Posted in Incantevole at 8:01 pm | (Nessun Commento)

LeggereSono nata venticinque anni fa. Leggo da diciannove anni e penso che sia giunta l’ora di stilare una classifica dei libri che mi hanno cambiato la vita.

Io odio le classifiche, quando mi si chiede quale sia la mia canzone preferita, il cibo che adoro o l’attore che mi piace entro letteralmente nel panico. Di solito rispondo con una banale frase del tipo: “Bè diciamo che dipende dal contesto, dal periodo, dal momento…”.
Basta! Con i libri deve essere diverso.

Ed eccomi qui a scartabellare nella mia mente, tutti quei titoli, quegli autori, quelle illustrazioni che mi hanno fatto venire la pelle d’oca… anche sulle guance (giuro che mi viene anche lì quando sono particolarmente emozionata…).

Sia chiaro, il primo libro che apparirà sulla lista non sarà il “mio libro preferito” e così l’ultimo non sarà quello che mi piace di meno. No! Assolutamente, no! Niente di tutto questo!
Tutti i libri che metterò qui di seguito hanno lo stesso valore per me. Dal primo all’ultimo. Tutti hanno contribuito a regalarmi un pezzetto di cielo in questo spazio infinito.
Pertanto li ringrazio.

Sibilla Aleramo (Rina Faccio)
“Una donna”
La mia fanciullezza fu libera e gagliarda. Risuscitarla nel ricordo, farla riscintillare dinanzi alla mia coscienza, è un vano sforzo. Rivedo la bambina ch’io ero a sei, a dieci anni, ma come se l’avessi sognata. Un sogno bello, che il menomo richiamo della realtà presente può far dileguare. Una musica, fors’anche: un’armonia delicata e vibrante, e una luce che l’avvolge, e la gioia ancora grande nel ricordo.

Jane Austen
“Orgoglio e pregiudizio”
È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno scapolo in possesso di un solido patrimonio debba essere in cerca di moglie. E benché poco sia dato sapere delle vere inclinazioni e dei proponimenti di chi per la prima volta venga a trovarsi in un ambiente sconosciuto, accade tuttavia che tale convinzione sia così saldamente radicata nelle menti dei suoi nuovi vicini da indurli a considerarlo fin da quel momento legittimo appannaggio dell’una o dell’altra delle loro figlie.

Alessandro Baricco
“Seta”
Benché suo padre avesse immaginato per lui un brillante avvenire nell’esercito, Hervé Joncour aveva finito per guadagnarsi da vivere con un mestiere insolito, cui non era estraneo, per singolare ironia, un tratto a tal punto amabile da tradire una vaga intonazione femminile.
Per vivere, Hervé Joncour comprava e vendeva bachi da seta.
Era il 1861. Flaubert stava scrivendo Salammbò, l’illuminazione elettrica era ancora un’ipotesi e Abramo Lincoln, dall’altra parte dell’Oceano, stava combattendo una guerra di cui non avrebbe mai visto la fine.
Hervé Joncour aveva 32 anni.
Comprava e vendeva.
Bachi da seta.

Michail Afanàs’evich Bulgakov
“Il Maestro e Margherita”
Seguimi, lettore! Chi ti ha detto che non c’è al mondo un amore vero, fedele, eterno? Gli taglino la lingua malefica, a quel bugiardo. Seguimi, lettor mio e io ti mostrerò un simile amore! Ti svelerò, prima di tutto, un segreto che il Maestro non avrebbe mai voluto rivelare a nessuno…la sua amante, si chiama Margherita. A questo va aggiunto qualcos’altro, molte donne vorrebbero dare qualunque cosa per scambiare la loro sorte con quella di Margherita.

Italo Calvino
“Il barone rampante”
Fu il 15 di giugno del 1767 che Cosimo Piovasco di Rondò, mio fratello, sedette per l’ultima volta in mezzo a noi. Ricordo come fosse oggi. Eravamo nella sala da pranzo della nostra villa d’Ombrosa, le finestre inquadravano i folti rami del grande elce del parco. Era mezzogiorno, e la nostra famiglia per vecchia tradizione sedeva a tavola a quell’ora, nonostante fosse già invalsa tra i nobili la moda, venuta dalla poco mattiniera Corte di Francia, d’andare a desinare a metà del pomeriggio. Tirava vento dal mare, ricordo, e si muovevano le foglie. Cosimo disse: - Ho detto che non voglio e non voglio! - e respinse il piatto di lumache. Mai s’era vista disubbidienza più grave.

Lewis Carroll
“Alice nel paese delle meraviglie”
- Oh Giglio Tigrato, - disse Alice rivolgendosi a un fiore che ondeggiava con grazia al vento - Vorrei che tu potessi parlare!
- Noi possiamo parlare, - rispose il Giglio Tigrato- quando capita qualcuno col quale valga la pena di farlo.

Sarah Weeks
“La ragazza chissachì”
Se la verità fosse una matita e mi venisse chiesto di metterci una fascetta intorno e attribuirle un colore, so già che la chiamerei pelle di dinosauro. Pensavo spesso a questo color dinosauro, quando non avevo di meglio da fare, e mi veniva da immaginarmelo. Ma è stato tanto tempo fa, quando ancora non sapevo quello che so adesso sulla pelle di dinosauro e sulla verità. Il fatto è che non si può risalire al colore di un animale dalle ossa rimaste, così alla fine nessuno, ma proprio nessuno può dirsi sicuro del colore della pelle dei dinosauri. […] La verità è che, al di là delle certezze che puoi avere, quello che è stato non si cambia. Se i dinosauri erano blu, erano blu. Se erano marroni, erano marroni. E quello che credi tu non conta.

Antonio Tabucchi
“Sostiene Pereira”
Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d’estate. Una magnifica giornata d’estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell’imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il «Lisboa» aveva ormai una pagina culturale, e l’avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d’estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché? Questo a Pereira è impossibile dirlo. Sarà perché suo padre, quando lui era piccolo, aveva un’agenzia di pompe funebri che si chiamava Pereíra La Dolorosa, sarà perché sua moglie era morta di tisi qualche anno prima, sarà perché lui era grasso, soffriva di cuore e aveva la pressione alta e il medico gli aveva detto che se andava avanti cosi non gli restava più tanto tempo, ma il fatto è che Pereira si mise a pensare alla morte, sostiene. E per caso, per puro caso, si mise a sfogliare una rivista. Era una rivista letteraria, che però aveva anche una sezione di filosofia. Una rivista d’avanguardia, forse, di questo Pereira non è sicuro, ma che aveva molti collaboratori cattolici.

Jack Kerouac
“On the road”
“Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati”
“Dove andiamo?”
“Non lo so , ma dobbiamo andare”

Antoine De Saint-Exupéry
“Il piccolo principe”
Mi domando se le stelle sono illuminate perché ognuno possa un giorno trovare la sua.

Jorge Amado
“I capitani della spiaggia”
COME UNA STELLA DALLA BIONDA CAPIGLIATURA
Raccontano sulla banchina del porto di Bahia che quando muore un uomo valoroso s’accende una stella in cielo.[...] Ma mai s’era saputo il caso di una donna, per valorosa che fosse, che dopo la morte si trasformasse in stella. [...] Pedro Proiettile si butta in acqua. Non resiste a rimanere nel vecchio magazzino fra pianti e lamenti. Vuole seguire Dora, vuole andare con lei, riunirsi a lei [...]. Nuota, nuota sempre. Davanti a sé Dora, Dora la sua sposa che gli tende le braccia. Nuota fino a quando non ha più forze. E allora si lascia galleggiare, gli occhi rivolti alle stelle e alla grande luna gialla nel cielo. Che importa morire, quando si va in cerca dell’amata, quando l’amore é in attesa? E che importa, poi, che gli astronomi abbiano sentenziato che quella notte è stata una cometa ad attraversare il cielo di Bahia? Ciò che ha visto Pedro Proiettile è Dora, trasformata in stella. Era stata più coraggiosa d’ogni altra. Così coraggiosa che prima di morire, e benché fosse solo una bambina, si era data a lui per amore. Per questo si era trasformata in una stella, su nel cielo. Una stella dalla lunga capigliatura bionda, una stella come mai se ne vide l’uguale nella placida notte di Bahia. La felicità illumina il viso di Pedro Proiettile. Anche su di lui è scesa la pace della notte. Perché ora sa che, fra mille stelle, lei brillerà per lui nel cielo incomparabile della città negra.

Daniel Pennac
“Signor Malaussene”
Ho singhiozzato tra le braccia di Julie, e Julie ha fatto lo stesso, ci siamo svuotati fino a quella specie di deliquio umano chiamato sonno, quella tregua dalla quale ci si sveglia con un bambino perso, un amico in meno, una guerra in più e tutta la strada che resta da fare malgrado tutto, poichè pare che anche noi siamo ragioni di vivere, che non bisogna sommare morte a morte, che il suicidio é fatale al cuore di chi resta, che bisogna tener duro, tener duro comunque, con le unghie, con i denti.

Gianni Rodari
“La grammatica della fantasia”
Se non sperassino, a dispetto di tutto, in un mondo migliore, chi ce lo farebbe fare di andare dal dentista?

A vedere per primi le cose, si può passare da sognatori.

“Tutti gli usi della parola a tutti” mi sembra un buon motto, dal bel suono democratico. Non perché tutti siano artisti, ma perché nessuno sia schiavo.

Posted in Mi diverto con poco at 6:37 pm | (Nessun Commento)

Quest’anno il mio spirito Natalizio è ai massimi livelli, non ho fatto regali, non ho appeso troppi addobbi in casa, ho fatto solamente l’albero, però ora che si avvicina il Natale, sento come un formicolìo, un pizzicorìo che…che… mi invade: perciò sfogherò tutta la mia “natalità” su questa pagina!

Dove sono i bambini che non hanno
L’albero di Natale
Con la neve d’argento, i lumini
E i frutti di cioccolata?
Presto, presto, adunata, si va
Nel Pianeta degli alberi di Natale,
io so dove sta… (G. Rodari)

AlberoBabbo Natale1Babbo Natale2

Babbo Natale3Babbo Natale4Buone festesnow09.giftreno.gifstarnuto.gif

LA GRUA Y LA JIRAFA - Vladimir Bellini Oggi ho avuto la prova che internet è miracoloso! Alcune settimane fa ho scritto un post chiamato “Con Nina sulle gambe” in cui raccontavo la mia esperienza vissuta alla festa del Cinema di Roma come tutor Unicef per la giuria letteraria di “Alice nella città”.

In questo post stilavo un elenco delle cose positive che mi erano accadute quei giorni e tra queste cose avevo messo la visione di alcuni cortometraggi per bambini che mi erano molto piaciuti.

Tra questi corti, ce ne era uno in particolare che mi è rimasto in testa per la sua semplicità, particolarità ed il suo modo così pulito, tenero e puro di parlare d’amore. Il corto si chiama “La grua y la jirafa” di Vladimir Bellini e racconta in soli tre intensissimi minuti l’amore tra una giraffa ed un macchinario, una gru, che lavora in un porto.

Insomma… arrivo al sodo, ieri mi ha lasciato un commento di saluti il regista del corto!!!!

Questo è tutto. Bé io mi sono emozionata… sono stati felicissima per questa inaspettata visita.

Tutto ciò ha qualcosa di magico, sarà lo spirito del Natale?

L’AUTORE HA MESSO SU YOUTUBE IL CORTO E LO TROVATE ANCHE SUL SUO SITO, VI CONSIGLIO DI VEDERLO, NE VALE VERAMENTE LA PENA!
Buona visione!

http://www.youtube.com/watch?v=XAjeBshr0pc&eurl=

http://www.vlasvlasvlas.com.ar/

Sogni in piazza - F. Rossetti

A volte i viaggiatori si fermano stanchi e riposano un poco in compagnia di qualche straniero. Chissà dove ti addormenterai stasera e chissà come ascolterai questa canzone. Forse ti stai cullando al suono di un treno, inseguendo il ragazzo gitano con lo zaino sotto il violino e se sei persa, in qualche fredda terra straniera ti mando una ninnananna, per sentirti più vicina.

Modena City Ramblers - “Ninnananna” dall’album Riportando tutto a casa

Anche inchiostro qualche volta si stanca.

QuadriLa mia vita di coppia. in questo momento Ale sta facendo i piatti e si lamenta che sono troppi, riporto la frase che mi ha appena detto:”Tesoro, ma erano due giorni che non FACEVi i piatti!”.

Ho voluto sottolineare apposta il verbo “fare” coniugato alla seconda persona singolare (TU) scrivendolo in stampatello, proprio per sottolineare il valore “maschilista” (o maschilistico?) di suddetta frase… Esaminiamola:

TESORO: tenero vezzeggiativo che le coppie si dedicano prima di ogni ordine perentorio e/o “tirata d’orecchie” rivolti al compagno. Si comincia una frase sempre con una parolina dolce per cogliere il diretto interessato alla sprovvista, in modo da fargli pensare:“Oh, che dolce, mi ha chiamato tesoro, quindi mi starà per dire una cosa molto romantica…”, illusi…
MA ERANO DUE GIORNI: ho voluto mettere insieme queste parole, proprio per far risaltare l’alto valore temporale che si dà ai discorsi, più giorni sono passati dall’ultima azione presa in esame, più grande è la gravità del fatto.

CHE (Tu) NON FACEVI: ora si capisce più o meno dove il compagno vuole andare a parare, al “NON FACEVI”. Negazione che ti coglie di sorpresa, oddio, ora cos’è che non ho fatto? La lavatrice? No, impossibile, non c’è l’ho ancora. Passare l’aspirapolvere? Accidenti, forse è quello…

I PIATTI: definizione e circoscrizione del problema, i piatti.

Ale ha finito di lavare i piatti. E’ stanchissimo, si siede esausto alla sedia della sua scrivania e dice con un filo di voce: “Ohhh che stanchezza, ho fatto duecento chili di piatti, tesoro”.

Tranquilli, non c’è nessun problema. Il rimedio è un bel bacio, dato con passione al vostro eroe - lavapiatti e tutto si sistema, per ricompensarlo dalla faticaccia appena svolta: una montagna di piatti.

Intanto la nuova casa cresce e si riempie: oggi abbiamo attaccato una mensola (provocando un buco grosso quanto la breccia di Porta Pia, subito ridimensionato con del gesso) e quattro quadri di dimensionie una diversa dall’altra come le cornici.

Però la soddisfazione è tangibile. Volevo fare una foto all’opera, ma le batterie della macchina fotografica sono scariche.

Che altro dire? Sto benissimo. E vivo con una persona meravigliosa che sicuramente mi farà una grossa pernacchia non appena leggerà queste considerazione, ma ormai mi conosce e capirà che è tutto uno scherzo…

Alla prossima.

Posted in Incantevole at 10:16 am | (Nessun Commento)

Guccini sbarbatoConoscete tutto del cantautore di Pàvana?

23 orizzontale.

Le ultime quattro lettere di quella cosa che, se mandata, anni fa avrebbe permesso di partecipare alle estrazioni di Aureolissima.

Se avete risposto a questa domanda, potete fare il complicato Cruciverba dedicato a Francesco Guccini per i fan più accaniti e gli appassionati enigmisti.

Il “Gucciverba” lo trovate a questo link

Consiglio di visitare il sito su cui è stato pubblicato il cruciverba: una sgangherata pagina di fil di ferro e spago dedicata a Francesco

Posted in Penna e matita at 8:02 pm | Comments (5)

Sulla lumacaSto scrivendo con una gatta nera seduta sulle mie gambe, coperte da calze a strisce colorate. Nina mi guarda, ogni tanto mi annusa e spia le mie dita che scorrono sulla tastiera. Accanto a me c’è Ale, che tamburella con le dita sul tavolo, mentre visita siti che parlano di tecnologie nuove ed avanzate, che solo lui ed altri pochi eletti capiscono.

Ora questa è la mia nuova vita.  E la adoro.
Nina fa le fusa, ha bisogno di coccole. Anche questo blog ha bisogno di un po’ d’attenzioni, è da tanto che non gli dedico un po’ del mio prezioso tempo. Ho voglia di scrivere, ma mi mancano gli argomenti, cioè la verità è che vorrei tenermi sempre tutto stretto. E’ questa la ragione. Mi mancano gli argomenti da voler condividere con tutto il resto del mondo… Condivido poche cose con chi mi sta accanto, sono gelosa di tutto ciò che è mio.

E’ un limite, ma non lo considero un difetto. E’ la parte più forte e dura del mio carattere, è quella che non si scalfirà mai. E’ quella che non mi farà mai tornare indietro, mai.

E’ un limite, ma non lo considero un difetto.

Nina continua a guardarmi… Ora si è alzata, osserva come un falchetto cosa fa Ale e muove la coda da una parte e dall’altra.

E’ appena passato un mese davvero intenso. Ho lavorato alla Festa del Cinema di Roma come tutor Unicef, cioé come ragazza tuttofare che accompagnava i bambini della giuria letteraria di “Alice nella città” per tutto l’auditorium tra incontri con star del cinema, scrittori e altro…

La cosa positiva di tutta questa esperienza? Ho fatto un elenco:

- Avere i biglietti gratis per le proiezioni
- Avere il libro “Arthur e il popolo dei Minimei” autografato dall’autore: Luc Besson! Sì!
-  Aver visto film e cortometraggi per bambini molto belli, come: “Je m’appelle Elisabeth”, “La Grua y la Jirafa”…
- Esser stata chiamata dall’Unicef per questo lavoro
- Aver lavorato insieme a persone molto stimolanti (mi riferisco agli altri tutor che per 8 giorni hanno corso insieme a me da una parte all’altra dell’auditorium)
- Aver capito che l’erba del vicino NON è sempre più verde…

A presto, lo prometto

La bollaAlice Cascherina faceva le bolle di sapone. A un tratto forse soffiò troppo forte, fece una bolla più grossa delle altre e ci cadde dentro con tutta la cannuccia. La bolla sorpassò la ringhiera, il vento la spinse in alto e sarebbe andata a scoppiare contro la grondaia se Alice, buttandosi tutta dall’altro lato, non l’avesse costretta col suo peso a deviare.

“Meno male che è una bolla dirigibile, - pensò Alice per consolarsi - e meno male che a quest’altezza non ci sono farfalle”.
Poco prima, infatti, aveva visto una farfalla e una bolla scontrarsi, e la bolla si era dissolta. A quell’altezza, però, volavano le rondini, perchè si avvicinava la sera ed era l’ora, per loro, di fare provvista di moscerini.

“Speriamo che non mi prendano per una zanzara”, pensò Alice con un po’ di batticuore.

La bolla oscillava pigramente tra un tetto e l’altro. Alice potè vedere distintamente la nonna, uscita sul balcone a cercarla. Povera vecchietta: si sporgeva dalla ringhiera e guardava in giù, forse temendo che Alice fosse caduta in strada.

“Nonna! Nonna - chiamò Alice. Le pareti della bolla tremarono pericolosamente. - Qua bisogna parlare piano. Uno strillo potrebbe causare un’esplosione o un naufragio”.

Il mondo, là dentro, appariva più colorito, ed ogni cosa era fasciata almeno da un arcobaleno, se non da due. Alice si guardò la mano, e anche la mano aveva al dito un arcobaleno piccolo come un anello.

“Dove andrò? Dove andremo? Dove vanno le bolle di sapone, quando non cadono e il vento le porta via?”. Non andarono tanto lontano: la bolla si posò sul terrazzo di una villetta di quattro piani, e posandosi scoppiò. Alice venne fuori: qualche goccia di saponata sulla punta delle scarpe era tutto quel che restava della bella bolla di sapone.

Sul terrazzo non c’era nessuno, solo dei panni stesi ad asciugare, in fila su tante corde, e un gatto che si crogiolava agli ultimi raggi del sole tra le antenne dei televisori.

Alice cercò la porta delle scale, scese e tornò a casa.

Gianni Rodari, Bolle di sapone.

Cliccando sull’immagine si andrà alla pagina da cui ho preso la fotografia.

Casa dolce casaSignore e signori! Sono lieta di annunciare a tutto il mondo che inchiostro andrà a vivere da sola e ripeto da “SOLA”…cioé…con il suo ragazzo, in una casa bellissima! Sono emozionatissima! Mentre scrivo queste poche righe mi prendo delle pause, cioé…comincio a girare per tutta la stanza, vado verso la finestra, scosto la tendina, guardo fuori, richiudo la tendina, faccio un altro giro per la stanza, mi risiedo alla scrivania e continuo. Dove eravamo?

In momenti come questi, credo che la frase che più mi si addica sia:” HO LE FORMICHE NELLE MUTANDE!”.
Cercate di capirmi, non succede tutti i giorni una cosa simile! Sto andando a convivere, sto per avere una casa tutta mia, cioé…mia e del proprietario che ogni mese si prenderà
500,00 €…

E’ una casa meravigliosa! Ha tantissime finestre, ha due balconi grandi, su cui Nina (la
gatta nera di Ale) potrà passeggiare in piena libertà!

Prima di entrare bisognerà farle qualche lavoretto, quindi prima di novembre non ci potremo abitare, ma saprò aspettare. Avrà bisogno di una pitturata alle pareti, di una lavatina e poi sarà come nuova e pronta ad accoglierci!

Non riesco a stare seduta, scusate ma proprio non ce la faccio, torno alla finestra…

Aiuto, ohimè, che bello, che emozione, EVVAI!

Vi voglio bene, a tutti, ciao!

Posted in Penna e matita at 8:41 am | Comments (7)

CasettaSono nella mia camera. Per la precisione mi trovo rannicchiata nel mio letto accogliente. Sono sedici anni che questa stanza, al secondo piano di una villetta a schiera, é la mia camera. E forse tra poco, la lascerò.

Voglio vivere insieme alla persona che amo.
Voglio addormentarmi con lei accanto.

Sono stufa dei finesettimana cortissimi, della domenica sera passata in macchina a tornare a casa.Sono ormai tre anni che stiamo insieme e credo sia giunto il momento di fare una scelta. Vitale.

Tutto sta accadendo in fretta, forse gli eventi corrono così tanto che a malapena riesco a stargli dietro. In sole due settimane é capitata una casa disponibile, dove l’ho sempre immaginata, tutta o quasi arredata e di proprietà di una persona che di noi due, giovani e senza soldi, si fida.

Capirai…quale agenzia avrebbe fatto firmare un contratto per un affitto da circa 500 euro ad una coppia di ragazzi con una sola busta paga che di euro ne aveva solo 700?

Voglio vivere insieme alla persona che amo.
Voglio addormentarmi con lei accanto.

La casa c’é. Ora cominciano i conti, fatti su foglietti svolazzanti, fatti con disordine ed apprensione. Si ragiona sulle spese e sulle entrate a fine mese. E qui, l’amore, purtroppo c’entra poco.

Mi sono anche pentita di essere andata in vacanza. Potevo risparmiare!

Conto le monetine che messe le une sulle altre potrebbero farci arrivare alla fine del mese.
Luce, gas, telefono, acqua, rifiuti…
Assicurazione e bollo e benzina per la macchina…
Abbonamento per i mezzi pubblici, spesa, affitto…

Voglio vivere insieme alla persona che amo.
Voglio addormentarmi con lei accanto.

Cerco i tuoi occhi, amore mio. Sono spaventati quanto i miei…

Ti prometto l’armonia di una casa calda tutta per me e per te, tutta per Nina, che ama stare appollaiata sul davanzale della finestra.

Sto cercando solo questo, ma é più difficile di quanto immaginavo.

E’ la paura di trovare lavori che non ci piacciono ma che dobbiamo fare solo per arrivare alla fine del mese. Anche questa paura ci frena.

Che dobbiamo fare?