplente di turno di fare questo al posto mio quando non è orario di laboratorio.

Ma se quella supplente c’è solo per pochi giorni, ho il dovere di fare una lettera di reclamo alla scuola che mi sta impedendo di svolgere il mio lavoro fino in fondo?

Diritti e doveri… che grande stupidaggine! Alla fine c’è sempre qualcuno che si deve accontentare di quello che passa il convento, perché l’importante è andare avanti e far vedere che tutto funzioni. Tutto deve andare liscio come l’olio.

Mi chiedo se dovrò sbattere la testa sempre sui miei doveri o un giorno potrò urlare in faccia a qualche malcapitato anche i miei diritti.

Sicuramente quel giorno qualcuno mi prenderà per pazza e così mi pentirò di ciò che avrò fatto e me ne andrò via con la coda tra le gambe.

Però così vado avanti per inerzia. Il mio agire si sta fondando su un moto perpetuo!

Io chiedo i miei diritti, anche se dovrei esigerli, ma comunque sono una persona educata e mi hanno insegnato che le cose si chiedono, e l’umanità (che parola immensa) mi risponde “Doveri! Giovane ragazza, prima di tutto doveri!”.

Tra poco compirò 26 anni. Ho deciso di segnare su un elenco i nomi di tutti coloro che mi faranno gli auguri.

Ho il diritto di ricevere gli auguri da tutti coloro che mi frequentano.

Comincio dalle cose semplici. E non svelerò neanche il giorno preciso del mio compleanno.

Voglio proprio vedere…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Posso dire che non era quel parlare a vanvera in modo concitato con cui ho dovuto combattere per circa mezz’ora in un desolato pomeriggio romano in una scuola ancora più desolata che di grigio non ha solo le pareti dei corridoi ma anche i visi dei suoi ragazzi che ancora non si accorgono che i buoni ed i cattivi non si scovano così facilmente.

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Non era neanche lo sguardo rassegnato delle maestre impaurite dal tuo entrare nella loro classe così giovane ed inesperta.

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Posso escludere anche l’insoddisfazione di non riuscire a fare uno spettacolo.
And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Voglio togliere dalla lista anche la caduta del governo… ho solo una domanda… é solo un caso la visita di Prodi in Vaticano qualche giorno fa? Mistero della fede…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

E non voglio dimenticarmi di tutte quelle volte che…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Di quando mi si è strappato il neo con la spugna da bagno, di quando divento tutta rossa e non riesco a parlare, di quando so essere così poco convincente da non convincere neanche me stessa, di quando passo tutta la notte abbracciata ad una tazza del cesso a vomitare o meglio “rimettere”…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Escludiamo tutto…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Tutto…

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Ed ora spero che sia tutto finito

And if you ever feel a little lonely, dear,
I want you to come on, come on to your mama now,
And if you ever want a little love of a woman
Come on and baby baby baby babe babe baby now
Cry baby yeah.

Grazie Janis…

holly-hobbie.jpgDichiarazione d’amore per brevi biglietti…
Quella volta che ho giocato a “indovina cosa penso” ho dovuto camminare e camminare, macinare chilometri su chilometri e non ho mica trovato l’amore! Non è che fosse sparito nel nulla, forse non era neanche colpa sua, ma quello stronzo non si è proprio presentato. Per fortuna dopo qualche anno è stato lui a trovarmi, altrimenti sarei impazzita, meno male!

Dichiarazione d’amore per il teatro: LA BAMBOLA

Entra in scena una bambola in perfetto stile “Holly Hobbie”, canticchia una canzoncina (forse “A zonzo” la canzone di Stanlio e Ollio… Guardo gli asini che volano nel ciel…etc…), ogni tanto rimane senza fiato ed aspira le parole; saltella per tutto il palco, si guarda intorno, guarda a destra e poi a sinistra, si ferma proprio al centro della scena, si spolvera la gonna, si aggiusta un po’ i capelli. Si mette sulla sedia al centro del palco, accanto a lei c’é un cestino di paglia con dei fiori dentro, ne prende uno, lo annusa, tira un sospiro.
Comincia a parlare… mentre parla stacca un petalo alla volta al fiore.

Ahhh (Sospira romantica)… quella volta che ho giocato a “indovina cosa penso”… (Risatina maliziosa) …M’AMA… (Arrabbiata, si alza di scatto dalla sedia) Ho dovuto camminare e camminare, macinare chilometri su chilometri… NON M’AMA… e non ho mica trovato l’amore (Si risiede, sospiro romatico) …l’amore! M’AMA… Non è che fosse sparito nel nulla… M’AMA… forse… (Comincia a singhiozzare) non era neanche colpa sua… (Piange disperata, si soffia il naso sul suo grembiulino, rumorosamente, poi si asciuga le lacrime) …Ma quello stronzo… M’AMA… (E’ soddisfatta) non si è proprio presentato!
Per fortuna dopo qualche anno è stato lui a trovarmi… oH NON M’AMA? Altrimenti sarei impazzita… (Toglie l’ultimo petalo, “M’AMA”)

Si alza dalla sedia, saltella e canticchia la canzoncina, ogni tanto rimane senza fiato ed aspira le parole; saltella per tutto il palco, si guarda intorno, guarda a destra e poi a sinistra, si ferma proprio al centro della scena, si spolvera la gonna, si aggiusta un po’ i capelli, prende il cestino e se ne va.

IncoscienzaPer sempre con il naso all’insù a cercare quello che mi piace senza chiedere se è giusto o sbagliato perché alla fine mi merito anche io qualcosa e se proprio non sarà possibile esaudire tutti i miei desideri spero almeno di avvicinarmi a quelli più lontani e allungando le braccia vorrei toccare con la punta delle dita il naso della luna che sorniona sorride tutte le notti di fronte a tali impeti di rabbia senza far accorgere a nessuno che la strada che si sta percorrendo è quella più articolata e arzigogolata che non prevede soste ma solo una molletta per tapparsi il naso per non aspirare i cattivi odori porca miseria e quanti se ne sentono puzzano come la lettiera di un gatto grasso che si gratta e si lecca a tutte le ore ed ora basta però si può fare altro della propria vita perché ogni volta ci si deve mangiare così il fegato a pezzi come fosse un piatto di chissà quale paese lontano e no quello è il mio fegato che si agita e non mi fa dormire la notte e mi dice con voce di donna esile di continuare a tenere duro di lasciare a casa i grattacapi perché anche io sono un fazzoletto malconcio e strappato ma che merita rispetto per tutto ciò che pensa e che ha il coraggio di dire senza più peli sulla lingua perchè sono le cose non dette che ti spezzano le gambe e te le fanno tremare insieme alle mani che accarezzano i capelli ecco di nuovo voglio usare questa espressione tutto qua o là che importanza fa poi dove si è l’importante è sapere perché ci si è arrivati.
Applausi.

Una scena di Nuovo anno, nuova grafica.

Ho deciso di cambiare tema al mio blog, ho scelto una veste più femminile, che all’apparenza non si addice molto al mio “essere”… ma credetemi anche io so essere graziosa, aggraziata ed armoniosa come una donna! Ecco!

Comunque spero vi piaccia!

Intanto godetevi questo tesoro scovato su YouTube: il primo cortometraggio girato da Tim Burton in stop-motion, “Vincent”, lo trovate anche nell’edizione speciale di “Nightmare Before Christmas”, è meraviglioso.

Il testo è tratto da una poesia scritta proprio da Burton e narrata nella versione originale dall’attore Vincent Price (interprete negli anni Sessanta di molti film horror e citato, come poi vederete, anche nel corto).

Leggendo qua e là ho scoperto che questo capolavoro è stato girato da Burton a soli 24 anni… bé non ho parole.

Il cortometraggio su YouTube:
http://www.youtube.com/watch?v=Pk7byalxYhE

Posted in Incantevole at 8:01 pm | (Nessun Commento)

LeggereSono nata venticinque anni fa. Leggo da diciannove anni e penso che sia giunta l’ora di stilare una classifica dei libri che mi hanno cambiato la vita.

Io odio le classifiche, quando mi si chiede quale sia la mia canzone preferita, il cibo che adoro o l’attore che mi piace entro letteralmente nel panico. Di solito rispondo con una banale frase del tipo: “Bè diciamo che dipende dal contesto, dal periodo, dal momento…”.
Basta! Con i libri deve essere diverso.

Ed eccomi qui a scartabellare nella mia mente, tutti quei titoli, quegli autori, quelle illustrazioni che mi hanno fatto venire la pelle d’oca… anche sulle guance (giuro che mi viene anche lì quando sono particolarmente emozionata…).

Sia chiaro, il primo libro che apparirà sulla lista non sarà il “mio libro preferito” e così l’ultimo non sarà quello che mi piace di meno. No! Assolutamente, no! Niente di tutto questo!
Tutti i libri che metterò qui di seguito hanno lo stesso valore per me. Dal primo all’ultimo. Tutti hanno contribuito a regalarmi un pezzetto di cielo in questo spazio infinito.
Pertanto li ringrazio.

Sibilla Aleramo (Rina Faccio)
“Una donna”
La mia fanciullezza fu libera e gagliarda. Risuscitarla nel ricordo, farla riscintillare dinanzi alla mia coscienza, è un vano sforzo. Rivedo la bambina ch’io ero a sei, a dieci anni, ma come se l’avessi sognata. Un sogno bello, che il menomo richiamo della realtà presente può far dileguare. Una musica, fors’anche: un’armonia delicata e vibrante, e una luce che l’avvolge, e la gioia ancora grande nel ricordo.

Jane Austen
“Orgoglio e pregiudizio”
È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie. E benché poco sia dato sapere delle vere inclinazioni e dei proponimenti di chi per la prima volta venga a trovarsi in un ambiente sconosciuto, accade tuttavia che tale convinzione sia così saldamente radicata nelle menti dei suoi nuovi vicini da indurli a considerarlo fin da quel momento legittimo appannaggio dell’una o dell’altra delle loro figlie.

Alessandro Baricco
“Seta”
Benché suo padre avesse immaginato per lui un brillante avvenire nell’esercito, Hervé Joncour aveva finito per guadagnarsi da vivere con un mestiere insolito, cui non era estraneo, per singolare ironia, un tratto a tal punto amabile da tradire una vaga intonazione femminile.
Per vivere, Hervé Joncour comprava e vendeva bachi da seta.
Era il 1861. Flaubert stava scrivendo Salammbò, l’illuminazione elettrica era ancora un’ipotesi e Abramo Lincoln, dall’altra parte dell’Oceano, stava combattendo una guerra di cui non avrebbe mai visto la fine.
Hervé Joncour aveva 32 anni.
Comprava e vendeva.
Bachi da seta.

Michail Afanàs’evich Bulgakov
“Il Maestro e Margherita”
Seguimi, lettore! Chi ti ha detto che non c’è al mondo un amore vero, fedele, eterno? Gli taglino la lingua malefica, a quel bugiardo. Seguimi, lettor mio e io ti mostrerò un simile amore! Ti svelerò, prima di tutto, un segreto che il Maestro non avrebbe mai voluto rivelare a nessuno…la sua amante, si chiama Margherita. A questo va aggiunto qualcos’altro, molte donne vorrebbero dare qualunque cosa per scambiare la loro sorte con quella di Margherita.

Italo Calvino
“Il barone rampante”
Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell’ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d’andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: - Ho detto che non voglio e non voglio! - e respinse il piatto di lumache. Mai s’era vista disubbidienza più grave.

Lewis Carroll
“Alice nel paese delle meraviglie”
- Oh Giglio Tigrato, - disse Alice rivolgendosi a un fiore che ondeggiava con grazia al vento - Vorrei che tu potessi parlare!
- Noi possiamo parlare, - rispose il Giglio Tigrato- quando capita qualcuno col quale valga la pena di farlo.

Sarah Weeks
“La ragazza chissachì”
Se la verità fosse una matita e mi venisse chiesto di metterci una fascetta intorno e attribuirle un colore, so già che la chiamerei pelle di dinosauro. Pensavo spesso a questo color dinosauro, quando non avevo di meglio da fare, e mi veniva da immaginarmelo. Ma è stato tanto tempo fa, quando ancora non sapevo quello che so adesso sulla pelle di dinosauro e sulla verità. Il fatto è che non si può risalire al colore di un animale dalle ossa rimaste, così alla fine nessuno, ma proprio nessuno può dirsi sicuro del colore della pelle dei dinosauri. […] La verità è che, al di là delle certezze che puoi avere, quello che è stato non si cambia. Se i dinosauri erano blu, erano blu. Se erano marroni, erano marroni. E quello che credi tu non conta.

Antonio Tabucchi
“Sostiene Pereira”
Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il «Lisboa» aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d’estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo. Sarà perché suo padre, quando lui era piccolo, aveva un’agenzia di pompe funebri che si chiamava Pereíra La Dolorosa, sarà perché sua moglie era morta di tisi qualche anno prima, sarà perché lui era grasso, soffriva di cuore e aveva la pressione alta e il medico gli aveva detto che se andava avanti cosi non gli restava più tanto tempo, ma il fatto è che Pereira si mise a pensare alla morte, sostiene. E per caso, per puro caso, si mise a sfogliare una rivista. Era una rivista letteraria, che però aveva anche una sezione di filosofia. Una rivista d’avanguardia, forse, di questo Pereira non è sicuro, ma che aveva molti collaboratori cattolici.

Jack Kerouac
“On the road”
“Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati”
“Dove andiamo?”
“Non lo so , ma dobbiamo andare”

Antoine De Saint-Exupéry
“Il piccolo principe”
Mi domando se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua.

Jorge Amado
“I capitani della spiaggia”
COME UNA STELLA DALLA BIONDA CAPIGLIATURA
Raccontano sulla banchina del porto di Bahia che quando muore un uomo valoroso s’accende una stella in cielo.[...] Ma mai s’era saputo il caso di una donna, per valorosa che fosse, che dopo la morte si trasformasse in stella. [...] Pedro Proiettile si butta in acqua. Non resiste a rimanere nel vecchio magazzino fra pianti e lamenti. Vuole seguire Dora, vuole andare con lei, riunirsi a lei [...]. Nuota, nuota sempre. Davanti a sé Dora, Dora la sua sposa che gli tende le braccia. Nuota fino a quando non ha più forze. E allora si lascia galleggiare, gli occhi rivolti alle stelle e alla grande luna gialla nel cielo. Che importa morire, quando si va in cerca dell’amata, quando l’amore é in attesa? E che importa, poi, che gli astronomi abbiano sentenziato che quella notte è stata una cometa ad attraversare il cielo di Bahia? Ciò che ha visto Pedro Proiettile è Dora, trasformata in stella. Era stata più coraggiosa d’ogni altra. Così coraggiosa che prima di morire, e benché fosse solo una bambina, si era data a lui per amore. Per questo si era trasformata in una stella, su nel cielo. Una stella dalla lunga capigliatura bionda, una stella come mai se ne vide l’uguale nella placida notte di Bahia. La felicità illumina il viso di Pedro Proiettile. Anche su di lui è scesa la pace della notte. Perché ora sa che, fra mille stelle, lei brillerà per lui nel cielo incomparabile della città negra.

Daniel Pennac
“Signor Malaussene”
Ho singhiozzato tra le braccia di Julie, e Julie ha fatto lo stesso, ci siamo svuotati fino a quella specie di deliquio umano chiamato sonno, quella tregua dalla quale ci si sveglia con un bambino perso, un amico in meno, una guerra in più e tutta la strada che resta da fare malgrado tutto, poichè pare che anche noi siamo ragioni di vivere, che non bisogna sommare morte a morte, che il suicidio é fatale al cuore di chi resta, che bisogna tener duro, tener duro comunque, con le unghie, con i denti.

Gianni Rodari
“La grammatica della fantasia”
Se non sperassino, a dispetto di tutto, in un mondo migliore, chi ce lo farebbe fare di andare dal dentista?

A vedere per primi le cose, si può passare da sognatori.

“Tutti gli usi della parola a tutti” mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.

Posted in Mi diverto con poco at 6:37 pm | (Nessun Commento)

Quest’anno il mio spirito Natalizio è ai massimi livelli, non ho fatto regali, non ho appeso troppi addobbi in casa, ho fatto solamente l’albero, però ora che si avvicina il Natale, sento come un formicolìo, un pizzicorìo che…che… mi invade: perciò sfogherò tutta la mia “natalità” su questa pagina!

Dove sono i bambini che non hanno
L’albero di Natale
Con la neve d’argento, i lumini
E i frutti di cioccolata?
Presto, presto, adunata, si va
Nel Pianeta degli alberi di Natale,
io so dove sta… (G. Rodari)

AlberoBabbo Natale1Babbo Natale2

Babbo Natale3Babbo Natale4Buone festesnow09.giftreno.gifstarnuto.gif

LA GRUA Y LA JIRAFA - Vladimir Bellini Oggi ho avuto la prova che internet è miracoloso! Alcune settimane fa ho scritto un post chiamato “Con Nina sulle gambe” in cui raccontavo la mia esperienza vissuta alla festa del Cinema di Roma come tutor Unicef per la giuria letteraria di “Alice nella città”.

In questo post stilavo un elenco delle cose positive che mi erano accadute quei giorni e tra queste cose avevo messo la visione di alcuni cortometraggi per bambini che mi erano molto piaciuti.

Tra questi corti, ce ne era uno in particolare che mi è rimasto in testa per la sua semplicità, particolarità ed il suo modo così pulito, tenero e puro di parlare d’amore. Il corto si chiama “La grua y la jirafa” di Vladimir Bellini e racconta in soli tre intensissimi minuti l’amore tra una giraffa ed un macchinario, una gru, che lavora in un porto.

Insomma… arrivo al sodo, ieri mi ha lasciato un commento di saluti il regista del corto!!!!

Questo è tutto. Bé io mi sono emozionata… sono stati felicissima per questa inaspettata visita.

Tutto ciò ha qualcosa di magico, sarà lo spirito del Natale?

L’AUTORE HA MESSO SU YOUTUBE IL CORTO E LO TROVATE ANCHE SUL SUO SITO, VI CONSIGLIO DI VEDERLO, NE VALE VERAMENTE LA PENA!
Buona visione!

http://www.youtube.com/watch?v=XAjeBshr0pc&eurl=

http://www.vlasvlasvlas.com.ar/